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Le tensioni Usa-Iran spingono il petrolio al rialzo, la Fed potrebbe alzare i tassi

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La raffineria di Fos-Lavera, vicino a Marsiglia, nel sud della Francia, mercoledì 11 marzo 2026
La raffineria di Fos-Lavera, vicino a Marsiglia, nel sud della Francia, mercoledì 11 marzo 2026 -  Diritti d'autore  AP/Philippe Magoni
Diritti d'autore AP/Philippe Magoni
Di Angela Barnes
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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I prezzi del petrolio sono cresciuti ancora lunedì mattina, con le tensioni in Medio Oriente che secondo gli analisi aumentano le possibilità di un ritocco dei tassi al rialzo da parte della Federal Reserve

Le Borse asiatiche hanno chiuso in territorio negativo lunedì 31 agosto, dopo che le dichiarazioni dai toni aggressivi del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh hanno spinto i mercati a temere un rialzo dei tassi negli Stati Uniti. Intanto, i prezzi del petrolio sono balzati in seguito a una nuova escalation militare nella guerra tra Stati Uniti e Iran.

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Con un aumento dei prezzi che resta elevato, soprattutto a causa dei costi dell'energia, la banca centrale statunitense è infatti sotto pressione per intervenire. Il rifiuto di Warsh di fornire indicazioni precise ha alimentato la sensazione di incertezza. Ma in un discorso molto atteso al simposio di Jackson Hole, che riunisce banchieri centrali ed economisti nel Wyoming, ha lasciato pochi dubbi agli operatori sulla sua disponibilità ad aumentare il costo del denaro.

Il presidente della Fed ha infatti dichiarato: "Dobbiamo essere certi che l'inflazione di fondo stia convergendo verso il nostro obiettivo, in modo chiaro e sufficientemente rapido. Altrimenti, abbiamo ancora del lavoro da fare". Ha quindi definito "preoccupante" l'impennata dei prezzi, con l'indice attualmente al 3,7% (quasi il doppio rispetto all'obiettivo del 2% della Fed). E ha aggiunto che gli riesce difficile descrivere le attuali condizioni finanziarie come "restrittive": un segnale che nuovi rialzi dei tassi possano essere appunto all'orizzonte.

Tuttavia, Warsh non ha confermato ancora la decisione. Venerdì i tre principali indici di Wall Street hanno chiuso in ribasso. I rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a breve termine, che riflettono le attese sulla politica monetaria, hanno segnato rialzi e il dollaro si è rafforzato sulle altre valute. L'oro, che beneficia di tassi più bassi, è al contempo sceso.

L'Asia ha seguito una traiettoria simile, con i titoli tecnologici – che dipendono dal credito per finanziare gli ingenti investimenti nell'intelligenza artificiale – in testa ai ribassi. Tokyo, Seul, Hong Kong, Shanghai, Taipei e Giacarta hanno chiuso tutte in calo, mentre Singapore e Wellington hanno registrato rialzi lievi.

Gli investitori guardano ai dati su disoccupazione e inflazione "core"

L'attenzione si sposta ora su una serie di dati di particolare importanza, che saranno pubblicati nelle prossime due settimane, prima della decisione della Fed: questa settimana sono attesi i valori sulla disoccupazione, la prossima quelli sui prezzi al consumo.

"Se il dato sul lavoro dovesse risultare in linea con le attese e non offrire alla Fed particolari spunti di intervento, il dato sull'inflazione core della prossima settimana diventerà il principale elemento per orientare le aspettative dei mercati sulla Fed", ha osservato Chris Weston del broker australiano Pepperstone. "La volatilità intorno a tassi, valute e azioni potrebbe quindi essere significativa".

La battaglia della Fed contro l'inflazione è stata ostacolata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Dopo essere scesi per buona parte della scorsa settimana, lunedì questi ultimi sono tornati a credcere, un giorno dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato di aver colpito dei lanciarazzi iraniani su una piccola isola nello stretto di Hormuz, nel primo attacco alla Repubblica islamica da un mese.

Il raid ha spinto Teheran a rispondere colpendo obiettivi militari statunitensi in Giordania. Uno scambio reciproco giunto in un memento in cui le ostilità sembravano attenuarsi.

Le nuove tensioni Usa-Iran spingono il petrolio al rialzo

Lunedì entrambe le principali quotazioni del greggio sono salite di oltre il 2%. La notizia ha riacceso d'altra parte i timori sul conflitto, mentre i tentativi di avviare colloqui di pace sembrano in stallo. E lo stretto – da cui transita un quinto del petrolio e del gas mondiali – resta in gran parte chiuso.

In questo mese funzionari statunitensi hanno promesso di portare l'Iran "all'asfissia economica" per costringerlo a riaprire la via marittima. "Lo stretto di Hormuz torna a minacciare di impedire la discesa dei prezzi del petrolio, proprio mentre Warsh sembra porre un tetto alla pazienza che i mercati hanno finora attribuito alla Fed", ha dichiarato Stephen Innes di Quintex Intel.

I flussi attraverso Hormuz sono in ogni caso aumentati in modo significativo rispetto al periodo di blocco totale. Ma le ultime notizie dimostrano quanto la situazione resti complicata, sia a livello geopolitico che per chi si occupa di trading.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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