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Nella baia di Cadice si trova una nave italiana affondata da Francis Drake nel XVI secolo

La baia di Cadice
La baia di Cadice Diritti d'autore  Antonio García Prats
Diritti d'autore Antonio García Prats
Di Cristian Caraballo
Pubblicato il
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I ricercatori hanno recuperato il relitto della nave San Giorgio e Sant'Elmo Buonaventura, affondata durante l'attacco britannico al porto di Cadice. Il relitto ha conservato cibo, coloranti americani e DNA delle malattie dell'equipaggio.

Un team multidisciplinare di undici ricercatori ha ricostruito l'affondamento di una nave italiana che giaceva ad appena otto metri di profondità sotto il fango della baia di Cadice. Si tratta della San Giorgio e Sant'Elmo Buonaventura, una delle 30-35 navi che il pirata inglese Francis Drake distrusse nel porto di Cadice il 29 aprile 1587, su espresso ordine della regina Elisabetta I d'Inghilterra.

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I risultati dello studio, intitolato Scienze sperimentali in archeologia subacquea: il relitto Delta II (San Giorgio e Sant'Elmo Buonaventura), sono stati possibili grazie alla combinazione di genomica, dendroarcheologia, paleobiologia, fisico-chimica, archeologia e tecniche archivistiche. Lo spesso strato di fango che ricopriva i resti ha generato un ambiente anaerobico che ha preservato il materiale organico in un eccezionale stato di conservazione.

Un inventario del XVI secolo

Tra i reperti rinvenuti vi erano resti scheletrici di mucche, maiali, capre e polli, oltre al cranio di una donna di età compresa tra i 25 e i 35 anni con un impatto sulla fronte. Sono stati recuperati anche vasi sigillati contenenti olive in salamoia con capperi, foglie di alloro, rosmarino e origano.

L**'analisi del DNA estratto dall'interno dei barattoli** ha identificato agenti patogeni associati a polmonite e infezioni cutanee e respiratorie causate da Staphylococcus, fornendo nuove informazioni sulle malattie sofferte dall'equipaggio.

Immagine di un teschio ritrovato
Immagine di un teschio ritrovato IAPH

Cocciniglia di Oaxaca in barili di Baltico

Una delle scoperte più sorprendenti è stata quella di una serie di barili di legno contenenti una densa sostanza rossa, identificata dall'Università di La Laguna come Dactylopius coccus costa, l'insetto da cui si estrae la cocciniglia.

Questo colorante, proveniente dalla regione messicana di Oaxaca, era il terzo prodotto più ricercato nelle Americhe durante l'Età moderna. I barili, realizzati in legno baltico, sono stati tagliati tra il 1586 e il 1601, una data che coincide esattamente con quella del naufragio.

Lo studio è stato condotto da esperti dell'Istituto del patrimonio storico andaluso, della società di consulenza Tanit Gestión Arqueológica, del CSIC, della DendroResearch Wageningen (Paesi Bassi), della Società scientifica Aranzadi, dell'Università di La Laguna e della Stazione biologica di Doñana.

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