La Banca d'Inghilterra si allinea alla Fed e alla Banca del Giappone restando ferma, mentre la guerra in Medio Oriente fa salire il prezzo del petrolio e manda all'aria i piani di taglio dei tassi di primavera.
La Banca d'Inghilterra ha lasciato i tassi di interesse fermi al 3,75%, mentre la guerra in Iran e la chiusura di fatto da parte di Teheran dello Stretto di Hormuz spingono il prezzo del petrolio ai massimi da quattro anni.
La decisione di giovedì era ampiamente attesa, dopo che la Federal Reserve statunitense il giorno prima aveva scelto di mantenere i tassi invariati per la terza riunione consecutiva e la banca centrale giapponese aveva fatto lo stesso martedì.
Il Brent, il greggio di riferimento internazionale, è balzato brevemente oltre 126 dollari (108 €) al barile nella seduta di giovedì, il livello più alto dai giorni successivi all'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia, mentre gli operatori scommettono che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso a lungo.
In tempo di pace, circa un quinto del greggio mondiale transita da questo passaggio marittimo.
Prima dello scoppio della guerra, il 28 febbraio, i mercati finanziari si aspettavano che la Banca d'Inghilterra tagliasse i tassi, perché l'inflazione sembrava destinata a tornare in primavera verso l'obiettivo del 2%.
Il conflitto ha stravolto queste previsioni, facendo impennare i prezzi del petrolio e dell'energia.
Negli ultimi giorni i costi energetici sono tornati a correre, con l'aumentare dell'incertezza sul futuro dello stretto. L'inflazione nel Regno Unito è salita al 3,3% in marzo, il livello più alto da tre mesi, spinta dal forte aumento dei prezzi alla pompa dall'inizio della guerra.
I nove membri del Comitato di politica monetaria dovrebbero aver votato in larga maggioranza per il mantenimento dei tassi, con uno o due che potrebbero aver sostenuto un rialzo di un quarto di punto come mossa preventiva contro nuove fiammate inflazionistiche.
Secondo gli economisti, il comitato potrebbe lasciar intendere ulteriori aumenti se il conflitto in Medio Oriente, dove per ora regge un fragile cessate il fuoco, continuerà a spingere i prezzi verso l'alto.
Sandra Horsfield, economista di Investec, ha affermato che «le ripercussioni del conflitto si fanno ancora sentire in modo evidente e l'incertezza su come potrebbe evolversi la situazione resta elevata».
Potrebbero pesare più della decisione in sé le previsioni economiche trimestrali della Banca, pubblicate in contemporanea, e la conferenza stampa del governatore Andrew Bailey.
Le nuove stime, le prime da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l'Iran, dovrebbero alzare le proiezioni sull'inflazione e abbassare quelle sulla crescita.
La ministra delle Finanze Rachel Reeves, i cui piani sul caro vita sono stati messi in crisi dall'emergenza in Medio Oriente, ha dichiarato di essere pronta a sostenere famiglie e imprese, se e quando sarà necessario.