Speranze e timori su lavoro, salari, servizi pubblici e costo della vita dominano le elezioni legislative in Marocco, mentre il Paese si prepara ai Mondiali di calcio del 2030
Mercoledì 23 settembre i cittadini del Marocco si sono recati alle urne per eleggere i nuovi membri del Parlamento, in una tornata segnata da problemi crescenti ma anche dalla speranza di migliori opportunità offerte per l'economia in espansione del Paese.
Il prossimo governo supervisionerà i preparativi per la Coppa del Mondo di calcio del 2030, che il Marocco co-organizzerà con la Spagna e il Portogallo. Allo stesso tempo dovrà affrontare le pressioni crescenti per rispondere a una serie di problemi, a partire dalla disoccupazione e dai salari troppo bassi, oltre alle difficoltà legate ad alloggi, scuole e ospedali.
I seggi in tutto il regno nordafricano chiuderanno alle 19 ora locale (le 21 in Italia), consentendo a quasi 16 milioni di elettori registrati di votare per la Camera dei rappresentanti, composta da 395 seggi. In totale si presentano 7.288 candidati, sostenuti da 28 partiti e alleanze oppure inseriti in due liste indipendenti.
Il voto determinerà il prossimo primo ministro e la composizione del governo, che lavorerà accanto a una monarchia potente, che mantiene ampie prerogative sulle questioni strategiche. La Costituzione del Marocco prevede che il re scelga il capo dell'esecutivo tra i membri del partito che ottiene il miglior risultato alle elezioni legislative.
Poiché nessun partito dovrebbe ottenere la maggioranza assoluta, il vincitore dovrà formare un governo di coalizione. I ministeri sono ripartiti perciò tra gli alleati, ma il palazzo reale mantiene tradizionalmente il controllo sui dicasteri chiave, come la Difesa e gli Esteri.
Economia in crescita, ma pochi posti di lavoro
L'economia del Marocco è in crescita, attira investimenti esteri e vede svilupparsi nuove industrie. Il Paese è diventato anche la destinazione più visitata dell'Africa. Il regno è un alleato stretto degli Stati Uniti e mantiene legami solidi con le capitali occidentali. È tra i pochi Paesi arabi a mantenere relazioni diplomatiche con Israele.
Oltre ai palazzi, al mare e alle montagne che attirano turisti da tutto il mondo, lo sviluppo rimane disomogeneo nel Paese, la crescita economica non crea abbastanza posti di lavoro e il 12,7% dei marocchini vive in povertà relativa. I politici affermano di avere raccolto queste richieste e aver proposto soluzioni nei loro programmi elettorali. Molti giovani marocchini, però, dichiarano di aver già ascoltato promesse simili in passato.
Chi sono i principali contendenti
Il governo uscente è stato retto da una coalizione composta dal Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), dal Partito Autenticità e Modernità (PAM) e dallo Partito Istiqlal. Tutti e tre puntano a chiudere al primo posto.
Il RNI, partito liberale e pro-mercati, ha vinto le elezioni del 2021 e ha guidato il governo negli ultimi cinque anni. Il primo ministro Aziz Akhannouch si è dimesso da leader del movimento a febbraio e non è candidato a un seggio parlamentare. Il partito è ora guidato da Mohamed Chouki.
Sia il RNI sia il PAM promettono di creare un milione di posti di lavoro nel prossimo quinquennio. Il RNI propone anche un salario minimo mensile garantito di 5.000 dirham (1.200 euro). Il PAM è il secondo partito per numero di seggi nell'attuale parlamento. Tra i suoi volti principali in questa campagna figurano Fatima-Zahra Mansouri, sindaca di Marrakech e ministra della Pianificazione urbana, e Fouzi Lekjaa, ministro del Bilancio e presidente della federazione calcistica marocchina.
Il partito propone l'esenzione dall'imposta sul reddito per i salari inferiori a 15.000 dirham (3.600 euro) e la creazione di 100mila soluzioni abitative per i giovani. Se il PAM arrivasse primo e Mansouri venisse scelta per guidare il governo, diventerebbe la prima donna a ricoprire la carica.
L'Istiqlal, il più antico partito politico del Marocco, è guidato dal ministro dell'Acqua Nizar Baraka. Il movimento, di orientamento nazionalista e conservatrice, ha inserito tra le sue promesse una riduzione dei tempi di attesa per le cure negli ospedali pubblici.
Il Partito Giustizia e Sviluppo, guidato dall'ex primo ministro Abdelilah Benkirane, tenta a sua volta di tornare in primo piano. Si tratta di un partito moderato che ha guidato il governo per un decennio, prima di crollare da 125 a 13 seggi alle elezioni del 2021. Ora afferma di voler ridurre il divario economico tra Casablanca e il resto del Paese.
Tra gli altri contendenti consolidati figurano l'Unione Socialista delle Forze Popolari, il Movimento Popolare e il Partito del Progresso e del Socialismo, di sinistra, che ha incentrato la sua campagna su istruzione e regole anticorruzione più rigorose.
Come funziona il voto in Marocco
Agli elettori vengono consegnate due schede e si vota per liste di partito, non per singoli candidati. Dei 395 seggi, 305 sono assegnati attraverso circoscrizioni locali. I restanti 90 provengono da liste regionali composte esclusivamente da donne. I seggi sono attribuiti secondo un sistema proporzionale.
Nessun partito dovrebbe raggiungere i 198 seggi necessari per una maggioranza assoluta, quindi il vincitore dovrà appunto negoziare una coalizione. Il governo proposto deve poi ottenere l'approvazione del re, prima di poter gestire la politica interna e i servizi pubblici, mentre il re mantiene ampi poteri sull'orientamento generale del Paese.
La Costituzione riconosce il diritto di voto ai marocchini che vivono all'estero, ma non prevede il voto per corrispondenza né urne nei consolati del Marocco. Occore quindi recarsi in patria per votare, oppure autorizzare un familiare o conoscente registrato a farlo al proprio posto.
Lo scrutinio inizia dopo la chiusura dei seggi, mercoledì sera. I risultati preliminari vengono di solito annunciati il giorno successivo. In Marocco non esistono sondaggi elettorali, perciò non ci sono previsioni attendibili su chi finirà in testa. Una volta noto il risultato, il partito vincitore avvierà i colloqui con i possibili partner di coalizione.