Trasformare un tappeto in arte contemporanea e sostituire il pennello di un pittore con una siringa: sono solo alcuni esempi di come un fine settimana dedicato all’arte abbia offerto nuove forme di libertà creativa agli artisti riuniti a Baku.
Come può un tappeto trasformarsi in arte contemporanea? Cosa succede quando un pittore usa una siringa invece di un pennello? E in che modo una fotografia può cogliere bellezza e distruzione in un istante, quando l'occhio umano rischia di perdersi i dettagli?
Nel weekend artistico "Fly to Baku" queste domande hanno preso vita attraverso pittura, scultura, fotografia, arte digitale e cinema.
Artisti provenienti da tutta l'Azerbaigian e dall'estero hanno portato le loro opere in città, spaziando dai tappeti del Karabakh alla pittura sperimentale.
Temi e trame
La natura è stata uno dei temi centrali dell'evento.
I "Wild Five" del Caucaso, un'aquila imperiale orientale, un leopardo del Caucaso, lupi grigi, una gazzella gobba e un orso bruno, erano tutti presenti come richiamo alla ricca biodiversità della regione e per sottolineare l'importanza di proteggerli.
Dal tappeto del Karabakh alla Torre della Vergine
Per l'artista azerbaigiano Farid Rasulov, il punto di partenza è stata una forma d'arte applicata tradizionale, familiare a generazioni di persone nel Paese: il tappeto.
Nato a Shusha, Rasulov è cresciuto circondato dai tappeti del Karabakh, in particolare quelli decorati con immagini di animali, piante e natura.
Ha ridato nuova vita alla sua serie "Karabakh Carpets 2.0".
"Sono nato in Karabakh e fin da bambino giocavo su questi tappeti del Karabakh", ha detto. "Dopo tanti anni sono diventato un artista e ho deciso di creare nuovi tipi di questi tappeti."
Il suo lavoro ha portato un oggetto legato alla vita domestica quotidiana in un contesto di arte contemporanea. Per lui, la tradizione non è qualcosa da ignorare.
"La tradizione non è qualcosa di congelato nel passato, ma qualcosa che può evolversi e svilupparsi", ha spiegato.
La scultrice Aydan Salahova ha tratto ispirazione da uno dei monumenti più noti di Baku, la Torre della Vergine.
La sua installazione è tornata sulla leggenda di una giovane donna legata alla torre.
Invece di limitarsi a raccontare di nuovo la storia conosciuta, ha lasciato spazio all'immaginazione, immaginando una donna che vola via in cerca di libertà e di una vita propria.
"Questo progetto parla di scelta, di come vivere, di come trovare la libertà", ha detto Salahova.
Dividendo il suo tempo tra Italia e Azerbaigian, Salahova lavora con il marmo di Carrara in Italia e con la pietra calcarea locale Aglay in Azerbaigian.
"Materiali e texture diversi hanno bisogno di linguaggi diversi", ha spiegato, descrivendo come il carattere della pietra plasmi le sue sculture.
La metamorfosi del pennello
L'artista cinese Zhang Ji ha adottato un approccio non convenzionale alla pittura, usando siringhe invece dei pennelli tradizionali per applicare il colore sulle sue tele.
Le sue opere si ispirano anche all'architettura religiosa e ai modi in cui le diverse civiltà comprendono la verità. Nelle sue sculture compaiono motivi architettonici tratti da tradizioni religiose di tutto il mondo, senza mettere in rilievo una fede particolare.
Non si aspetta però che i visitatori analizzino ogni riferimento.
"Voglio solo che lo sentiate", ha detto.
Zhang vede l'arte come una forma di comunicazione che non dipende da una lingua condivisa.
"Persone di Paesi e culture diverse possono comprendere l'arte attraverso l'esperienza, non attraverso la traduzione", ha spiegato.
La natura si riprende gli edifici
L'artista olandese-canadese Ryan Koopmans ha trascorso del tempo a studiare cosa accade quando l'architettura umana viene lasciata alla natura.
Le sue immagini digitali mostrano edifici abbandonati che vengono progressivamente ricoperti di vegetazione, con alberi e piante che si riappropriano di spazi un tempo modellati dalle persone.
"Il messaggio che voglio trasmettere al pubblico è l'idea della natura ciclica del tempo", ha detto.
"L'architettura prende il posto del mondo naturale, poi la natura lentamente si riprende l'architettura e il ciclo continua."
Ha raccontato a Euronews che anche il paesaggio architettonico dell'Azerbaigian lo ha attratto.
È rimasto colpito dal modo in cui le influenze azerbaigiane, persiane, ottomane e dell'epoca sovietica si incontrano nei palazzi del Paese.
Il weekend ha proposto la fotografia come un'altra prospettiva su ciò che le persone vedono, e su ciò che altrimenti potrebbero non cogliere.
L'artista con base a Londra Ori Gersht ha usato la macchina fotografica per catturare attimi fugaci, oltre i limiti della percezione umana ordinaria. Il suo lavoro ha esplorato il rapporto tra bellezza e distruzione.
"Trovo che bellezza e distruzione siano interconnesse", ha detto.
"Ogni momento di distruzione è anche una potenziale nuova creazione."
Era particolarmente interessato a come la tecnologia ampliasse le possibilità della fotografia, permettendo alla macchina fotografica di rivelare dettagli che l'occhio umano non riesce a registrare.
La storia di un leopardo, raccontata attraverso il cinema
La regista Harriet Pratten ha portato sullo schermo la conservazione della fauna selvatica con "Europe's Last Leopard".
È arrivata per la prima volta in Azerbaigian più di dieci anni fa per filmare il leopardo del Caucaso nel Parco Nazionale di Hirkan.
Il documentario ha offerto al pubblico l'occasione di scoprire questo animale elusivo e le sfide alla sua sopravvivenza.
La difficoltà, ha spiegato, era riuscire a far interessare le persone a un animale che probabilmente non incontreranno mai.
"È difficile interessarsi a qualcosa che non puoi vedere", ha detto Pratten.
"Un film e il racconto visivo ci permettono di portare la storia del leopardo alle persone. Così possono capire quanto sia bello e che icona dell'Azerbaigian rappresenti."
Il documentario ha messo in luce anche la collaborazione tra Baku Art Weekend, IDEA e WWF Azerbaijan.
"Adoro proprio questa combinazione di arte, scienza e conservazione", ha detto.
La curatrice della mostra Lesley Gray ha riflettuto su ciò che gli animali possono rivelare sulla salute dei loro habitat.
"Oggi gli animali svolgono ancora un ruolo simile, ma come oracoli del futuro del nostro mondo, sono spesso il primo segnale di allarme del degrado ambientale", ha spiegato.
L'esposizione comprendeva ritratti di abitanti di Baku con i loro animali salvati, accanto a installazioni di grande formato e a opere interattive che utilizzavano la luce per esplorare il rapporto tra esseri umani e animali.
Baku sulla mappa internazionale dell'arte
Tra gli ospiti internazionali c'era Simon de Pury, banditore e curatore d'arte, la cui carriera nel mercato artistico internazionale è raccontata nel documentario "The Hammer", proiettato anch'esso durante l'evento.
Spesso descritto come il "Mick Jagger dell'arte", l'ex presidente di Sotheby's ha lavorato con artisti e collezionisti in tutto il mondo.
Ha colto il fascino di Baku nell'opportunità di scoprire qualcosa che va oltre il circuito internazionale dell'arte più conosciuto.
"Baku ha una scena artistica molto vibrante", ha detto.
Dietro le quinte dell'arte
Organizzato dalla Heydar Aliyev Foundation e da IDEA (International Dialogue for Environmental Action) Public Union, l'evento ha attirato anche visitatori internazionali interessati a scoprire la scena dell'arte contemporanea in Azerbaigian.
Goncha Darabzada, rappresentante della Heydar Aliyev Foundation, ha affermato che l'arte dovrebbe creare opportunità di "riflessione, partecipazione e connessione personale", soprattutto quando affronta temi come natura, responsabilità e futuro.
Laura Acosta, direttrice creativa e capo curatrice della piattaforma di arte contemporanea con sede a Barcellona "ARTTYCO", ha esplorato le mostre, incontrato gli artisti e condiviso le sue scoperte con un pubblico internazionale.
"Ciò che mi ha colpito di più è stata la diversità delle voci artistiche e il forte legame tra narrazioni personali, identità culturale ed espressione contemporanea", ha detto.
Il weekend artistico "Fly to Baku" non ha offerto una definizione unica di arte contemporanea.
Al contrario, ha dato ai visitatori la possibilità di incontrare tecniche inattese, rivisitare storie familiari e vedere il mondo da prospettive diverse.