La presidente del Consiglio è intervenuta ad Assolombarda, l'associazione degli industriali della Lombardia, parlando di varie questioni sul tavolo tra cui le misure prese per contenere caro energia e inflazione. Meloni ne parlerà al Consiglio europeo in agenda giovedì e venerdì prossimi a Bruxelles
"Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell'emergenza", innescata dalla crisi energetica causata dalla guerra all'Iran, "al Consiglio Ue riproporrò personalmente la questione flessibilità", ha detto lunedì a Milano Giorgia Meloni con riferimento alla riunione dei leader europei di giovedì e venerdì prossimi a Bruxelles.
La premier italiana ha ribadito più volte all'Unione, da ultimo la scorsa settimana, la necessità di concedere maggiore flessibilità ai bilanci nazionali, gravati dalle spese aggiuntive per alleggerire i consumatori dei costi maggiorati di carburanti ed elettricità e di un'inflazione generale che ha superato il 4%.
Intervenendo all'assemblea generale di Assolombarda, Meloni ha ricordato dunque come il governo abbia stanziato finora "oltre 60 miliardi di euro per proteggere gli italiani dal caro energia", provvedendo "con il taglio delle accise, le accise mobili e l'abolizione del bollo auto su alcune vetture" e rivolgendo "alle principali società energetiche un appello a calmierare i prezzi, a cui diverse compagnie hanno risposto positivamente".
Il dialogo aperto tra Meloni e l'UE su flessibilità e bollette
La Commissione europea ha dato il via libera alla richiesta dell’Italia di attivare la clausola di salvaguardia nazionale su energia e difesa, l'8 ottobre scorso. Si tratta dell'opzione prevista dal Patto di Stabilità e Crescita dell'UE, che Bruxelles aveva incoraggiato per il riarmo e che ha poi esteso alle spese straordinarie dovute al caro energia.
La richiesta - che consente uno scostamento ai vincoli di bilancio per un massimo dello 0,6% del PIL nei prossimi due anni per quasi 29 miliardi di euro - riguarda le comunicazioni ufficiali fatte dall'Italia il 10 settembre scorso e non le ulteriori preoccupazioni espresse sull'inflazione generale, ha specificato un portavoce della Commissione.
Alla vigilia del voto parlamentare di martedì su questo scostamento (contenuto nel Documento programmatico di finanza pubblica) e della relazione della premier in Senato mercoledì prima di andare in Belgio, Meloni ha chiarito un'altra trattativa in corso con l'UE.
"Con il decreto bollette avevamo avviato un confronto con Bruxelles per ridurre i costi per famiglie e imprese. Con la Commissione stiamo lavorando per costruire un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica e il confronto è in fase avanzata", ha dichiarato la premier agli imprenditori lombardi.
Infine il messaggio diretto a Bruxelles. "L'Italia non siede in Europa per dire sempre di sì. L'Italia è uno dei Paesi che l'Europa l'ha fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando le cose non vanno", ha proseguito Meloni aggiugendo che "sul quadro finanziario pluriennale", vale a dire il prossimo bilancio dell'UE 2028-20232, "vogliamo che vengano finanziate nuove priorità e certamente tra queste priorità c'è la competitività", senza però reperire risorse "tagliando i fondi per coesione e politica agricola".
In questo senso va letto il richiamo contro gli ETS (Emission Trading System), il principale strumento dell'Unione Europea per ridurre le emissioni e combattere il cambiamento climatico. Se gli Ets rendono "insostenibili" costi e investimenti per le imprese nazionali, "l'Europa non diventa più verde, diventa più debole e più dipendente e questo non ce lo possiamo permettere", ha detto Meloni.
Che ha detto Meloni su crescita del PIL, rinnovabili ed energia nucleare
"La crescita italiana è debole, ma l'economia ha retto l'onda d'urto", ha sintetizzato la leader italiana ad Assolombarda, sottolineando che "i dati per i primi sei mesi di quest'anno ci dicono che la crescita per il 2026 può arrivare all'1 per cento, in linea con le principali economie europee, e anche stavolta, oltre le previsioni".
Nel suo discorso, in un clima già da campagna elettorale in vista delle politiche del prossimo anno, la premier ha promesso anche che lo Stato sarà "alleato" dell'industria e che non la considererà un "soggetto da tassare", con un possibile riferimento alla proposta delle opposizioni di prelievi sugli extraprofitti realizzati in questi anni da compagnie petrolifere, banche e assicurazioni, sempre rifiutati dall'esecutivo.
Non a caso, l'intervento della premier di lunedì è stato criticato dal leader del Movimento 5Stelle, Giuseppe Conte che ha attribuito le difficoltà attuali del Paese proprio ai "sì" detti da Meloni a Bruxelles sulle spese militari, a discapito di sanità e istruzione. Il Partito democratico ha espresso invece un giudizio "severo" sulla politica economica del governo e sui capitoli "difesa e riarmo".
Quanto alle nuove fonti energetiche, per ridurre la dipendenza quasi insostenibile dagli idrocarburi importati da un Medioriente in fiamme, Meloni ricordato che la potenza installata con le rinnovabili "è cresciuta di quasi il 40% e che è stata rilanciata la produzione nazionale di petrolio e gas, perché "non è sensatissimo comprarli a migliaia di chilometri da qui quando una parte la possiamo estrarre in Italia".
Ma il progetto italiano per l'energia futura passa principalmente dal rilancio del nucleare, la cui legge delega è stata appena approvata nonostante la doppia bocciatura degli italiani in due referendum.
Sono state realizzate "le condizioni utili per avviare un percorso che ha un obiettivo ambizioso e necessario, cioè di arrivare ad avere la prima produzione di energia da nuovo nucleare entro il prossimo decennio, e si continuerà a lavorare", ha concluso Meloni.