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Media norvegesi citano Meta per l’uso dei loro contenuti nell’IA

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Di Jonathan Benton Agenzie: AFP
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Secondo alcuni editori, le nuove condizioni per gli account business di Facebook e Instagram permetterebbero a Meta di prelevare articoli, foto e video dai loro siti senza autorizzazione.

Una coalizione di organizzazioni mediatiche norvegesi ha avviato un’azione legale contro Meta, sostenendo che i nuovi termini per gli account business potrebbero minare il controllo degli editori sul proprio giornalismo e consentirne l’utilizzo in prodotti di intelligenza artificiale senza il loro consenso.

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Secondo i 10 gruppi media, i nuovi termini darebbero a Meta – che controlla Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads – il diritto di raccogliere i loro articoli, foto e video, compresi quelli dietro paywall, e usarli per sviluppare prodotti di intelligenza artificiale, tra le altre cose.

Meta ha annunciato in sordina la modifica delle sue Condizioni commerciali l’8 ottobre, con un lancio previsto per il 30 ottobre. L’azienda ha però rinviato l’entrata in vigore dopo le forti proteste degli editori europei e delle autorità antitrust.

Il debutto è ora fissato per il 20 novembre, "per consentirci di avere più tempo per spiegare ai nostri partner e stakeholder cosa cambia e cosa no", ha dichiarato Meta.

I critici affermano che il colosso tecnologico statunitense sta imponendo agli editori un’alternativa "prendere o lasciare": permettere a Meta di attingere ai loro contenuti giornalistici, anche per l’addestramento di sistemi di IA, oppure perdere del tutto la loro presenza su Facebook e Instagram.

Il ricorso legale dei gruppi media norvegesi metterà alla prova la possibilità per gli editori di bloccare le modifiche prima che entrino in vigore.

"Il timore è che le aziende usino questo potere per garantirsi diritti sui contenuti giornalistici", ha dichiarato in un comunicato la direttrice dell’associazione Norwegian Media Businesses (MBL), Lene Eltvik Vindfeld.

"Meta utilizza gli investimenti dei gruppi media per sviluppare servizi di intelligenza artificiale che competono direttamente con loro. Questo è inaccettabile e altera la concorrenza", ha aggiunto.

Secondo gli attori, i nuovi termini di utilizzo di Meta si applicherebbero a tutti i titolari di account professionali – testate giornalistiche ma anche aziende e rivenditori – e non lascerebbero alcuna possibilità di rinuncia, se non la cancellazione degli account.

Hanno spiegato di avere presentato al tribunale distrettuale di Oslo una richiesta di ingiunzione provvisoria contro l’entrata in vigore delle nuove condizioni, in attesa di una decisione nel merito.

Tra i ricorrenti figurano l’emittente pubblica NRK, i gruppi editoriali Schibsted, Amedia, Polaris e Aller, oltre all’agenzia di stampa norvegese NTB.

Il 14 ottobre MBL e NRK avevano inoltre minacciato di citare in giudizio Meta, accusando il colosso tecnologico americano di trarre profitto da annunci fraudolenti che si spacciano per loro, con l’obiettivo di truffare gli utenti online.

Un cambiamento globale

Il caso norvegese riflette un contenzioso più ampio sui diritti degli editori i cui contenuti giornalistici compaiono sulle grandi piattaforme tecnologiche e di intelligenza artificiale.

Da maggio di quest’anno oltre 340 siti di informazione locali e nazionali, tra cui il Guardian, il New York Times e USA Today, hanno bloccato i crawler degli archivi internet per impedire loro di raccogliere dati per l’addestramento dei modelli di IA.

E a giugno, l’autorità francese garante della concorrenza ha messo in guardia Meta sul fatto che il suo approccio ai negoziati sui diritti d’autore con le testate potrebbe "danneggiare seriamente" la stampa.

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