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Gas, l'Europa rischia un deficit fino al 15% con un inverno rigido

La Ross Sea lascia il porto di Corpus Christi giovedì 16 novembre 2023, a Corpus Christi, in Texas.
La Ross Sea lascia il porto di Corpus Christi giovedì 16 novembre 2023, a Corpus Christi, Texas. -  Diritti d'autore  Jon Shapley/Houston Chronicle via AP
Diritti d'autore Jon Shapley/Houston Chronicle via AP
Di Marta Pacheco
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L'UE entra nella stagione invernale in equilibrio precario, stretta in una morsa geopolitica che rischia di mettere a nudo la fragilità del suo assetto energetico post-Russia

L'Europa potrebbe trovarsi ad affrontare un deficit di gas pari al 12-15% della domanda in caso di un inverno particolarmente freddo. È l'allarme lanciato da ENTSOG, la rete europea dei gestori dei sistemi di trasporto del gas, nel rapporto sulle prospettive di approvvigionamento per la prossima stagione invernale.

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Il monito arriva mentre l'Unione europea si prepara all'inverno con gli stoccaggi meno pieni rispetto allo scorso anno. Al primo ottobre le riserve erano al 72%, contro l'83% registrato alla stessa data del 2025, dopo una stagione di riempimento definita da ENTSOG "impegnativa".

L'analisi prende in considerazione due scenari senza forniture di gas russo via gasdotto. L'UE ha ormai ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo, anche se alcuni Paesi senza sbocco sul mare, tra cui Ungheria e Slovacchia, continuano a riceverne.

A preoccupare maggiormente è la possibilità che un'interruzione della principale infrastruttura offshore che rifornisce l'Europa continentale coincida con uno stop totale delle importazioni via gasdotto dall'Algeria. Una combinazione che, secondo ENTSOG, metterebbe sotto forte pressione la sicurezza energetica europea.

Bruxelles ha già chiesto agli Stati membri di accelerare il riempimento degli stoccaggi all'inizio dell'inverno e di rafforzare la cooperazione tra i Paesi per garantire una distribuzione equa del gas nel caso fosse necessario ridurre i consumi.

L'Europa si affida sempre più al GNL

Con il progressivo abbandono del gas russo via gasdotto, l'Europa dipende sempre più dal mercato globale del gas naturale liquefatto, il GNL. Gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di GNL dell'UE, compensando in larga parte la riduzione delle forniture russe.

Ma proprio questa maggiore dipendenza espone il blocco alle oscillazioni del mercato internazionale. Anche in condizioni invernali normali, una disponibilità limitata di GNL potrebbe portare gli stoccaggi europei fino al 13% entro marzo 2027, secondo lo scenario analizzato da ENTSOG.

Un livello così basso potrebbe costringere i settori industriali più energivori a ridurre la produzione. E prezzi più elevati potrebbero a loro volta provocare una riduzione dei consumi da parte delle imprese e delle famiglie.

A complicare il quadro è la situazione nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una quota significativa del commercio mondiale di GNL. Le restrizioni al traffico marittimo hanno ridotto le esportazioni di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, aumentando la pressione sul mercato globale.

L'esposizione diretta dell'Europa al gas del Qatar resta relativamente contenuta, intorno all'8%, con l'Italia tra i Paesi maggiormente esposti. Ma la riduzione dell'offerta globale ha alimentato la concorrenza tra Europa e Asia per le forniture di GNL, contribuendo alla volatilità dei prezzi.

I rischi maggiori nell'Europa centrale e orientale

Non tutti i Paesi europei sono esposti allo stesso modo. Gli Stati dell'Europa occidentale possono contare sui nuovi terminali per il GNL e sulle forniture via gasdotto, in particolare dalla Norvegia.

Più vulnerabili sono invece i Paesi senza sbocco sul mare dell'Europa centrale, orientale e sudorientale, dove la capacità delle infrastrutture limita la possibilità di compensare rapidamente eventuali interruzioni.

In caso di inverno rigido e contemporanea perdita di alcune delle principali rotte di approvvigionamento, i colli di bottiglia della rete potrebbero impedire al gas di raggiungere facilmente i mercati dell'Est partendo dai terminali occidentali.

Secondo ENTSOG, l'Europa sudorientale potrebbe arrivare a registrare carenze locali fino al 12% nei giorni di picco della domanda. Una situazione che metterebbe alla prova anche i meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri.

Con il progressivo calo delle riserve, inoltre, i governi potrebbero trovarsi davanti alla necessità di decidere come distribuire forniture limitate, aumentando la pressione per privilegiare la domanda interna.

Stoccaggi al 75-80% entro novembre

Per evitare una corsa agli acquisti e un'ulteriore fiammata dei prezzi, Bruxelles ha concesso agli Stati membri una maggiore flessibilità sugli obiettivi di stoccaggio. Entro il primo novembre i Paesi possono puntare a un livello compreso tra il 75% e l'80%, invece del tradizionale obiettivo del 90%.

Il margine di manovra resta però limitato. Giovedì il prezzo del gas sul TTF olandese, il principale riferimento europeo, oscillava tra 79,80 e 80,22 euro per MWh, quasi il triplo rispetto all'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran.

Per l'Europa, quindi, la sfida dei prossimi mesi sarà duplice: arrivare alla stagione fredda con scorte sufficienti e assicurarsi che il mercato globale del GNL possa garantire i volumi necessari anche in caso di forte aumento della domanda.

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