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Serbia: inchieste penali e finanziarie contro il campo del presidente Vučić dopo la sconfitta elettorale

Manifesto elettorale danneggiato a Belgrado
Manifesto elettorale danneggiato a Belgrado -  Diritti d'autore  AP Photo/Armin Durgut
Diritti d'autore AP Photo/Armin Durgut
Di Ljubiša Ivanović
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Le conseguenze giudiziarie e finanziarie dopo sconfitta del partito di Aleksandar Vučić in Serbia alle elezioni parlamentari

Sono passati solo pochi giorni da quando il Partito Progressista Serbo, dopo 14 anni, ha perso il potere, e la Serbia è già stata scossa da due eventi drammatici. Da un lato è stato arrestato uno degli alti funzionari di polizia più influenti del Paese, Marko Kričak. Dall’altro, la banca centrale ha revocato la licenza operativa di una delle istituzioni finanziarie private di maggior successo dell’era Vučić, l’Alta Banka.

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Non ci sono prove che una delle due decisioni sia stata presa dalla nuova leadership politica, quindi sarebbe prematuro descriverle come conseguenze giuridiche dirette del risultato elettorale. Tuttavia, la tempistica non può essere ignorata. Il primo caso riguarda un uomo la cui ascesa è stata rapidissima nel precedente sistema, e il cui potere sembrava dipendere dalla sua vicinanza a quel sistema. Lo stesso si può dire dell’istituzione al centro dell’altro caso.

In ogni caso, le vicende di Kričak e dell’Alta Banka indicano lo stesso processo: è iniziata la disgregazione di quel sistema politico in cui la lealtà e l’accesso al centro del potere potevano tradursi in un’incredibile influenza istituzionale ed economica.

Il capo del servizio di polizia giudiziaria un tempo era commerciante di auto usate

La carriera di Marko Kričak è uno dei migliori esempi di quanto fossero spettacolari alcune carriere all’interno dell’apparato di sicurezza serbo durante l’era Vučić.

Kričak ha iniziato come commerciante di automobili, poi è entrato nei servizi civili di intelligence, l’Agenzia per la Sicurezza e le Informazioni, e in seguito al ministero dell’Interno. Con il tempo è diventato vice comandante, e nel luglio 2023 è stato nominato comandante dell’unità di polizia responsabile della protezione di persone e obiettivi sensibili, sigla serba JZO.

La sua ascesa è stata estremamente insolita. I critici non si limitavano a contestare il suo retroterra professionale, ma sottolineavano anche che Kričak non aveva seguito il corso di formazione di polizia che normalmente è richiesto a un ufficiale. Il ministero dell’Interno ha respinto parte di queste critiche. Comunque si giudichi la sua carriera tecnica, è certo che sul piano politico è diventato rapidamente una figura centrale.

Il presidente Aleksandar Vučić lo ha più volte elogiato pubblicamente, conferendo onorificenze a lui e alla JZO. Nel dicembre 2025 ha poi nominato il suo alleato alla guida della polizia criminale serba, l’UKP. Con questa nomina, Kričak è stato proiettato in una delle posizioni più importanti della gerarchia di polizia.

È stata una promozione straordinaria per un uomo che non si era fatto un nome con le tradizionali indagini criminali, ma per il modo in cui si era posto di fronte alle proteste in Serbia.

Il poliziotto diventato simbolo delle proteste studentesche

Kričak ha conquistato la notorietà nazionale durante l’ondata di proteste in Serbia. Sebbene la JZO non facesse parte delle unità di polizia incaricate dell’ordine pubblico, vari membri del reparto e lo stesso Kričak sono stati visti in strada durante le manifestazioni. L’unità è stata regolarmente accusata di usare forza eccessiva contro i dimostranti.

Una delle accuse più gravi è stata formulata da Nikolina Sinđelić. La studentessa ha accusato direttamente Kričak di averla picchiata e di averla minacciata di stupro. Secondo Sinđelić, tutto è avvenuto nel garage di un edificio governativo, dove era stata condotta dopo il fermo. Kričak ha definito false le affermazioni della giovane e in seguito l’ha citata in giudizio.

Uno studente arrestato durante una protesta a Jagodina ha a sua volta denunciato il modo in cui era stato trattato, e molti altri casi hanno riguardato non Kričak in persona, ma il funzionamento della JZO.

Per il momento queste restano accuse, che non vanno confuse con fatti accertati da un tribunale. Politicamente però hanno avuto un peso enorme. Kričak è diventato il simbolo di qualcosa di molto più grande di lui stesso: rappresentava il cambiamento per cui, mentre i manifestanti si radicalizzavano, una parte delle forze incaricate dell’ordine pubblico si trasformava in strumento di difesa dell’ordine politico.

E l’uomo il cui nome si era legato alla repressione delle proteste studentesche è stato presto posto a capo dell’unità che conduceva le indagini criminali più delicate del Paese, quando è stato nominato comandante dell’UKP.

Da allora è passato meno di un anno, e Marko Kričak è diventato il primo capo della polizia criminale serba a essere posto in stato di fermo.

Arrestato dai suoi stessi subordinati

L’arresto di Kričak è collegato all’indagine sull’omicidio di Aleksandar Nešović Baja. L’omicidio è avvenuto in un ristorante del quartiere Senjak, a Belgrado.

Secondo la Procura di Belgrado, Kričak e il capo del Servizio per l’applicazione della legge, Boško Sekulović, sono sospettati di aver abusato della loro influenza ufficiale tra il 12 maggio e il 3 giugno 2026. Gli inquirenti sostengono che, nell’ambito dell’indagine sul delitto, con abusi d’ufficio e omissione di atti dovuti abbiano violato gravemente i diritti di Veselin Milić, ex capo della polizia di Belgrado.

Giornalisti investigativi sono andati oltre, sostenendo che Kričak avrebbe partecipato alla falsificazione o manipolazione di prove, esercitando pressioni su testimoni e sospetti per far combaciare i fatti con una sequenza di eventi già prestabilita. Sono accuse pesanti, che alla fine dovranno essere valutate da un tribunale. Dal punto di vista politico, però, in un certo senso il verdetto è già stato emesso.

Kričak ha raggiunto il vertice della gerarchia di polizia negli ultimi anni del sistema Vučić. La sua caduta è arrivata quasi subito dopo che quel sistema ha perso il suo monopolio politico.

L’uomo che nel vecchio ordine sembrava intoccabile si è ritrovato improvvisamente sospettato, con un’indagine avviata contro di lui dalla sua stessa istituzione. Kričak è stato arrestato da ufficiali dell’UKP, persone che fino a poco prima erano sotto il suo comando.

Alta Banka: il pilastro finanziario del sistema

Se Kričak era il volto dell’apparato di sicurezza del sistema Vučić, l’Alta Banka ne rappresentava il lato imprenditoriale. Le due storie sono ugualmente significative.

Davor Macura è entrato nel mondo degli affari nel 2008, aprendo un piccolo cambiavalute a Zemun, un quartiere di Belgrado. L’attività è rimasta per anni limitata e controllabile, poi intorno al 2016 ha iniziato a espandersi rapidamente.

Nel 2019 l’Alta Pay ha acquistato per poco più di 5 milioni di euro la partecipazione statale del 28,5 per cento nella JUBMES Bank, diventandone il principale azionista. La banca ha poi assunto il nome di Alta Banka. Nel giro di pochi anni, un cambiavalute fino ad allora sconosciuto è diventato proprietario di un gruppo finanziario in rapida espansione.

La crescita ha superato ogni aspettativa.

Alta Pay ha rapidamente costruito una rete di migliaia di punti e ha iniziato a gestire pagamenti legati a istituzioni statali e servizi pubblici. Nel 2023 ha concluso un accordo strategico con Elektroprivreda Srbije, EPS, che ha permesso il pagamento elettronico delle bollette elettriche tramite la piattaforma Alta Pay. In seguito, i clienti dell’EPS a Belgrado sono stati indirizzati verso conti aperti presso l’Alta Banka.

È stato un passo particolarmente importante, perché EPS non è un semplice cliente commerciale; infatti è una delle maggiori aziende pubbliche serbe, uno dei pilastri dell’economia del Paese. Poco dopo, altre società del settore pubblico hanno seguito l’esempio.

Alta ha partecipato a accordi di pagamento collegati al servizio di parcheggio di Belgrado, all’Associazione di Automobili e Motociclette e ad altre istituzioni. Inoltre ha assunto parte dei servizi finanziari collegati al ministero dell’Interno. Il risultato è stato notevole: nel giro di pochi anni una banca privata relativamente piccola si è profondamente inserita nei flussi finanziari di importanti aziende statali.

La banca cresciuta insieme allo Stato

La storia dell’Alta Banka non riguarda solo decisioni finanziarie azzeccate. Parla anche di come si sia fatta sempre più stretta l’intreccio tra patrimonio privato e patrimonio pubblico.

Macura è stato spesso descritto dai media serbi come un imprenditore vicino ai vertici del Partito Progressista Serbo, anche se non esiste una conferma pubblica del fatto che ne fosse membro. I giornalisti investigativi hanno analizzato anche i suoi legami d’affari con persone vicine alla precedente leadership politica. Le maggiori polemiche hanno riguardato i suoi rapporti con l’EPS.

Perché una parte del sistema di pagamenti di una grande azienda energetica statale è stata spostata dalla tesoreria pubblica verso una banca privata relativamente piccola? Molti si sono posti questa domanda, che ha reso politicamente esplosivo l’accordo.

I critici hanno sostenuto che tali accordi equivalgono a un trattamento privilegiato e alterano la concorrenza. L’economista Dejan Šoškić, ex presidente della Banca Nazionale di Serbia, oggi membro della lista Studentesca, Egyetemista Lista, ha descritto questi accordi opachi come segnali di un potenziale favoritismo e di una possibile manipolazione dei processi statali.

Non è una prova di violazioni di legge. Ma spiega perché l’Alta Banka sia diventata il simbolo del modello economico associato al precedente governo.

Poi, da un giorno all’altro, il sistema è crollato

Gli eventi si sono susseguiti a una velocità impressionante. La banca che si presentava come una delle istituzioni finanziarie in crescita più rapida della Serbia ha improvvisamente perso la licenza operativa.

Il 30 ottobre la Banca Nazionale di Serbia ha preso la decisione. Il 31 ottobre è stato annunciato ufficialmente che la licenza dell’Alta Banka era stata revocata e che sarebbe stata avviata una procedura fallimentare. Per tutta la durata della procedura, la gestione sarà affidata all’agenzia di garanzia dei depositi.

La motivazione ufficiale è di natura finanziaria, non politica. La Banca Nazionale di Serbia ha spiegato di aver già adottato in passato misure di vigilanza nei confronti dell’istituto, con l’obiettivo di obbligarlo a migliorare la propria liquidità. Successivamente è stato accertato che la situazione finanziaria della banca era peggiorata in modo significativo e che esisteva il rischio di un ulteriore deterioramento, tale da minacciare gli interessi dei depositanti. Ciò che rende il caso potenzialmente ancora più grave è quanto è accaduto all’interno dell’autorità di vigilanza.

Quattro vice governatori della banca centrale hanno invitato pubblicamente la Procura a indagare su come si sia creata l’attuale situazione finanziaria dell’Alta Banka. Hanno raccontato che sulla reale condizione della banca, che a loro dire differiva drasticamente dalle relazioni presentate dall’istituto, sono stati informati solo nella riunione straordinaria del 30 ottobre.

I vice governatori hanno chiesto espressamente ai magistrati di chiarire quando le irregolarità e i rischi siano stati individuati ai diversi livelli della banca centrale, e se le misure di vigilanza siano state adottate in tempo. È una questione che va ben oltre il destino di una banca privata.

Come ha potuto arrivare sull’orlo del fallimento una banca la cui attività era così strettamente intrecciata con grandi aziende statali, senza che i problemi fossero individuati prima dalle autorità finanziarie?

La risposta potrebbe rivelarsi politicamente molto più importante del fallimento in sé.

La tempistica è decisiva

L’elemento più evidente dei due casi non è l’arresto di Kričak, né il fatto che l’Alta Banka abbia perso la licenza. È il momento in cui tutto questo è avvenuto.

L’SNS ha perso il potere nelle elezioni parlamentari del 25 ottobre, ponendo fine a quattordici anni di dominio politico. Sei giorni dopo, l’Alta Banka ha perso la licenza. Nel giro di una settimana è stato arrestato Marko Kričak, un alto ufficiale di polizia la cui carriera era fiorita sotto il precedente sistema.

Non si deve presentare questi eventi come se le nuove autorità avessero avviato un’operazione di pulizia. Al momento non ci sono prove che sostengano una simile tesi.

I segnali però indicano chiaramente che la rete di protezione attorno al vecchio sistema si sta incrinando.

Quando il potere politico cambia di mano, istituzioni che sembravano stabili possono trovarsi improvvisamente sotto esame. I contratti vengono rivisti. I flussi di denaro vengono messi in discussione. Le decisioni di polizia vengono riesaminate. Vecchie accuse assumono nuovo slancio.

Persone e istituzioni che apparivano potenti grazie alla loro vicinanza al centro del potere possono scoprire che la vicinanza al potere non coincide con la legittimità istituzionale.

Due simboli di un’epoca

Kričak e l’Alta Banka non potrebbero essere più diversi.

Uno incarna il potere coercitivo dello Stato. L’altra rappresenta il capitale privato.

Uno indossava l’uniforme di polizia. L’altra operava all’interno del sistema finanziario.

Uno è salito ai vertici passando per l’apparato di sicurezza. L’altra si è espansa attraverso attività bancarie, operazioni immobiliari e affari legati allo Stato.

Eppure le loro storie condividono lo stesso contesto.

Sia Kričak sia l’Alta Banka hanno conosciuto un’ascesa straordinaria durante il periodo di Vučić.

Entrambi sono stati associati nell’opinione pubblica all’élite politica ed economica che circondava l’SNS.

Il loro potere è cresciuto sempre di più.

E entrambi hanno subito una caduta spettacolare subito dopo il terremoto politico del 25 ottobre.

La situazione mette in luce la questione centrale con cui deve confrontarsi il nuovo ordine politico serbo.

Il sistema Vučić si è basato su istituzioni abbastanza forti da sopravvivere all’uscita di scena dell’uomo che ne era al centro, oppure su reti che dipendevano esclusivamente dalla sua protezione politica?

La risposta ha appena iniziato a delinearsi, caso drammatico dopo caso drammatico.

L’arresto di Kričak non è solo una vicenda di polizia. Il crollo dell’Alta Banka non è solo un caso bancario.

Potrebbero essere le prime crepe visibili in un sistema di potere che ha governato la Serbia per quattordici anni. E la parte più importante di entrambe le storie forse deve ancora emergere.

Sarà ciò che gli investigatori, i pubblici ministeri, le autorità di regolamentazione e la nuova leadership politica scopriranno quando inizieranno a esaminare non solo quali errori siano stati commessi, ma anche perché nessuno li abbia fermati prima. Il punto in cui ci troviamo non è la fine, e non è nemmeno l’inizio della fine. Molto altro deve ancora accadere.

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