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Corte suprema Usa boccia il decreto esecutivo di Trump sul diritto di cittadinanza alla nascita

Il presidente Donald Trump parla prima di firmare un memorandum per l'EPA sulle emissioni dei veicoli nello Studio Ovale, lunedì 29 giugno 2026.
Il presidente Donald Trump parla prima di firmare un memorandum all'EPA sul controllo dell'inquinamento dei veicoli nello Studio Ovale, il 29 giugno 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Nathan Rennolds
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I giudici hanno bocciato il tentativo di abolire lo ius soli per i figli degli immigrati senza documenti o con visto temporaneo dichiarando incostituzionale il decreto esecutivo firmato dal presidente nel suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca

La Corte suprema degli Stati Uniti ha annullato un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump, che mirava a porre fine allo ius soli, ovvero il diritto alla cittadinanza statunitense per chiunque nasca sul territorio americano.

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Una maggioranza di cinque giudici ha stabilito che l’ordine di Trump violava il XIV° emendamento della Costituzione del Paese.

Quali giudici della Corte suprema Usa hanno votato per lo ius solis

Il presidente della Corte, John Roberts, si è schierato con i giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Amy Coney Barrett e Ketanji Brown Jackson nel ritenere illegittima la misura.

Il giudice Brett Kavanaugh ha condiviso l’esito della decisione, ma in un testo separato ha scritto di non ritenere che l’ordine violasse il XIV emendamento, pur riconoscendo che “contrasta con una legge federale”.

I giudici Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito hanno presentato opinioni dissenzienti.

Cosa prevedeva l'ordine esecutivo di Trump sul diritto di cittadinanza alla nascita

Trump aveva firmato l’ordine a gennaio 2025, all’inizio del suo secondo mandato alla Casa Bianca, caratterizzato da tentativi di imporre limiti sia all’immigrazione regolare sia a quella irregolare.

Il testo prevedeva che, 30 giorni dopo l’entrata in vigore, i bambini nati negli Stati Uniti non avrebbero più avuto diritto alla cittadinanza alla nascita se i genitori si trovavano nel Paese illegalmente o solo temporaneamente.

Il XIV emendamento, adottato nel 1868, stabilisce che “tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione, sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono”.

Nella motivazione della decisione di maggioranza, il presidente Roberts ha scritto: “I bambini nati negli Stati Uniti da genitori presenti illegalmente o temporaneamente sono soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti e sono cittadini dalla nascita ai sensi della disposizione sulla cittadinanza del XIV emendamento”.

“La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Coloro che elaborarono il Quattordicesimo emendamento hanno esteso quella promessa a ‘ogni persona nata libera in questo Paese’”, ha aggiunto.

Perché Trump parla di birth tourism

Il verdetto colpisce uno dei simboli della campagna elettorale di Trump. Il presidente sosteneva che lo ius soli incentivasse il cosiddetto "birth tourism" e permettesse ai figli degli immigrati irregolari di ottenere automaticamente la cittadinanza americana.

La Casa Bianca aveva sostenuto che il XIV Emendamento fosse stato pensato esclusivamente per garantire la cittadinanza agli ex schiavi dopo la Guerra civile e non ai figli degli immigrati.

La Corte ha respinto questa interpretazione, ribadendo che oltre un secolo di giurisprudenza costituzionale va nella direzione opposta.

Commentando una serie di decisioni della Corte Suprema in un post su Truth Social, Trump ha affermato che "la Corte Suprema ha confermato lo ius soli. È un male per il nostro Paese, ma possiamo facilmente rimediare con una legge approvata dal Congresso".

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