Un'azienda francese di riciclo vuole rilanciare i propri affari e ridurre l'impatto dell’inquinante industria tessile rimettendo ai piedi delle persone scarpe da ginnastica destinate alla spazzatura.
Sono lontani i tempi in cui indossare un paio di scarpe da ginnastica significava non poter mettere piede in certi locali eleganti, nemmeno pagando.
Oggi le scarpe da ginnastica sono ai piedi di giovani, adulti e anziani: sono diventate onnipresenti in quasi tutti gli ambiti della vita quotidiana.
Così, quando le vostre calzature preferite arrivano apparentemente a fine corsa, per un'azienda a est di Parigi questo è il punto di partenza di un vero e proprio nuovo business.
Ogni settimana arrivano centinaia di sneakers usate in un laboratorio della capitale francese, dove il personale deve porsi una domanda semplice: questa scarpa si può salvare?
Ed è qui che entra in gioco SneakCœurZ.
L'organizzazione senza scopo di lucro seleziona le scarpe per stabilire quali possono essere rivendute, ridistribuite o scartate.
Mohamed Boukhatem, direttore generale e cofondatore dell'azienda, racconta che lo scorso anno hanno rivenduto 2.000 delle 30.000 paia di scarpe da ginnastica raccolte e che ora vogliono fare un salto di scala.
«Nei prossimi tre anni l'obiettivo è triplicare, se non quadruplicare, questi volumi e passare a una scala industriale», afferma Boukhatem. «Oggi, nel settore delle sneakers, non esiste un progetto di queste dimensioni. Siamo gli unici in grado di industrializzare sia i processi sia la raccolta delle sneakers destinate al riuso».
Inoltre, la realtà non profit fa sapere di aver ridistribuito oltre 7.000 paia a persone in difficoltà e di aver contribuito a creare 19 posti di lavoro.
Il lavoro del gruppo mette in luce un problema di rifiuti in crescita a Parigi, considerata uno dei principali centri mondiali della moda e del lusso.
Refashion, l'eco-organizzazione per abbigliamento, biancheria per la casa e calzature approvata dal governo francese, afferma che nel 2024 nel Paese sono stati venduti 259 milioni di paia di scarpe.
Sostiene però che solo circa un terzo dei tessili e delle calzature usati viene raccolto in modo separato, mentre gran parte del resto resta chiuso negli armadi o finisce nei rifiuti domestici.
Nel laboratorio di Champs-sur-Marne, i dipendenti di SneakCœurZ esaminano le scarpe usate e verificano quali possono essere recuperate.
Le paia che superano la selezione vengono pulite dalla suola in su, disinfettate all'interno e, in alcuni casi, sbiancate con luce UV prima di tornare in circolazione.
«Sono gli elementi strutturali della scarpa a determinare se possiamo rimetterla a nuovo oppure no», spiega il responsabile del laboratorio Paul Defawes Abadie.
«Una chiusura in velcro danneggiata non è un ostacolo. Un laccio non è un ostacolo. Lo sporco non è mai un ostacolo», afferma. «Ciò che conta davvero è l'usura dei materiali strutturali, in particolare della suola esterna».
Passi avanti
La Francia ha cercato di rispondere al problema dei rifiuti della fast fashion non solo a parole ma anche con le leggi.
La legge anti-spreco del 2020 impone che i beni non alimentari invenduti siano riutilizzati, donati o riciclati, anziché distrutti.
Nel novembre 2023 le autorità hanno introdotto un bonus statale per le riparazioni di abiti e scarpe. Parallelamente, il Parlamento sta ancora lavorando a una proposta di legge per ridurre l'impatto ambientale dell'industria tessile.
La posta in gioco è altissima, dato che l'industria tessile e dell'abbigliamento è tra le più inquinanti al mondo.
Secondo le Nazioni Unite, il settore della moda e dei tessili è responsabile fino all'8% delle emissioni globali di gas serra. Il Parlamento europeo ha indicato che nel 2020 i tessili sono stati la terza principale fonte di degrado delle risorse idriche e di uso del suolo nell'Unione europea.