Nei Paesi Bassi si apre il processo a un uomo siriano accusato di torture durante la guerra civile: nega tutto e si dichiara vittima di una cospirazione
Si è aperto nei Paesi Bassi il processo a un cittadino siriano di 58 anni, accusato di aver commesso gravi crimini durante la guerra civile nel suo Paese. Davanti ai giudici della Corte distrettuale dell’Aia, l’uomo - identificato come Rafiq al Q - ha respinto tutte le accuse, sostenendo di essere vittima di una cospirazione.
Secondo l’imputato, le nove presunte vittime, i testimoni e persino la polizia olandese avrebbero mentito sul suo ruolo di interrogatore per una milizia filo-governativa. “Stanno tutti cospirando contro di me”, ha dichiarato in aula tramite interprete.
I pubblici ministeri lo accusano invece di crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile siriana, tra cui decine di episodi di tortura e violenza sessuale ai danni di civili. L’uomo ha negato anche qualsiasi legame con il regime dell’ex presidente Bashar al-Assad, dichiarando di aver lavorato come semplice funzionario pubblico nella città di Salamiyah.
Durante una delle prime udienze, l’imputato ha tentato di presentare delle presunte prove mostrando un foglio al giudice, ma il suo stesso avvocato, André Seebregts, ha ammesso di non sapere di cosa si trattasse. “Non dico tutto al mio avvocato”, ha replicato l’uomo.
Arrivato nei Paesi Bassi nel 2021 come richiedente asilo, viveva nella cittadina di Druten quando è stato arrestato nel 2023. Il procedimento si basa sul principio della giurisdizione universale, che consente di perseguire crimini internazionali come torture e crimini di guerra anche se commessi al di fuori del territorio nazionale.
Precedenti e contesto internazionale
Non è la prima volta che la giustizia olandese si occupa di crimini legati al conflitto siriano. Negli ultimi anni, diversi cittadini siriani sono stati processati e condannati per violazioni dei diritti umani commesse durante la guerra.
Il conflitto in Siria, iniziato nel 2011 con proteste contro il governo, si è rapidamente trasformato in una guerra devastante, segnata da repressioni violente e accuse diffuse di torture sistematiche da parte del regime.
Nel frattempo, la situazione politica nel Paese è cambiata radicalmente: nel 2024, le forze ribelli guidate da Hayat Tahrir al-Sham hanno lanciato un’offensiva che ha portato alla caduta di Damasco e alla fuga di Assad, rifugiatosi a Mosca.
Parallelamente, la comunità internazionale continua a esercitare pressione legale sulla Siria. I Paesi Bassi e il Canada hanno avviato un procedimento contro Damasco presso la Corte internazionale di giustizia, accusando il governo siriano di una lunga campagna di torture contro i propri cittadini.
Nel 2023, la Corte ha ordinato alla Siria di adottare tutte le misure possibili per prevenire ulteriori atti di tortura.
Il processo all’Aia proseguirà nelle prossime due settimane. Il verdetto è atteso per il 9 giugno, in un caso che potrebbe rappresentare un nuovo importante precedente nella lotta contro l’impunità per i crimini internazionali.