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Il consumo di carbone nell'Ue diminuisce ma ancora non scompare

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Di Alessio Dell'Anna & Mert Can Yilmaz
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Germania, Polonia e Serbia rimangono i "polmoni neri" d'Europa: è in questi Paesi che vengono bruciate ancora grandi quantità di lignite, la fonte fossile in assoluto più dannosa per il clima

La produzione e il consumo di carbone nell'Unione europea sono scesi ai minimi storici. Nel 2024, la prima è scesa a 242 milioni di tonnellate, secondo i dati Eurostat. Il che rappresenta un calo del 12 per cento rispetto al 2023, anno nel corso del quale già si era registrata una contrazione.

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Il carbone sceso al 12 per cento nel mix energetico europeo

Allo stesso modo, il consumo ha fatto registrare un minimo storico, a poco più di 306 milioni di tonnellate: una dinamica che riflette la diminuzione dello sfruttamento della fonte fossile per la produzione di energia elettrica. Oggi il carbone rappresenta soltanto il 12 per cento nel mix energetico dell'Ue.

Se però la maggior parte degli Stati membri ha eliminato gradualmente la produzione di carbone, Bulgaria, Germania, Grecia, Ungheria, Romania e Slovenia continuano a estrarre la lignite, che rappresenta la variante più dannosa per il clima e meno efficiente. È la qualità meno "pura" ed è per questo necessario bruciarne molta di più per produrre lo stesso quantitativo di energia.

Una centrale a carbone a Belchatow, in Polonia, in un'immagine del 2018
Una centrale a carbone a Belchatow, in Polonia, in un'immagine del 2018 AP/Czarek Sokolowski

Quali Paesi europei utilizzano ancora la lignite

Quando si parla di consumo effettivo, occorre perciò sottolineare che quello di lignite è ancora doppio rispetto al carbone più efficiente (circa 200 milioni di tonnellate contro 110 milioni di tonnellate).

Un totale di undici Stati membri - tra cui Spagna, Italia, Irlanda, Finlandia, Svezia e Portogallo - oltre a Norvegia e Moldavia, sembrano averla eliminata gradualmente. Di contro, però, la Germania continua a bruciarne grandi quantità: 92 milioni di tonnellate nel 2024, più di qualsiasi altro Paese membro e di quasi tutti gli Stati confinanti extra-Ue.

Quando Germania, Polonia, Grecia e altri Paesi si libereranno del carbone?

La Germania ha pianificato di eliminare il carbone più efficiente entro il 2036 e la lignite entro il 2038, mentre la Polonia continuerà a utilizzare il combustibile fossile fino al 2049.

Paesi come la Repubblica Ceca, la Bulgaria e la Romania hanno proposto piani per porre fine all'uso nel 2030, ma finora senza adottare alcuna decisione giuridicamente vincolante, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente. Francia, Italia e Spagna potrebbero dire addio alla fonte entro il 2030.

La Grecia potrebbe farlo anche prima, secondo una nuova tabella di marcia che punta a completare l'uscita entro il 2028. Atene è pronta a versare "miliardi di euro nelle aree dipendenti dal carbone per aiutarle nella transizione verde", in un processo sostenuto dalla Banca Mondiale.

Secondo l'organizzazione non governativa Beyond Fossil Fuels, altri Paesi europei hanno smesso di utilizzare il carbone per la produzione di energia elettrica - tra cui Regno Unito, Belgio, Austria, Svezia e Irlanda - anche se alcuni potrebbero ancora ripristinarlo marginalmente per altri scopi, come il riscaldamento.

Le forniture di carbone della Russia sono state azzerate

La guerra in Ucraina ha portato a un significativo rimescolamento tra i principali fornitori di carbone dell'Ue. Le importazioni di carbone russo sono crollate del 98 per cento tra il 2021 e il 2023, a seguito del divieto imposto da Bruxelles.

Gli ultimi dati Eurostat disponibili (2023) mostrano che il 90 per cento delle importazioni di carbon fossile proviene da soli cinque Paesi: Australia, Stati Uniti (soprattutto), Colombia, Sudafrica e Kazakistan. Circa il 67 per cento del carbone utilizzato in Europa è importato.

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