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Germania dimezza le stime di crescita del PIL dall'1% allo 0,5% per la guerra in Iran

La ministra dell'Economia tedesca Katherina Reiche durante una conferenza stampa al Ministero federale per l'Economia e l'Energia a Berlino, Germania, 16 aprile 2026
La ministra tedesca dell'Economia Katherina Reiche durante una conferenza stampa al Ministero federale per l'Economia e l'Energia a Berlino, Germania, 16 aprile 2026 Diritti d'autore  Bernd von Jutrczenka/dpa via AP
Diritti d'autore Bernd von Jutrczenka/dpa via AP
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Il governo tedesco ha ufficialmente dimezzato le stime di crescita economica per il 2026, citando il grave impatto degli shock energetici legati alla guerra in Iran. La revisione segnala un marcato raffreddamento della maggiore economia europea.

Mercoledì la ministra tedesca dell'Economia e dell'Energia, Katherina Reiche, ha annunciato un netto taglio delle previsioni di PIL, abbassando l'obiettivo di crescita per il 2026 allo 0,5%.

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Si tratta di una forte riduzione rispetto all'1% di crescita inizialmente previsto a gennaio. Un segnale di stagnazione prolungata per il motore economico dell'Eurozona.

Secondo gli ultimi dati diffusi dal governo tedesco, anche le prospettive per il 2027 sono state ridimensionate, con le previsioni di crescita portate allo 0,9% dal precedente 1,3%.

Questa conferma ufficiale arriva dopo giorni di speculazioni sulla tenuta del modello industriale tedesco di fronte all'escalation delle tensioni globali.

Fonti governative a Berlino hanno sottolineato che la revisione al ribasso era inevitabile e che il principale fattore di questa contrazione economica è la guerra in Iran, che ha innescato un pesante shock energetico in tutto il continente.

La Germania, grande polo industriale, è particolarmente sensibile alle oscillazioni del prezzo del petrolio e del gas naturale, entrambi schizzati verso l'alto dall'inizio delle ostilità.

Secondo i rapporti governativi, le ricadute della guerra in Iran hanno interrotto le catene di approvvigionamento e fatto salire il costo delle materie prime, mettendo in difficoltà gli esportatori tedeschi sui mercati internazionali.

L'incertezza legata al conflitto ha inoltre spinto molti investitori privati ad adottare un atteggiamento di attesa. Numerose aziende hanno deciso di congelare i principali progetti di espansione, temendo che un'ulteriore escalation regionale provochi ancora più volatilità sui mercati.

La mancanza di investimenti, unita alle bollette energetiche più alte che frenano i consumi interni, sta stringendo l'economia tedesca in una sorta di morsa.

L'Italia segue la Germania con correzioni di bilancio

La Germania non è l'unica grande potenza europea costretta a ricalibrare le proprie aspettative. Anche il governo italiano, mercoledì, ha deciso di rivedere al ribasso le sue previsioni economiche.

Roma ha ridotto la stima di crescita del PIL per il 2026 allo 0,6%, dal precedente 0,7%.

Le autorità italiane sottolineano che la guerra in Iran pesa enormemente sulla programmazione di bilancio, soprattutto perché il Paese resta molto esposto alla volatilità dei prezzi dell'energia.

«Non ci troviamo di fronte a circostanze normali, ma del tutto eccezionali», ha dichiarato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, riferendosi alla guerra in Iran.

«Purtroppo nelle prossime settimane i numeri dovranno probabilmente essere rivisti, corretti e aggiornati», ha aggiunto Giorgetti, sottolineando l'attuale incertezza che circonda le proiezioni.

Giorgetti ha inoltre indicato che il disavanzo di bilancio per quest'anno è ora stimato al 2,9% del PIL, contro un obiettivo precedente del 2,8%. Il deficit scenderebbe solo al 2,8% nel 2027, rispetto al traguardo del 2,6% fissato in precedenza.

In precedenza, sempre mercoledì, l'Istituto nazionale di statistica (Istat) ha confermato che nel 2025 l'Italia ha registrato un disavanzo di bilancio pari al 3,1% del PIL, facendo sfumare le speranze di Roma di uscire quest'anno dalla procedura disciplinare dell'UE per deficit «eccessivo».

Le revisioni al ribasso simultanee a Berlino e a Roma indicano una fragilità sistemica più ampia nell'area euro.

Mentre i settori a forte consumo di energia faticano ad adattarsi alla nuova realtà geopolitica, la prospettiva di una rapida ripresa economica in tutto il continente appare sempre più lontana.

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