Gli ambientalisti avvertono che rinviare le regole UE sul metano non farà quasi nulla per ridurre i prezzi dell’energia e accusano Bruxelles di usare sicurezza energetica e competitività per giustificare l’indebolimento del Green Deal
La Commissione europea ha proposto mercoledì di rinviare di oltre due anni i nuovi requisiti di monitoraggio del metano per le importazioni di combustibili fossili. Le aziende avrebbero tempo fino a maggio 2029, invece di gennaio 2027, per dimostrare che le loro forniture rispettano standard equivalenti a quelli dell’UE.
La proposta arriva dopo le pressioni dell’industria e dei governi, preoccupati per i costi di adeguamento e per la sicurezza energetica. Non soddisfa però le richieste di alcuni Paesi UE, che chiedevano un rinvio di tre anni.
I gruppi ambientalisti hanno condannato l’iniziativa, sostenendo che le norme sul metano non rappresentano una minaccia per la sicurezza energetica dell’Europa e che l’attuale crisi di approvvigionamento dipende invece dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha sconvolto il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
In base alla proposta, gli importatori avrebbero tempo fino al 31 maggio 2029 per dimostrare che nel 2028 le loro forniture di combustibili fossili hanno rispettato standard equivalenti a quelli dell’UE per il monitoraggio, la rendicontazione e la verifica delle emissioni di metano.
I governi dell’UE e l’industria hanno spinto per un rinvio sullo sfondo dei forti sconvolgimenti nei mercati energetici. I movimenti per il clima accusano però Bruxelles di indebolire una legge appena adottata senza affrontare le cause profonde della crisi.
La normativa sul metano è stata approvata dai Paesi UE a maggio 2024, introducendo obblighi di misurazione, comunicazione e verifica delle emissioni del settore energetico, nell’ambito degli sforzi per ridurre uno dei gas serra più potenti.
Ma l’ultima crisi energetica, che ha fatto salire i prezzi e messo a rischio le forniture di diesel e di gas, ha alimentato i timori che le regole possano aggravare le carenze.
Il presidente francese Emmanuel Macron si è recentemente unito alle richieste dell’industria di rinviare i requisiti, che sarebbero dovuti entrare in vigore all’inizio del 2027.
"È anche importante non indebolire le capacità produttive europee mentre ci si prepara a difficoltà di approvvigionamento nel lungo periodo", ha scritto Macron in una lettera alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Gli Stati Uniti, principale fornitore di gas naturale liquefatto (GNL) dell’UE, hanno a loro volta criticato più volte l’impatto delle regole sulle aziende energetiche americane.
Sospensione delle sanzioni
La Commissione aveva già introdotto una notevole flessibilità, compresa una sospensione triennale di alcune sanzioni, come concessione all’industria. Non aveva però finora proposto di rinviare formalmente il termine per l’adeguamento.
La legge europea sul metano impone agli importatori di combustibili fossili di fornire informazioni sulle emissioni legate alla fase di produzione.
In pratica, gli importatori potrebbero dover raccogliere dati affidabili da produttori che operano a migliaia di chilometri di distanza, all’estremità opposta di una filiera complessa.
Gli importatori sostengono di trovarsi ancora in una situazione di incertezza giuridica, nonostante la sospensione delle sanzioni proposta, e chiedono più tempo e obblighi più chiari.
Le organizzazioni ambientaliste avvertono però che anche un rinvio limitato potrebbe aprire la strada ad altre concessioni, senza contribuire in modo significativo a rafforzare la sicurezza energetica europea.
Sostengono inoltre che riaprire il testo legislativo rischia di penalizzare le aziende e i Paesi produttori che hanno già investito in sistemi di monitoraggio e rendicontazione, minando la fiducia nelle regole dell’UE.
Jack Corscadden, senior campaigner dell’organizzazione Environmental Investigation Agency, ha affermato che non esiste alcun legame dimostrabile tra l’attuazione delle regole europee sul metano e le attuali difficoltà di approvvigionamento energetico.
"Dopo un’estate di ondate di calore da record e incendi senza precedenti, la Commissione non sta tutelando i cittadini europei, rinviando questo provvedimento climatico fondamentale per compiacere i produttori e gli esportatori di combustibili fossili", ha dichiarato Corscadden.
Esther Bollendorff, responsabile del programma "fossil free" dell’ONG Climate Action Network Europe, ha affermato che rinviare le regole europee sul metano non ha alcuna logica, né economica né strategica.
"In un momento segnato da un’ennesima crisi dei prezzi dell’energia e da tensioni sul mercato del gas, la riduzione delle emissioni di metano potrebbe liberare oltre 40 miliardi di metri cubi di gas dai principali fornitori di combustibili fossili dell’UE, più di metà del volume di GNL statunitense importato dall’Unione nel 2025", ha spiegato Bollendorff.
La proposta della Commissione deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo e dai governi dei Paesi membri. È destinata a essere discussa dai leader dell’UE nel vertice di giovedì a Bruxelles, insieme alle più ampie preoccupazioni sulla competitività europea e sul forte aumento dei prezzi dell’energia.