Adrianos Golemis ha parlato della storica missione che il prossimo anno lo porterà sulla Stazione spaziale internazionale e di ciò che si aspetta da questa esperienza
Se solo pochi anni fa qualcuno avesse detto che la Grecia avrebbe mandato una persona nello spazio, probabilmente nessuno gli avrebbe creduto. Ora però sta per diventare realtà: Adrianos Golemis raggiunerà la Stazione spaziale internazionale nel 2027.
Come racconta lui stesso, sia il governo greco sia l'Hellenic Space Center hanno avuto un ruolo decisivo in questa scelta.
"Dobbiamo dare il merito alla dott.ssa Solomonidou e naturalmente alla dirigenza dell'Hellenic Space Center. Ma credo che Anezina Solomonidou, anche per il ruolo istituzionale che ricopre, sia la rappresentante della Grecia per l'esplorazione dello spazio. A lei e ai suoi colleghi, che hanno lavorato instancabilmente per molto tempo, siamo profondamente grati" ha sottolineato Golemis. Solomonidou è specializzata in geologia planetaria e nello studio dei mondi potenzialmente abitabili del nostro sistema solare
Il ruolo di Golemis sulla Stazione spaziale internazionale
"È un ruolo in parte simile a quello che avevo in Antartide. In pratica sei le mani e i muscoli dei ricercatori che si trovano in Grecia e in Europa ed esegui gli esperimenti in questo ambiente unico di assenza di gravità, cercando di essere il più preciso e efficiente possibile. È una procedura molto particolare, perché ogni azione deve essere fatta con grande accuratezza e seguendo protocolli ben definiti", ha spiegato, tra le altre cose, il futuro astronauta.
Come medico di missioni spaziali, Golemis conosce bene il lato saniario di un percorso del genere. Che cosa lo colpisce di più?
"Per me la cosa più impressionante è la fase centrale, il modo in cui il corpo si abitua a queste condizioni 'esotiche'. L'ho già vissuto in parte in Antartide. Ho trascorso lì un anno, in isolamento, svolgendo alcuni esperimenti per l'ESA. Ed è curioso: quando arrivi hai molti interrogativi, ma quando torni ti sei già adattato, almeno mentalmente, e hai finito per considerare come tuo un luogo esotico, con condizioni difficili", ha raccontato Adrianos.
Adrianos Golemis ritiene che in futuro altri greci e altre greche seguiranno le sue orme e raggiungeranno le stelle: "In futuro, ne sono certo e lo speriamo tutti, vogliamo e cercheremo che ci siano altri nostri connazionali che arriveranno fin lassù. L'Agenzia spaziale europea (Esa), di cui la Grecia è membro, seleziona nuovi astronauti circa ogni dieci-quindici anni. Attraverso queste procedure emergono candidati da vari Paesi che soddisfano i criteri richiesti".
Adrianos Golemis ha risposto a una serie di domande su questa missione spaziale storica per la Grecia e Cipro.
Il sostegno psicologico agli astronauti
"Esiste un grande team di persone sulla Terra che sostiene gli astronauti, sia nella fase di preparazione sia durante la missione. Tra loro ci sono psicologi e psichiatri."
"Ed è importante sottolinearlo, perché spesso pensiamo di rivolgerci a uno psicologo o a uno psichiatra solo quando affrontiamo un problema molto grave. È fondamentale che non esista questo stigma. Il fatto che una persona possa dire: 'voglio parlare con uno psicologo' è assolutamente normale e può avere un ruolo preventivo, soprattutto prima di una missione così impegnativa".
Paura e preparazione per la missione
"La verità è che c'è un piccolo punto interrogativo. È qualcosa di nuovo e non so se lo definirei propriamente paura".
"So, ovviamente anche come medico, che cosa accade al corpo. Ci sono le forti sollecitazioni al momento del lancio, la normale apprensione in quell'istante e poi l'adattamento dell'organismo alle nuove condizioni. I primi giorni possono essere difficili, con nausea, vomito e una stanchezza molto intensa".
"D'altra parte, molti astronauti sono già stati prima di noi e, avendo partecipato personalmente al supporto medico di questo tipo di missioni, so abbastanza bene che cosa aspettarmi. La conoscenza, sapete, è in larga misura un antidoto alla paura".
Un oggetto greco nello spazio: quale sarà?
"Ogni Paese che va nello spazio ha l'opportunità di portare con sé anche qualcosa di proprio. Sarebbe molto bello riuscire a portare con noi un oggetto simbolico. Almeno come Grecia, con la cultura che abbiamo la fortuna di rappresentare, credo che meriti fare qualcosa del genere".
"Potremmo aggiungere così una dimensione che va oltre quella strettamente scientifica. Del resto abbiamo già molti esempi. Mi viene in mente la musica di Vangelis e molte altre opere che hanno funzionato come un ponte affascinante tra questi due mondi: la cultura e l'esplorazione dello spazio".
Che cosa può davvero viaggiare nello spazio
"Perché qualcosa possa viaggiare nello spazio, esistono limiti molto precisi. C'è innanzitutto il parametro del volume e della massa: deve essere molto piccolo e leggero".
"Allo stesso tempo si analizzano i materiali di cui è fatto. Un oggetto può essere piccolo e leggero, ma il materiale potrebbe essere facilmente infiammabile o non rispettare gli standard di sicurezza richiesti".
"Esiste quindi un lungo processo di approvazione. Lo stesso vale per gli esperimenti scientifici e perfino per gli indumenti che vengono usati".
"Per questo è ancora un po' presto. Spero però che nei prossimi mesi riusciremo a includere qualcosa di greco nella missione".
I benefici per la Grecia
"Quando è iniziato questo progetto, in collaborazione con il ministero della Governance digitale e con il Centro ellenico di ricerche marine, abbiamo esaminato studi ed esempi di altri Paesi."
"Abbiamo visto che cosa hanno ottenuto grazie alla loro partecipazione all'esplorazione dello spazio, sia sul piano tecnologico sia su quello economico, ma anche nel campo dell'istruzione."
"C'è quindi uno sforzo parallelo per massimizzare il beneficio per la Grecia in tutti questi ambiti. La partecipazione a una missione spaziale non riguarda solo la missione in sé, ma può diventare un catalizzatore per la scienza, la tecnologia, l'istruzione e l'innovazione".