La prima operazione umanitaria da anni a Oleshky, città ucraina occupata dai russi, offre una fragile speranza ai civili ma solleva seri timori sulle intenzioni di Mosca e sul destino di chi cerca evacuazione verso zone controllate da Kiev
L'ex primo ministro ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha escluso che il raro cessate il fuoco umanitario a Oleshky, città sotto occupazione russa, possa aprire la strada a una tregua più ampia, accusando Mosca di sfruttare l'operazione per ingraziarsi la Casa Bianca.
Alla domanda se il cessate il fuoco localizzato possa diventare un primo passo verso un'intesa più ampia, Yatsenyuk è stato inequivocabile. "La mia risposta sarà molto breve. No", ha dichiarato a Euronews.
Incalzato sulla possibilità che la Russia accetti un cessate il fuoco, l'ex premier ucraino ha aggiunto: "Assolutamente no".
Le dichiarazioni di Yatsenyuk arrivano mentre Ucraina e Russia si preparano a fornire assistenza umanitaria ed evacuare civili da Oleshky, una città nella regione di Kherson, nel sud dell'Ucraina, sotto occupazione russa fin dai primi giorni dell'invasione.
L'operazione fa seguito a un cessate il fuoco localizzato di sei giorni, negoziato con il coinvolgimento della First Lady statunitense Melania Trump. Funzionari ucraini e russi hanno confermato giovedì che lo sminamento delle vie di evacuazione era stato completato e che un convoglio umanitario era pronto a partire.
Le evacuazioni erano programmate fino alle 14:00 ora locale (13:00 CEST) di venerdì, con la distribuzione degli aiuti prevista in seguito.
Ma restano seri interrogativi sul destino dei civili che vogliono andarsene, in particolare di chi cerca di tornare nel territorio controllato dall'Ucraina attraverso un percorso che passa per la Crimea occupata, la Russia e la Bielorussia.
Yatsenyuk ha accusato Mosca di trattare i residenti rimasti come ostaggi e di usare la loro situazione per mettere in scena un'operazione di propaganda che presenta le forze russe come soccorritori.
"E in questo modo cercano davvero di comprare una sorta di atteggiamento positivo da parte della Casa Bianca. È la mia opinione", ha detto.
"Non c'è alcun modo di fidarsi dei russi, punto", ha aggiunto Yatsenyuk, avvertendo che la missione umanitaria potrebbe essere sfruttata a fini di propaganda.
Il politico ucraino ha sostenuto che Washington ha una responsabilità particolare nel garantire che i civili ricevano assistenza umanitaria e siano liberi di decidere se tornare nel territorio controllato dall'Ucraina.
L'ex primo ministro ha affrontato anche la presenza di giornalisti americani che seguono l'operazione, esortandoli a raccontare i fatti in modo indipendente invece di amplificare la narrativa di Mosca.
"Vi chiediamo gentilmente di essere giornalisti e di dire la verità, ma di non ripetere a pappagallo la propaganda russa", ha detto.
"Putin è pronto a porre fine alla guerra alle sue condizioni"
Lo scetticismo di Yatsenyuk si estende agli ultimi sforzi diplomatici guidati dagli Stati Uniti per riportare Kyiv e Mosca al tavolo dei negoziati, con ulteriori colloqui a livello tecnico in discussione per novembre, forse ad Abu Dhabi.
L'ex premier ha liquidato la disponibilità della Russia a riprendere i colloqui come un tentativo di creare l'apparenza di progressi senza concessioni significative.
"Putin è pronto a porre fine alla guerra alle sue condizioni", ha detto, sostenendo che il presidente russo accetterebbe solo un accordo che equivarrebbe alla capitolazione dell'Ucraina.
Yatsenyuk ha accusato Mosca di usare i negoziati per guadagnare tempo, aggirare le sanzioni e approfondire le divisioni tra Washington e i suoi alleati europei, sostenendo che l'obiettivo finale di Putin resta invariato, portare l'intera Ucraina sotto il controllo russo.
Nonostante il suo pessimismo sulle prospettive di una svolta, Yatsenyuk ha insistito sul fatto che Washington e Kiev devono continuare a fare pressione su Mosca perché accetti un cessate il fuoco incondizionato.
L'Europa deve essere "al tavolo", non "nel menu"
L'ex primo ministro ha messo in guardia anche contro l'esclusione dei Paesi europei dai negoziati sul futuro dell'Ucraina, accusando Mosca di cercare deliberatamente di marginalizzare l'Unione europea.
Yatsenyuk ha richiamato la distinzione tra un'Europa che ha un posto al tavolo dei negoziati e un'Europa che si ritrova nel menu, sostenendo che Washington deve insistere per includere i suoi alleati europei più stretti.
Il sostegno finanziario dell'UE all'Ucraina l'ha resa, infatti, un partecipante indispensabile in qualsiasi negoziato, mentre l'opposizione di Mosca al coinvolgimento europeo riflette i suoi tentativi di indebolire l'unità occidentale.
Alla domanda su chi dovrebbe rappresentare l'UE, Yatsenyuk ha risposto che la decisione spetta ai governi europei, suggerendo come possibili candidati il presidente finlandese Alexander Stubb o la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Quanto a eventuali obiezioni russe sulla scelta europea, nessun dubbio. "Chi se ne importa?", ha detto, ammettendo che Mosca si oppone a chiunque. Yatsenyuk si è detto scettico anche sul recente contatto diplomatico tra Putin, Stubb e il primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre, sostenendo che Mosca potrebbe interpretare tali iniziative come un segnale di debolezza e divisione europee.
"Putin è stato davvero felice di ricevere questo tipo di telefonata perché è un segnale di fratture e crepe all'interno dell'Unione europea", ha detto Yatsenyuk, ricordando i precedenti sforzi diplomatici di leader europei, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, per un coinvolgimento diretto con Putin.
"Gli europei devono agire all'unisono. Dobbiamo parlare con una sola voce", ha concluso l'ex premier ucraino.