I Paesi del Gruppo Amici dei Balcani hanno adottato un testo comune per garantire equità nei futuri trattati di adesione all'Ue. Promosso dall'Italia, il documento rifiuta corsie preferenziali per l'Ucraina e chiede di accelerare sull'integrazione dei Paesi dei Balcani occidentali
I Paesi del “Gruppo Amici dei Balcani”, riuniti venerdì a Roma, hanno adottato un documento politico promosso dall’Italia sull'adesione all'Unione europea, con l'obiettivo di “preservare credibilità, prevedibilità e unità del processo di allargamento”.
Il testo della neonata Carta di Roma riafferma il principio della piena uguaglianza degli Stati membri dopo l’adesione, escludendo modelli di partecipazione differenziata o forme di appartenenza “di secondo livello”.
Il documento politico è stato sottoscritto anche da Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia e Slovenia (alla presenza per la prima volta anche dell'Ungheria) e verrà pertanto presentato quale proposta congiunta del Gruppo degli Amici dei Balcani Occidentali a Bruxelles.
Negli ultimi mesi diversi leader europei si sono espressi, a più riprese e con preoccupazione, dell'adesione "accelerata" o condizionata dell'Ucraina all'Ue, come il cancelliere tedesco Merz.
Lo stesso ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha sostenuto venerdì nell'incontro, che si è tenuto a Villa Madama, che "l'Italia ribadisce il suo orientamento favorevole all'ingresso di Kiev nel blocco ma, avverte, ciò non può avvenire al costo di scavalcare governi che negli ultimi anni sono passati attraverso un difficile cammino di riforme istituzionali per rispettare i requisiti necessari".
Il riferimento è ai Paesi dei Balcani Occidentali candidati (Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia) e al Kosovo che ne ha fatto richiesta.
"Noi siamo a favore dell'ingresso dell'Ucraina ma prima ci sono i Balcani", ha avvertito Tajani chiedendo di accellerare il processo per questi Paesi.
Che cosa chiede all'Ue la Carta di Roma
Secondo i firmatari del documento approvato a Roma, il prossimo ciclo di adesioni costituirà un test decisivo per l’Unione e dunque diventa necessario preservare l’equilibrio tra spinta politica e rigore delle regole.
In questo senso la carta promuove alcuni principi guida. Tra gli altri: la piena parità di trattamento tra Stati candidati e tra Stati membri dopo l’adesione evitando candidature o membership di “serie B” o corsie preferenziali; la possibilità di partecipazione differenziata a singole politiche, sul modello Schengen, e di clausole di salvaguardia ma solo con una logica settoriale che non crei asimmetrie nel mercato interno e nell'Unione; il mantenimento di un percorso di adesione prevedibile e basato sul merito, dunque fondato sull’effettivo avanzamento delle riforme.
Il documento sottolinea inoltre la necessità di integrare maggiormente la dimensione securitaria nel processo di allargamento e di sviluppare una comunicazione strategica coordinata, rivolta sia alle opinioni pubbliche europee sia a quelle dei Paesi candidati, anche in vista delle future ratifiche nazionali.