L’esercito israeliano ha chiesto l'evacuazione di villaggi nell'area colpita dove ci sono obiettivi di Hezbollah. Le operazioni militari in Libano si intensificano nonostante l'accordo di cessate il fuoco tra i governi dei due Paesi
Un attacco aereo israeliano contro un villaggio ha ucciso 11 persone nel Libano orientale, incluse due ragazze, hanno riferito martedì media statali, mentre Israele ha ordinato una nuova avanzata di terra, oltre il fiume Litani e linea gialla stabilita unilateralmente con l'operazione di terra nel sud del Paese.
Secondo l'agenzia nazionale di stampa libanese, l'attacco ha colpito lunedì sera il villaggio di Mashghara, nella valle della Beqaa, ed è avvenuto dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato di avere autorizzato raid più intensi contro il gruppo armato Hezbollah in tutto il Libano.
"Ho ordinato un'ulteriore accelerazione delle nostre operazioni", ha detto Netanyahu in un messaggio video pubblicato sul suo canale Telegram.
L'esercito israeliano (Idf) non ha commentato questo specifico attacco, ma ha invitato la popolazione di Mashghara e di Sohmor a evacuare. Lunedì aveva però affermato di prendere di mira infrastrutture di Hezbollah nel Libano orientale.
Un funzionario della sicurezza israeliano, parlando a condizione di anonimato in linea con le norme vigenti, ha reso noto che l'esercito ha inviato in Libano un ulteriore battaglione.
il portale Ynet ha riportato che l'Idf ritiene che "più terroristi di Hezbollah vengono spinti verso nord, minore sarà la possibilità di lanciare droni esplosivi verso i residenti" nel nord di Israele.
Secondo i soccorsi una dozzina di corpi è stata estratta dalle macerie dopo una intensa ondata di raid notturni sul Libano meridionale e orientale.
L'intensificarsi degli attacchi arriva tre giorni prima dell'incontro a Washington tra le delegazioni militari libanesi e israeliane per colloqui diretti, e durante un cessate il fuoco prolunga almeno sulla carte dalle parti.
Lunedì il presidente libanese Joseph Aoun ha difeso la sua decisione di avviare colloqui con Israele, aggiungendo che la sua richiesta di un completo ritiro israeliano dal sud del Libano è "non negoziabile".
Nei negoziati non rientra tuttavia Hezbollah che ha attaccato le truppe israeliane nel sud del Libano e le città del nord di Israele, promettendo di continuare finché Israele non fermerà i suoi raid aerei quotidiani e non ritirerà le sue truppe dal Paese.
La milizia sciita filo-iraniana ha rivendicato anche l'uso di nuovi droni con collegamenti in fibra ottica, che le truppe israeliane faticano a intercettare e che hanno colpito sia soldati israeliani sia villaggi lungo il confine settentrionale. L'ultimo caso proprio in queste ora dal lato israeliano del confine.
Israele ha aggiornato le proprie linee guida difensive alla luce degli ultimi sviluppi nelle regioni settentrionali, invitando la popolazione a evitare grandi assembramenti, ma è in Libano che si registra la situazione peggiore per la popolazione civile.
Oltre un milione di persone infatti è stato sfollato a causa della guerra, scoppiata dopo che il 2 marzo Hezbollah ha lanciato razzi contro il nord di Israele in solidarietà con l'Iran.
Dall'inizio del conflitto, almeno 3.185 persone sono state uccise dai raid israeliani, secondo il ministero della Sanità libanese, e oltre 9.600 sono rimaste ferite.
L'intensificarsi dei raid ha riacceso in Libano il timore di una nuova guerra su vasta scala, lasciando la capitale di nuovo esposta a possibili attacchi.
"Dicendo solo poche parole in televisione, lui (Netanyahu) fa prendere il panico a tutti e li spinge a fuggire dalle loro case", ha detto Tony Aboud, nel vivace quartiere di Hamra a Beirut. "Non so cosa succederà né per quanto tempo potremo vivere così".