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Ungheria, online i dossier degli informatori del regime comunista: migliaia di nomi dal 4 novembre

La copertina di un vecchio fascicolo usato per addestrare gli agenti, conservata nel magazzino dell'archivio.
La copertina di un fascicolo un tempo utilizzato per l'addestramento degli agenti, nel deposito dell'archivio. -  Diritti d'autore  Euronews
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Di Magyar Ádám
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Secondo i ricercatori, quasi tutti scopriranno una persona coinvolta tra parenti e conoscenti. Bisogna prepararsi a dolorosi colloqui in famiglia

L’Ungheria si prepara ad aprire uno dei capitoli più delicati della propria storia recente: dal 4 novembre saranno consultabili online nuovi documenti sugli informatori e collaboratori degli apparati di sicurezza del regime comunista. L’operazione, promessa dal governo di Péter Magyar, porterà progressivamente sul web i documenti conservati dall’Archivio storico dei servizi di sicurezza dello Stato (ÁBTL), con decine di migliaia di nomi potenzialmente identificabili.

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L’Archivio sta completando le ultime operazioni tecniche in vista dell’apertura della banca dati. Secondo il direttore generale Cseh Gergő Bendegúz, intervistato da Euronews, la modalità scelta dall’Ungheria avrà un livello di dettaglio senza precedenti. "Una cosa del genere non è stata fatta da nessun’altra parte al mondo", ha spiegato, sottolineando che, oltre alle schede di registrazione, saranno progressivamente resi disponibili anche i dossier relativi al reclutamento.

L’ÁBTL conserva i documenti prodotti dagli apparati di sicurezza dello Stato ungherese tra il 1944 e il 1990, compresi quelli della polizia politica che operò durante i decenni della dittatura comunista.

Cosa sarà pubblicato dal 4 novembre

La pubblicazione avverrà in più fasi. Nella prima saranno rese disponibili le cosiddette schede di tipo 6 e i dati contenuti nei nastri magnetici. La legge prevede inoltre la pubblicazione dei registri B, mentre i più corposi dossier B saranno messi online successivamente, il 25 febbraio 2027, in occasione della Giornata della memoria delle vittime del comunismo.

Le schede di tipo 6 venivano compilate al momento del reclutamento di una persona nella rete degli informatori e riportano dati personali e informazioni relative all'ingresso nella rete. I nastri magnetici contengono a loro volta dati provenienti dagli archivi utilizzati dagli apparati di sicurezza.

Ma proprio qui emerge uno dei problemi più delicati dell'operazione: comparire in una scheda non significa necessariamente aver collaborato volontariamente con la polizia politica.

Una scheda di reclutamento, infatti, può indicare che una persona era stata inserita nella rete, ma non spiegare da sola in quali circostanze ciò sia avvenuto, se abbia cercato di sottrarsi alla collaborazione o quale sia stato concretamente il suo comportamento. Per capire meglio il ruolo di una persona occorre incrociare più documenti e, in particolare, consultare i dossier di reclutamento.

I B-dossier, che saranno pubblicati nella seconda fase, contengono infatti informazioni più dettagliate sulle persone coinvolte nella rete, sulle modalità del reclutamento e sulle informazioni raccolte dagli apparati di sicurezza.

Decine di migliaia di nomi e una cautela: il nome non basta

La dimensione dell'operazione è enorme. Secondo le stime riportate dall'Associated Press, i nomi potenzialmente coinvolti sono circa 50-60 mila.

Per gli storici questo significa che la pubblicazione potrebbe avere conseguenze anche molto concrete nella vita privata degli ungheresi. È possibile che tra i nomi emergano parenti, conoscenti o persone appartenute alle generazioni precedenti.

Per questo l'Archivio insiste sulla necessità di leggere i documenti nel loro contesto storico e di non trasformare automaticamente la presenza di un nome in un giudizio sul comportamento di quella persona.

La stessa normativa prevede una verifica dei documenti prima della pubblicazione, per proteggere i diritti fondamentali, la privacy e la dignità delle persone coinvolte. Le informazioni più sensibili, come quelle relative alla salute o all'orientamento sessuale, sono soggette a particolari limitazioni.

Il rischio di scoprire un passato familiare sconosciuto

L'apertura degli archivi potrebbe dunque provocare anche una resa dei conti privata con un passato rimasto a lungo nascosto.

Secondo i ricercatori dell'Archivio, in un Paese in cui decine di migliaia di persone potrebbero essere coinvolte nei documenti, molti ungheresi potrebbero ritrovare nei database il nome di un familiare o di una persona conosciuta.

L'Archivio sta quindi preparando anche attività di divulgazione per aiutare il pubblico a interpretare i documenti. "Cerchiamo di instaurare un rapporto attivo con le scuole", ha spiegato Papp István, responsabile del Dipartimento scientifico. L'obiettivo è parlare alle generazioni più giovani anche attraverso materiali originali dell'epoca, compresi i vecchi film didattici prodotti dagli apparati di sicurezza.

Come verificare un nome

Per chi dovesse trovare il nome di un antenato nei documenti pubblicati, l'Archivio raccomanda di non fermarsi alla prima scheda disponibile.

È possibile infatti chiedere di consultare anche altri documenti relativi alla stessa persona, compresi quelli che non saranno messi online nella prima fase. La procedura di accesso ai documenti personali è gratuita e può essere avviata anche online.

L'apertura degli archivi rappresenta così un passaggio importante nella lunga discussione ungherese sulla trasparenza dei documenti della polizia politica. Il governo ha trasformato in legge una promessa di apertura che, dopo decenni dalla fine del regime comunista, porterà una parte molto più ampia di quel passato direttamente sul web.

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