La vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera accusa i negazionisti del clima di diffondere falsità mentre gli incendi devastano il Sud Europa. Difende il Green Deal e avverte: "Smantellarlo sarebbe un errore"
Mentre gli incendi continuano a devastare vaste aree di Spagna, Francia e Grecia, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Teresa Ribera, lancia un duro attacco contro il negazionismo climatico.
In un'intervista esclusiva a Euronews, la commissaria europea ha accusato apertamente i politici che negano il legame tra cambiamento climatico e incendi boschivi di "mentire alle persone" e di mettere a rischio la sicurezza dei cittadini.
Le dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato per l'Europa, alle prese con una delle stagioni degli incendi più difficili degli ultimi anni e con un acceso dibattito politico sul futuro delle politiche ambientali dell'Unione europea.
"Chi nega il cambiamento climatico sta ingannando i cittadini"
Secondo Ribera, negli ultimi mesi è aumentato il numero di esponenti politici che mettono in discussione le evidenze scientifiche sul riscaldamento globale, un fenomeno che considera estremamente pericoloso.
"In Parlamento europeo abbiamo molti nuovi deputati, famiglie politiche e politici nazionali che si esprimono con grande forza contro la scienza del clima e l'azione per il clima. Questo è pericoloso, stanno mentendo alle persone", ha affermato.
Per la vicepresidente della Commissione, negare l'influenza del cambiamento climatico sugli incendi significa ostacolare la capacità dell'Europa di prepararsi a eventi estremi destinati a diventare sempre più frequenti e distruttivi.
Il paragone con l'alcol alla guida
Per spiegare la gravità del negazionismo climatico, Ribera ha utilizzato un paragone particolarmente duro.
"È come dire che si può bere tutto il whisky che si vuole e poi guidare, perché gli incidenti stradali non dipendono dall'alcol ma soltanto dalle condizioni della strada o dell'auto", ha dichiarato. "Questo è stupido".
La commissaria respinge così la tesi secondo cui gli incendi estivi rappresenterebbero semplicemente un fenomeno naturale e ciclico del clima mediterraneo. A suo giudizio, il riscaldamento globale sta invece favorendo la nascita di "nuove tipologie di incendi boschivi", caratterizzate da maggiore intensità, velocità di propagazione e capacità distruttiva.
Ondate di calore e incendi: un'emergenza sempre più grave
Le parole della commissaria arrivano mentre il Sud Europa continua a fare i conti con incendi alimentati da temperature eccezionalmente elevate, siccità e vento.
Secondo uno studio pubblicato nelle scorse settimane, durante l'ondata di caldo che ha colpito l'Europa tra fine giugno e inizio luglio si è registrato un incremento di oltre 10.000 decessi, un dato che gli esperti collegano in larga parte alle temperature estreme. Queste condizioni, insieme alla crescente aridità della vegetazione, favoriscono lo sviluppo di incendi sempre più difficili da contenere.
Il Green Deal sotto pressione
L'intervento di Ribera arriva anche mentre a Bruxelles cresce la pressione per alleggerire parte della normativa ambientale europea.
Negli ultimi mesi il dibattito politico si è progressivamente spostato dagli obiettivi climatici del Green Deal europeo verso temi come competitività industriale, riduzione della burocrazia e sostegno alle imprese. Diversi governi e gruppi politici chiedono infatti di rivedere alcune norme ambientali ritenute troppo onerose per competere con Stati Uniti e Cina.
Tra i provvedimenti finiti nel mirino figurano le regole europee sulle emissioni di metano nel settore petrolifero e del gas e la legge sul ripristino della natura, considerata dagli ambientalisti uno degli strumenti principali per proteggere foreste, zone umide e torbiere.
"Semplificare sì, smantellare no"
Pur riconoscendo la necessità di rendere alcune procedure più semplici, Ribera mette in guardia da un arretramento delle politiche climatiche dell'Unione.
Secondo la vicepresidente della Commissione, rispondere a una stagione di incendi sempre più violenta eliminando gli strumenti pensati per ridurre gli effetti del cambiamento climatico sarebbe una scelta controproducente.
"La risposta giusta non è cancellare tutto ciò che ha fatto crescere queste radici verdi su cui continuare a costruire la prosperità", ha concluso la commissaria, ribadendo che la transizione ecologica resta una componente essenziale della strategia europea per affrontare le sfide climatiche ed economiche dei prossimi decenni.