Il Paese ha una tradizionale posizione di neutralità armata, ma la guerra della Russia in Ucraina ha riaperto il dibattito sul suo non intervento nei conflitti esteri. Al referendum di domenica gli svizzeri si esprimeranno su una proposta popolare per rendere più restrittiva questa posizione
La Svizzera voterà domenica 27 settembre una proposta di modifica della Costituzione molto discussa che punta a irrigidire la tradizionale neutralità del Paese, tra i timori che un previsto "no" possa essere interpretato come un segnale di allontanamento dal principio cardine della storia e della geopolitica elvetica.
Gli svizzeri sono molto legati alla loro neutralità, ma un'iniziativa che vuole iscrivere una definizione rigida nella Costituzione del Paese ha messo in luce profonde divisioni su cosa questo concetto significhi. Nel corso dell'acceso dibattito è sembrato che in gioco ci fosse l'identità stessa della Svizzera.
Se i primi sondaggi lasciavano pensare a un voto incerto, gli ultimi due rilevamenti pubblicati la scorsa settimana indicano invece che una netta maggioranza di elettori, ben oltre il 60 per cento, intende seguire le raccomandazioni del governo e respingere l'iniziativa.
La posizione tradizionale della Svizzera è quella di una neutralità armata, ma la guerra della Russia in Ucraina ha riaperto il dibattito sul suo mancato coinvolgimento nei conflitti all'estero.
Preoccupata per la decisione di Berna di sostenere la pressione economica dell'Unione europea, l'organizzazione sovranista Pro Switzerland ha raccolto abbastanza firme per ottenere un voto popolare, previsto dal sistema di democrazia diretta del Paese, per ancorare più saldamente la neutralità nella Costituzione.
"È un'occasione per ristabilire la credibilità della nostra neutralità**"**
"Negli ultimi anni ci siamo persi, assumendo posizioni molto dure contro la Russia e, al contrario, posizioni estremamente deboli nei confronti di Israele", ha dichiarato l'ex diplomatico svizzero Jean-Daniel Ruch all'agenzia AFP durante un evento a sostegno dell'iniziativa.
"Questa è un'occasione per ristabilire la credibilità della nostra neutralità".
Mosca, che ha preso di mira la Svizzera per l'adesione alle sanzioni dell'Ue e ha accusato Berna di aver abbandonato la sua neutralità, ha invece lodato l'iniziativa, definita "filorussa" da alcuni oppositori.
Il presidente russo Vladimir Putin "si fregherebbe le mani dalla gioia se accettassimo questa proposta", ha avvertito durante un recente dibattito il parlamentare socialista Samuel Bendahan.
La proposta chiede di inserire in Costituzione che la neutralità svizzera sia "armata e perpetua".
Il testo impedirebbe alla Svizzera, la cui neutralità risale al 1516 ed è riconosciuta a livello internazionale dal 1815, di stringere legami più stretti con la Nato ed escluderebbe qualsiasi alleanza militare, salvo nel caso in cui il Paese venisse attaccato.
Vieterebbe inoltre l'imposizione di sanzioni se non richieste dalle Nazioni Unite.
Tutte le parti in campo sostengono di voler mantenere la neutralità della Svizzera.
Ma governo e parlamento hanno respinto la proposta, ritenendola troppo dogmatica e tale da ridurre il margine di manovra del Paese in un momento di forti tensioni geopolitiche.
Gran parte della politica svizzera boccia la proposta
"La neutralità è sempre stata applicata con un certo margine di flessibilità", ha ribadito il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis durante un recente dibattito televisivo.
Pur non avendo intenzione di revocare il divieto di vendita di armi ai Paesi in guerra, ha sottolineato che "neutralità non significa indifferenza".
Il Paese, ha aggiunto, "non distoglierà lo sguardo quando vediamo violazioni delle stesse regole internazionali che ci permettono di vivere in pace".
Quasi tutti i principali partiti politici si sono schierati contro l'iniziativa. L'unica eccezione è il Partito popolare svizzero (SVP), formazione populista di destra legata alla proposta fin dall'inizio. I sostenitori, tuttavia, arrivano da diversi orientamenti politici.
Samuel Sommaruga, medico che afferma di non avere alcuna appartenenza politica ma è figlio di un noto senatore socialista e nipote di un ex presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, è uno dei principali sostenitori.
Ha detto all'AFP di temere che la Svizzera possa "affondare" se non adotterà una definizione rigorosa di neutralità e ha avvertito che, a livello internazionale, verrebbe percepita come un Paese che ha "rinunciato alla propria neutralità".
Senza una posizione neutrale chiaramente definita, sostiene, la Svizzera rischia di essere trascinata nella Nato e di perdere il suo status privilegiato di mediatrice e sede influente di organizzazioni e negoziati internazionali.
"Penso che, se voteremo no, rischieremo di perderlo", ha affermato.
Secondo i sondaggi, gli svizzeri dovrebbero bocciare anche un'altra iniziativa popolare al voto domenica, che chiede di portare il tasso di autosufficienza alimentare del Paese al 70 per cento, rispetto al 42 per cento del 2024.