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Via libera alla ricerca: l'Arca di Noè è in Turchia?

La forma del sito di Durupınar ricorda quella di una nave.
La forma del sito di Durupınar ricorda una nave. Diritti d'autore  Wikimedia Commons
Diritti d'autore Wikimedia Commons
Di Cagla Uren
Pubblicato il
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Il racconto dell’Arca di Noè afferma che, dopo il grande diluvio, l’imbarcazione si sarebbe posata sui «monti di Ararat». Il principale motivo dell’interesse per la Formazione di Durupınar è che, da lontano, la sua forma ricorda una grande nave

Nella zona montuosa dell’est della Turchia, presso la Formazione Durupinar, prende avvio una nuova e più approfondita fase di indagini su uno dei siti archeo-geologici più discussi degli ultimi decenni, spesso associato all’ipotesi che possa nascondere i resti dell’Arca di Noè.

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Un gruppo di ricercatori indipendenti, attivo da anni nell’area, ha annunciato di aver ottenuto le autorizzazioni necessarie per condurre quella che viene definita la più completa campagna di analisi mai realizzata sul sito. L’obiettivo è chiarire la natura della caratteristica formazione a forma di imbarcazione, da tempo al centro di un acceso dibattito tra sostenitori dell’ipotesi “arcaica” e la comunità scientifica.

Secondo il team, le nuove indagini faranno ampio uso di tecnologie avanzate: sistemi di imaging ad alta risoluzione, telerilevamento, georadar e un robot specializzato in grado di esplorare e mappare le cavità sotterranee. Il dispositivo, chiamato “Gopher”, dovrebbe consentire una ricostruzione dettagliata di ciò che si trova sotto la superficie senza ricorrere a scavi estesi.

Il sito, scoperto in epoca moderna intorno alla metà del Novecento e situato circa 30 chilometri a sud del monte Ağrı, è noto per la sua forma allungata che ricorda una grande nave. Questa caratteristica ha alimentato nel tempo il paragone con le dimensioni dell’Arca descritte nei testi sacri, secondo cui l’imbarcazione sarebbe stata lunga circa 157 metri.

Il gruppo di ricerca sostiene di aver individuato, tramite georadar, possibili anomalie sotterranee: strutture angolari, cavità e zone interpretate come possibili ambienti interni. A ciò si aggiungono analisi del suolo che mostrerebbero differenze chimiche tra l’interno e l’esterno della formazione, interpretate dai ricercatori come potenziali tracce di materiale organico decomposto.

Tuttavia, queste ipotesi restano controverse. La comunità scientifica continua a considerare la formazione un fenomeno naturale, modellato da processi geologici ed erosivi, e sottolinea l’assenza di prove definitive che supportino l’ipotesi dell’Arca.

La nuova fase di studio punta quindi a fornire dati più solidi e verificabili. I primi risultati verranno diffusi progressivamente, man mano che le analisi verranno completate, ma il dibattito sul sito sembra destinato a restare aperto ancora a lungo.

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