In Albania multe fino a 5.500 euro anche per chi resta in una manifestazione violenta senza agire direttamente. Proteste contro Edi Rama, mentre Francia e Italia inaspriscono le regole
L'Albania introduce multe fino a 5.500 euro per chi rimane in una manifestazione che degenera nella violenza, anche senza commettere direttamente atti illegali. La stretta, adottata mercoledì dal governo del primo ministro Edi Rama, arriva mentre a Tirana proseguono le proteste che chiedono le sue dimissioni e che negli ultimi giorni sono sfociate in scontri con la polizia.
La sanzione massima, pari a 500.000 lek, pesa in modo particolare in un Paese dove lo stipendio mensile medio lordo si aggira intorno ai 930 euro. Le nuove disposizioni riguardano chi sceglie di restare in una folla coinvolta in violenze o saccheggi, oppure nasconde la propria identità durante le manifestazioni, secondo le condizioni previste dalle norme.
Il pacchetto amplia anche i poteri delle forze dell'ordine. In presenza di un rischio concreto e imminente di violenza, la polizia potrà limitare temporaneamente gli assembramenti, fino a 72 ore, in aree vicine a scuole, strutture sanitarie ed edifici pubblici. Sono previste inoltre misure contro chi incita alla violenza sui social network e aiuti economici per le attività commerciali danneggiate durante i disordini.
Dalle proteste contro un hotel di lusso alle accuse di corruzione
Le manifestazioni in Albania vanno avanti da maggio. Il movimento, privo di una leadership riconosciuta, era nato in modo pacifico per contestare un progetto di hotel di lusso in una riserva naturale costiera, legato a Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump.
A metà ottobre, le proteste si sono estese ad altre questioni: le accuse di corruzione rivolte al governo, le carenze del sistema sanitario e la mancanza di opportunità per i giovani in un Paese di circa 2,3 milioni di abitanti.
Negli ultimi giorni, alcune manifestazioni nella capitale si sono trasformate in scontri tra dimostranti e forze di sicurezza. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e idranti per disperdere la folla. Secondo le stime ufficiali, da metà ottobre i disordini hanno provocato danni per oltre 2 milioni di euro e più di 350 persone sono rimaste ferite.
Rama ha respinto le richieste di dimissioni, sostenendo che non possono essere imposte attraverso la violenza, ma ha anche riconosciuto che alcune delle rivendicazioni dei manifestanti sono legittime.
Dalla Francia all'Italia, nuove regole contro le proteste violente
La stretta albanese si inserisce in un dibattito più ampio in Europa sulla responsabilità dei manifestanti per i danni provocati durante le proteste.
Rama ha dichiarato di essersi ispirato al modello francese. In Francia, una proposta di legge che punta a far pagare ai responsabili i danni causati durante le manifestazioni ha superato mercoledì il Senato. Il testo prevede sanzioni che possono arrivare a 10.000 euro.
Anche in Italia il governo sta intervenendo sulla gestione delle manifestazioni violente con nuove misure di sicurezza e pene più severe per determinate condotte. Il confronto europeo riguarda così non soltanto la punizione di chi danneggia beni pubblici e privati, ma anche i limiti entro cui le autorità possono intervenire durante gli assembramenti.
Nel caso albanese, il punto più controverso è la possibilità di sanzionare anche chi rimane in una folla coinvolta in atti violenti senza averli commessi personalmente. Una misura che, mentre il governo punta a contenere i disordini, apre interrogativi sul rapporto tra ordine pubblico e libertà di manifestazione.