In protesta davanti agli edifici dell'Ue, i sindacati avvertono che il piano di Bruxelles per facilitare la creazione di imprese in tutta Europa potrebbe indebolire i diritti e gli standard nazionali sul lavoro
Centinaia di attivisti sindacali si sono riuniti giovedì davanti alle istituzioni dell’Ue a Bruxelles per manifestare contro EU Inc, la proposta di legge pensata per rendere più semplice e meno costoso creare e gestire imprese in tutta Europa.
La Confederazione europea dei sindacati (Etuc), che ha organizzato la protesta, sostiene che il testo minacci i diritti dei lavoratori, perché consentirebbe alle aziende che cercano un regime societario più leggero di aggirare le leggi nazionali sul lavoro e gli standard sociali.
"Il testo non contiene alcun obbligo vincolante a rispettare i diritti collettivi del lavoro: nessuna tutela efficace della contrattazione collettiva, dei diritti sindacali, dei diritti all’informazione e alla consultazione o dei diritti di partecipazione dei lavoratori", ha dichiarato l’Etuc in un comunicato.
"Il testo rappresenta anche una minaccia diretta alla rappresentanza dei lavoratori nei consigli di amministrazione e facilita strategie di ristrutturazione aziendale che indeboliscono i diritti collettivi", ha aggiunto.
Il sindacato ha espresso preoccupazione anche per i piani relativi a un "ciclo di vita delle imprese interamente digitale", sostenendo che questo rischia di scollegare la governance aziendale dai luoghi di lavoro in cui operano i dipendenti.
La proposta EU Inc punta a rafforzare la competitività globale dell’Europa rendendo più facile per le imprese insediarsi e crescere oltreconfine.
Avviare un’azienda e operare oltre i confini degli Stati è in genere più semplice negli Stati Uniti che espandersi nel mercato unico, ancora frammentato, dell’Ue, dove le imprese devono far fronte a norme nazionali diverse e a costi amministrativi aggiuntivi. Bruxelles sostiene che questi ostacoli rendono più difficile alle aziende europee aumentare la propria scala.
A settembre i rappresentanti delle imprese europee hanno chiesto alla Commissione europea di non annacquare la legge, in particolare la prevista "libera scelta della sede legale". La misura permetterebbe ai fondatori di scegliere dove registrare la propria società senza dover concentrare tutte le attività nello stesso Paese.
I leader dell’Ue, a marzo, hanno concordato di finalizzare la legge entro la fine dell’anno.