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Polyester: il nuovo insulto della Gen Z e perché è una buona notizia

"Polyester": il nuovo insulto preferito della Gen Z (e perché è una buona cosa)
"Polyester": il nuovo insulto preferito dalla Gen Z (e perché è una buona notizia) Diritti d'autore  Canva
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Di David Mouriquand
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Che cosa significa il nuovo insulto virale della Gen Z e che cosa rivela delle sue preoccupazioni?

'Rizz', 'Delulu', 'Locked In', 'Glow Up', 'FRFR', 'Aura Farming'...

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Tenere il passo con l’ultimo gergo della Gen Z può essere complicato. Non è certo una novità che ogni generazione sviluppi il proprio linguaggio e le proprie espressioni; la differenza con la Gen Z e la Gen Alpha sta nella velocità. Il loro slang può passare da nicchia a fenomeno virale globale in pochi giorni grazie ai social media e, se non sei aggiornato sull’ultima espressione, rischi di finire con lo status di "Unc" – abbreviazione di "uncle", zio, usata per prendere in giro chi viene percepito come poco cool e fuori dal giro delle tendenze.

(A proposito, "FRFR" sta per "For Real, For Real", ovvero "davvero, davvero".)

L’ultimo termine che sta diventando virale su TikTok e sulle varie piattaforme social è "polyester".

Non si riferisce direttamente al polimero sintetico (o forse sì?), ma è diventato un nuovo modo per definire qualcosa di generico, non autentico o addirittura forzato.

Un momento che sembra spontaneo ma in realtà è accuratamente messo in scena? Polyester.

Una scusa pubblica che suona falsa? Polyester.

Un influencer talmente irritante da far venire il mal di testa, che finge entusiasmo e sincerità mentre cerca di rifilare merchandising a buon mercato o un prodotto che è obbligato a promuovere da contratti di sponsorizzazione? Polyester. Anzi, "Polyester Prince".

Avete capito. Per voi Millennial che da anni sopportate tutto questo, è l’equivalente di definire qualcosa "basic"; ma la versione Gen Z è più stratificata di quanto sembri.

Prima di diventare la scorciatoia per smascherare la falsità e lanciare frecciatine, "polyester" descriveva uno stile di fan edit su TikTok: montaggi con clip di personaggi come Spider-Man, sovrapposti a immagini lampeggianti e frenetiche.

Poi è arrivato un TikTok virale con un diciottenne che condivideva la sua visione della vita adulta dei sogni.

"Voglio svegliarmi alle 6 del mattino nel mio attico a New York City, fare studio della Bibbia con i ragazzi prima di ogni altra cosa, aprire un yerba mate biologico e andare a correre la mattina a Central Park... Occhiali anti luce blu, deep work, house music, locked in. Non farò nemmeno metà del lavoro perché il mio agente Claude starà lavorando in automatico sullo sfondo mentre io pranzo..."

Il web ha subito etichettato questa clip costruita dall’algoritmo, che aspira disperatamente a essere d’ispirazione, come "polyester" o "Polyester lifestyle".

@problemsolver150

The Industrial Revolution and it’s consequences

♬ original sound - problemsolver Ⓐ

C’è poi la scelta proprio di una parola legata ai tessuti, che non è casuale.

Rimanda alla reazione contro la fibra sintetica più prodotta al mondo.

Le generazioni più giovani non cercano solo di prendere le distanze dai brand di moda che propongono capi perfetti online ma pessimi nella vita reale (IRL) e poco durevoli; reagiscono anche all’impatto disastroso del poliestere sull’ambiente, dato che la fibra non è biodegradabile e rilascia microplastiche.

Molti creatori online promuovono l’idea di ripulire il guardaroba da tessuti sintetici e di massa, a dimostrazione che non si tratta solo di una reazione contro i modelli di ultra fast fashion (da cui nasce la frecciatina di tendenza "It gives Shein"), ma di un desiderio crescente di essere più attenti all’ambiente.

In un quadro più ampio, la popolarità di "polyester" indica che le generazioni cresciute online si stanno svegliando di fronte alla natura poco sincera di influencer, aziende e politici che cercano di ingannarli con slogan generici e promesse deboli.

Troppo azzardato? Non proprio, perché "polyester" non è spuntato dal nulla. Arriva dopo altri termini virali come "Larping", "Slop", "Performative Male", "Industry Plant" e, sì, "FRFR" – tutti concentrati sull’autenticità e sul mettere alla berlina ciò che è falso.

Mentre molte generazioni più anziane alzano gli occhi al cielo davanti all’ennesima espressione destinata a sparire domani, "polyester" è un’ulteriore prova del sano e crescente senso di diffidenza della Gen Z verso tutto ciò che appare artificiale. Il loro bisogno di autenticità – soprattutto in un’epoca in cui l’IA viene usata a tal punto da rendere sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è – mostra una promettente intolleranza verso l’ipocrisia che prospera sui social media.

Puoi considerarti ufficialmente non-Unc.

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