La decisione del tribunale permette a Renata Cambra di restare nella sua tenda a Lisbona anche di notte: una vittoria per il movimento per il diritto alla casa, ma non è stata riconosciuta un'autorizzazione generalizzata a occupare la piazza
Lunedì, dopo che un tribunale le ha consentito di montare la sua tenda, Renata Cambra, che ha preso la guida delle proteste per il diritto alla casa a Lisbona, è stata fonte di ispirazione per i manifestanti, ma ciò non è bastato per dare vita a un nuovo accampamento nella Praça do Rossio.
Attraverso un'azione legale, la donna ha ottenuto una sentenza favorevole: la tenda non deve essere considerata un'occupazione illegale di suolo pubblico, quanto piuttosto un elemento strumentale e simbolico della protesta. La decisione è limitata però all'autorizzazione concessa alla singola manifestante che ha presentato il ricorso e, nel procedimento in questione, non è stata esaminata "la legalità di un'occupazione collettiva", né il riconoscimento di un diritto generale a erigere "tende nello spazio pubblico da parte di un numero indeterminato di partecipanti".
Il tribunale ha inoltre stabilito che il limite temporale fissato a mezzanotte e mezza per lo svolgimento di manifestazioni non è "assoluto e automatico", autorizzando Renata Cambra a rimanere dunque nella tenda anche durante la notte, a Praça do Rossio.
"Questo movimento non si arrende alla prima contrarietà”
La protesta potrà proseguire fino al 24 novembre 2026, data prevista per il voto finale sulla legge di bilancio per il 2027. Renata Cambra e il movimento Acampada de Lisboa considerano questa decisione una vittoria del diritto alla manifestazione. "Una cosa che si è avvertita molto oggi qui all'Assemblea popolare è la certezza che noi possiamo, qui, tutti insieme, ottenere vittorie concrete. E questa è la grande forza di questo movimento, che non è pronto a rinunciare alla prima contrarietà o dopo solo un giorno di lotta", ha dichiarato l'attivista.
La polizia, rappresentata soltanto da tre agenti con un garofano al petto, è parsa assente dalla zona nell'ultima notte, dopo i violenti scontri di domenica, a Lisbona e a Porto. L'intervento è culminato in cariche e lanci di oggetti, provocando oltre due decine di feriti tra manifestanti e agenti.
L'azione delle forze dell'ordine ha motivato una richiesta di chiarimenti del presidente della Repubblica, António José Seguro, al governo e alla Provedora de justiça, e l'annuncio di una denuncia penale, da parte di un avvocato, per abuso di potere contro il ministro degli Interni e il direttore della polizia. Da parte sua, il ministero ha sottolineato che la decisione del tribunale amministrativo sulle proteste per il diritto alla casa non valuta la legalità degli interventi della polizia e non riconosce il diritto generalizzato a installare tende nello spazio pubblico.
In un comunicato, il ministero guidato da Luís Neves ha affermato che la decisione "si circoscrive a una situazione individuale e concreta, limitata alla richiesta della ricorrente", che in questo caso è Renata Cambra. Lo stesso ministero ritiene inoltre che la decisione giudiziaria salvaguardi gli interventi della polizia in situazioni di pericolo.
Nuove proteste in programma
Una nuova protesta è stata, dopo il voto in assemblea popolare, fissata per questa notte, nonostante l'allestimento del mercatino di Natale sia previsto per questo martedì. I manifestanti assicurano che non lasceranno la piazza e, invece, sollecitano il sindaco di Lisbona, Carlos Moedas, a spostare le bancarelle altrove.
I manifestanti hanno inoltre approvato lo svolgimento di un incontro con il presidente della Repubblica dopo che la questo ha manifestato disponibilità in tal senso. La preparazione dell'incontro sarà affidata a un gruppo di lavoro, ma non esiste ancora una data definita.
Dal 10 ottobre nel Paese si susseguono manifestazioni per il diritto alla casa, che chiedono la revoca della nuova legge sugli affitti, la fine degli sfratti senza alternativa abitativa, un freno all'acquisto di abitazioni da parte dei fondi immobiliari, l'aumento dell'offerta di alloggi pubblici, il recupero di immobili sfitti per scopi abitativi e tetti "davvero accessibili" agli affitti.