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Armenia, Pashinyan: “Il Karabakh non era nostro”. Svolta storica verso la pace con l’Azerbaigian

FILE: Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan partecipa al vertice del Supremo Consiglio Economico Eurasiatico, 21 dicembre 2025
FILE: Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan partecipa al vertice del Supremo Consiglio Economico Eurasiatico, 21 dicembre 2025 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Peter Barabas
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Con un'ammissione straordinaria, il premier armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che il Karabakh non è territorio dell'Armenia e che il movimento armeno per ottenerlo è stato "un errore fatale"

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha scosso profondamente l’opinione pubblica armena con dichiarazioni destinate a segnare una svolta storica nel dibattito sul Nagorno-Karabakh. In un discorso molto acceso, diffuso domenica dai media locali, il leader di Erevan ha messo in discussione decenni di narrativa nazionale armena, affermando apertamente che “il Karabakh non era nostro” e definendo il “movimento del Karabakh” un “errore fatale”.

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Le parole di Pashinyan rappresentano uno dei passaggi politici più delicati dalla fine del conflitto con l’Azerbaigian. Rispondendo alle accuse di aver “perso” il Karabakh, il premier ha replicato con tono provocatorio: “Come era nostra quella terra? Spiegatemi come faceva a essere nostra?”. Un messaggio che rompe con la tradizionale posizione armena sul territorio conteso.

Nel suo intervento, Pashinyan ha anche criticato la gestione passata della regione, sottolineando che la presenza di infrastrutture armene non significava automaticamente sovranità sul territorio. “Abbiamo costruito scuole, asili, fabbriche, abbiamo vissuto lì. Ma non era nostra”, ha insistito il premier.

Le dichiarazioni arrivano in un momento cruciale per la politica estera armena. Erevan sta infatti accelerando il proprio avvicinamento all’Unione europea e, parallelamente, punta a consolidare il processo di pace con l’Azerbaigian dopo decenni di tensioni e guerre nel Caucaso meridionale.

Il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev posa la prima pietra dell'Hotel Zangilan City Park nella città di Zangilan, 10 maggio 2026
Il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev posa la prima pietra dell'Hotel Zangilan City Park nella città di Zangilan, 10 maggio 2026 Courtesy of Azertag

La nuova linea politica è stata confermata anche durante il recente vertice della Comunità politica europea a Yerevan, dove il presidente francese Emmanuel Macron ha lodato il cambio di rotta dell’Armenia. Macron ha parlato di “una nuova era” per il Paese, sottolineando come Erevan stia scegliendo consapevolmente un percorso europeo dopo anni di forte dipendenza dalla Russia.

Con le elezioni previste per giugno, Pashinyan sembra voler consolidare l’immagine di un’Armenia orientata verso l’Europa, la stabilità regionale e nuove opportunità economiche. Una strategia che passa inevitabilmente anche dalla normalizzazione dei rapporti con Baku.

Nel frattempo, il presidente azero Ilham Aliyev ha lanciato un avvertimento alle forze politiche armene ostili all’Azerbaigian, sostenendo che un ritorno del nazionalismo radicale potrebbe danneggiare la stessa Armenia. Durante una visita nella città di Zangilan, nel Karabakh, Aliyev ha ribadito l’obiettivo di trasformare la regione in un importante hub logistico e commerciale per tutto il Caucaso meridionale.

Il leader azero ha inoltre criticato alcuni “leader stranieri” che, a suo dire, si presentano come protettori dell’Armenia. “Non avevamo intenzione di distruggere l’Armenia”, ha dichiarato Aliyev, sostenendo che Baku abbia già raggiunto i propri obiettivi strategici.

Sul delicato equilibrio regionale è intervenuto anche il presidente russo Vladimir Putin, che ha suggerito all’Armenia di indire un referendum sul proprio futuro europeo dopo il raffreddamento dei rapporti tra Erevan e Mosca.

Putin ha avvertito che un eventuale avvicinamento definitivo all’Ue potrebbe portare a una “separazione civile” tra Russia e Armenia, richiamando anche il precedente ucraino.

Pashinyan ha però chiarito che al momento non è previsto alcun referendum sull’adesione all’Unione europea, pur confermando la volontà dell’Armenia di proseguire nel proprio percorso di trasformazione politica ed economica. Allo stesso tempo, Erevan non intende abbandonare l’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia, mantenendo così un equilibrio diplomatico estremamente delicato tra Bruxelles e Mosca.

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