Loader
Seguiteci
Pubblicità

Hormuz, l’Iran minaccia le navi in tutta la regione: nuovi attacchi nel Golfo

Stretto di Hormuz
Stretto di Hormuz -  Diritti d'autore  یورونیوز فارسی
Diritti d'autore یورونیوز فارسی
Di Babak Kamiar & Euronews Persian
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno avvertito che le navi che "violano" le rotte stabilite saranno inseguite e "punite" in tutta la regione, mentre le agenzie marittime segnalano altri due attacchi contro navi commerciali nel Golfo Persico.

L’Iran alza il livello dello scontro nello Stretto di Hormuz e minaccia di colpire le navi considerate in violazione delle proprie regole anche al di fuori del passaggio strategico. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) ha rivendicato venerdì l’attacco contro la petroliera MV Sun Shine, che ha preso fuoco, mentre le autorità di sicurezza marittima hanno segnalato altri episodi contro navi commerciali nel Golfo Persico.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

La nuova escalation arriva in un momento di forte tensione tra Teheran e Washington sul controllo dello stretto, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas. Le due parti forniscono versioni contrastanti sulla sicurezza delle rotte marittime e sulle condizioni per il transito delle imbarcazioni.

L’Iran rivendica l’attacco e minaccia le navi commerciali

La Marina dell’IRGC ha dichiarato di aver colpito la sala macchine e il sistema di propulsione della MV Sun Shine, una petroliera della società Natwit, dopo che l’imbarcazione avrebbe tentato di percorrere una rotta definita non autorizzata nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz. L’attacco ha provocato un incendio a bordo.

In un comunicato, le Guardie della Rivoluzione hanno avvertito che le operazioni contro le navi ritenute in violazione delle regole iraniane non saranno più limitate allo Stretto. Le imbarcazioni che utilizzeranno rotte considerate non autorizzate potranno essere inseguite e "punite" in qualsiasi punto della regione.

Teheran ha inoltre minacciato sanzioni contro le società accusate di collaborare con gli Stati Uniti, affermando che tutte le loro navi saranno prese di mira.

L’IRGC ha attribuito a Washington la responsabilità degli incidenti marittimi, accusando l’esercito statunitense di interferire nelle decisioni delle compagnie di navigazione e delle assicurazioni e di pagare "consistenti tangenti" per ottenere la loro adesione.

"La responsabilità diretta di questi incidenti e dell’escalation delle tensioni nel trasporto marittimo nella regione ricade sull’esercito aggressivo degli Stati Uniti", si legge nella dichiarazione.

"Lo stretto resterà chiuso finché non saranno soddisfatte le condizioni iraniane"

La linea dura è stata ribadita anche a Teheran durante il sermone settimanale della preghiera del venerdì. Hojjatoleslam Mohammad Javad Ali-Akbari ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando non saranno pienamente soddisfatte le condizioni poste dall’Iran.

Secondo Ali-Akbari, Teheran ha stabilito sette condizioni e deciderà come procedere una volta che saranno rispettate. Il religioso ha aggiunto che la preparazione militare del Paese è migliorata, che le debolezze sono state affrontate e che la strategia iraniana è passata dalla difesa all’offensiva.

L’Iran sostiene di avere il controllo dello stretto e ha ribadito che non consentirà la presenza nell’area di forze militari appartenenti a Paesi considerati ostili. Teheran ha promesso una risposta "decisa" a qualsiasi tentativo di ostacolare la propria gestione del passaggio marittimo.

Gli Stati Uniti: le principali rotte sono state riaperte

Di segno opposto la versione del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), che venerdì ha annunciato di aver liberato le principali rotte di navigazione dello stretto e rimosso le mine navali dalle vie di transito principali.

Secondo il comando americano, i corridoi sono aperti a tutte le navi che non violano le sanzioni marittime statunitensi contro l’Iran. Il CENTCOM ha aggiunto che migliaia di imbarcazioni commerciali sono transitate in sicurezza.

Le dichiarazioni contrastanti non hanno tuttavia dissipato i timori per la sicurezza della navigazione. L'UK Maritime Trade Operations (UKMTO), il centro britannico che monitora la sicurezza marittima, ha riferito che venerdì mattina una nave cisterna per il gas di petrolio liquefatto (GPL) è stata colpita da proiettili non identificati a circa 13 miglia nautiche a ovest di Al-Jazira, negli Emirati Arabi Uniti. L’impatto ha provocato un vasto incendio, successivamente posto sotto controllo.

Il giorno precedente, l’UKMTO aveva segnalato un attacco contro una petroliera a nord delle acque del Qatar. L’imbarcazione era stata raggiunta da diversi proiettili e l’incidente aveva provocato vittime: secondo le informazioni disponibili, si è trattato del primo attacco di questo tipo dopo sei mesi.

Un altro episodio è stato segnalato giovedì dalla società di intelligence marittima Vanguard. Una petroliera ha preso fuoco a circa 40 chilometri da Fujairah, nel Golfo dell’Oman. La nave è stata identificata come probabilmente la Dalkut, battente bandiera delle Isole Marshall.

Hormuz, il passaggio strategico al centro della guerra

La frequenza degli incidenti conferma la pressione crescente sul traffico marittimo nella regione. Secondo i dati riportati dai media, tra il 28 settembre e il 5 ottobre sono stati registrati almeno 12 attacchi, tentativi di attacco o episodi di intimidazione contro petroliere e gasiere nello stretto: il dato settimanale più alto dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.

Lo Stretto di Hormuz è uno dei principali snodi energetici mondiali. In condizioni normali vi passa circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio e gas. Dall’inizio del conflitto, il traffico è stato di fatto bloccato dagli attacchi iraniani con missili e droni contro navi commerciali e dal blocco dei porti iraniani imposto dalla Marina statunitense.

Nonostante le difficoltà, gli ultimi dati indicano che negli ultimi giorni le esportazioni di petrolio degli altri Paesi della regione, escluso l’Iran, sono tornate ai livelli precedenti alla guerra. Il dato segnala una ripresa dei flussi energetici regionali, ma non elimina i rischi per le navi commerciali né l’incertezza sul futuro delle rotte attraverso Hormuz.

Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale in condizioni normali transita circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas, è di fatto chiuso dall’inizio della guerra, in seguito a attacchi con missili e droni iraniani contro navi commerciali e al blocco dei porti iraniani da parte della Marina statunitense.

Gli ultimi dati indicano che le esportazioni di petrolio dagli altri Paesi della regione, escluso l’Iran, sono tornate ai livelli precedenti al conflitto negli ultimi giorni.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Putin offre aiuto per fermare la guerra Iran-USA ma prosegue quella in Ucraina

Iran e Russia usano ChatGPT per propaganda con finti giornalisti, secondo OpenAI

Iran colpisce petroliere fuori Hormuz e amplia gli attacchi oltre lo stretto: avvertimenti agli Usa