Il Danubio raggiunge livelli record in Ungheria, costringendo la centrale nucleare di Paks a ridurre la produzione. Laghi in secca, navigazione in crisi e allarme siccità nel Paese
L'Ungheria sta affrontando una delle peggiori crisi idriche della sua storia recente. Il livello del Danubio è sceso a minimi mai registrati, costringendo la centrale nucleare di Paks a ridurre la produzione di energia, mentre laghi e fiumi del Paese si stanno prosciugando sotto gli effetti della siccità e dell'ondata di caldo.
La situazione è talmente grave da compromettere la navigazione sul principale corso d'acqua dell'Europa centrale e da mettere a rischio gli ecosistemi acquatici.
La centrale nucleare di Paks costretta a ridurre la produzione
Lunedì sera gli esperti hanno deciso di diminuire la potenza del reattore numero 1 della centrale nucleare di Paks dopo che il livello del Danubio, nel tratto vicino all'impianto, è precipitato fino a -106 centimetri, il valore più basso mai registrato nella zona.
La riduzione è stata di 254 megawatt, circa la metà della potenza del reattore interessato e pari a circa il 13 per cento della produzione complessiva della centrale.
Secondo il gruppo energetico ungherese MVM, nei mesi di giugno e luglio erano già state adottate misure analoghe, ma mai in condizioni così critiche.
La decisione non è legata a problemi tecnici dell'impianto, bensì alle norme ambientali. Con un livello così basso del fiume, infatti, l'acqua utilizzata per raffreddare i reattori, una volta reimmessa nel Danubio, rischia di aumentarne eccessivamente la temperatura, provocando danni alla fauna e alla flora acquatica.
Record negativo anche a Budapest
La crisi interessa l'intero corso del Danubio.
Martedì mattina, a Budapest, il livello del fiume è sceso a soli 28 centimetri, superando il precedente record negativo di 33 centimetri, registrato nell'ottobre 2018.
Le conseguenze sono già evidenti: in alcuni tratti le navi mercantili e i battelli passeggeri non riescono più a navigare normalmente e gli esperti temono un ulteriore peggioramento con l'arrivo di una nuova ondata di calore.
Il lago Velence rischia di scomparire
L'emergenza non riguarda soltanto il Danubio.
Anche il lago Velence, il terzo più grande dell'Ungheria, sta vivendo una situazione drammatica. Attualmente manca circa un metro d'acqua rispetto ai livelli normali e, secondo il Ministero per l'Ambiente vivente, entro agosto il livello potrebbe scendere fino a 20 centimetri.
In molte aree lo specchio d'acqua continuo potrebbe scomparire del tutto, lasciando spazio a piccoli bacini isolati separati da tratti di terreno asciutto.
Per limitare i danni ambientali, il ministero prevede di creare corridoi ecologici tra questi bacini, scavando passaggi nelle aree emerse per consentire la sopravvivenza delle specie acquatiche.
Salvare i pesci
Le autorità stanno valutando anche interventi straordinari per salvare la fauna.
Il portavoce del ministero, Zoltán Orbán, ha spiegato che, se la siccità dovesse proseguire, sarà necessario effettuare operazioni di pesca di soccorso, trasferendo i pesci in ambienti più idonei.
Secondo il ministero, un ulteriore abbassamento del livello dell'acqua potrebbe lasciare molti esemplari con appena una o due settimane di sopravvivenza prima della morte.
Nel frattempo il governo ungherese sta completando una mappatura delle risorse idriche nazionali per pianificare interventi di lungo periodo, tra cui il ripristino di almeno il 30 per cento delle zone umide entro il 2030, come previsto dal piano europeo per la rinaturazione.
La crisi idrica interessa ormai quasi l'intero Paese.
Secondo i dati diffusi dalle autorità, l'89 per cento del territorio ungherese si trova in condizioni di siccità moderata o grave, con ripercussioni sull'agricoltura, sulle riserve idriche e sugli ecosistemi.
Le autorità smentiscono chemtrail e "macchine anti-grandine"
In parallelo all'emergenza climatica, stanno tornando a circolare sui social numerose teorie del complotto che attribuiscono la siccità ai presunti chemtrail, le cosiddette "scie chimiche", oppure al sistema nazionale di prevenzione della grandine.
L'Istituto di politica climatica collegato al Mathias Corvinus Collegium (MCC) ha pubblicato diversi interventi per smentire queste affermazioni.
Gli esperti ricordano che le scie lasciate dagli aerei sono semplici scie di condensazione, generate dal vapore acqueo emesso dai motori che, alle basse temperature presenti in quota, si trasforma in cristalli di ghiaccio. La loro durata dipende esclusivamente dalle condizioni atmosferiche.
Allo stesso modo, il sistema di prevenzione della grandine, che utilizza particelle di ioduro d'argento per favorire la formazione di chicchi più piccoli all'interno delle nubi temporalesche, non è in grado di ridurre le precipitazioni né tantomeno di provocare siccità.
Come spiegano gli esperti, il sistema può modificare esclusivamente la dimensione dei chicchi di grandine, ma non la quantità d'acqua presente nelle nuvole. Inoltre, entra in funzione soltanto quando i temporali si sono già formati, rendendo fisicamente impossibile che possa impedire la pioggia o causare periodi di siccità prolungata.
L'emergenza che sta colpendo l'Ungheria è invece il risultato della persistente carenza di precipitazioni e delle elevate temperature, che stanno mettendo sotto pressione il sistema idrico nazionale e persino una delle principali infrastrutture energetiche del Paese.