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Svizzera, il capo dell’esercito Roos: “Sui droni siamo impreparati, difese quasi inesistenti”

Insegne di fuoco sull'uniforme del colonnello Ludovic Monnerat, comandante del satellite dell'esercito svizzero.
Insegne di fuoco sull'uniforme del colonnello Ludovic Monnerat, comandante del satellite dell'esercito svizzero. Diritti d'autore  Elodie Le Maou
Diritti d'autore Elodie Le Maou
Di Emma De Ruiter
Pubblicato il
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Il capo dell’esercito svizzero Benedikt Roos lancia l’allarme: il Paese non è pronto contro attacchi con droni e minacce a lungo raggio. Previsti nuovi investimenti nella difesa aerea e nel cyberspazio

La Svizzera non è ancora pronta ad affrontare le nuove minacce militari, in particolare quelle legate all’uso dei droni. A lanciare l’allarme è il nuovo capo dell’esercito, Benedikt Roos, che ha evidenziato gravi lacune nelle capacità difensive del Paese.

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Intervenendo davanti ai giornalisti presso la base militare di Thun, Roos ha descritto uno scenario internazionale sempre più instabile: “Il mondo di oggi è diventato più complesso, più dinamico e, per certi aspetti, più pericoloso”. Secondo il comandante, la “politica di potenza” non è una novità, ma oggi si manifesta in modo più diretto e immediato.

Allarme droni e cybersicurezza: “Non siamo pronti”

Il punto più critico riguarda la difesa contro attacchi con droni, sempre più centrali nei conflitti moderni. Alla domanda sulla preparazione della Svizzera, Roos è stato netto: “Non sono molto ottimista”.

Riferendosi all'argine alle minacce osservate nei recenti conflitti in Medio Oriente, ha aggiunto: “Non abbiamo più o meno nulla, niente di niente, zero”. Una dichiarazione che conferma le preoccupazioni già espresse dopo la sua nomina, quando aveva sottolineato come il Paese fosse indietro proprio nella neutralizzazione dei droni .

Secondo Roos, le principali lacune riguardano due ambiti strategici: gli attacchi informatici e le minacce provenienti da lunghe distanze. La guerra moderna, infatti, non si combatte più solo sul terreno, ma anche nel dominio digitale e attraverso sistemi avanzati come droni e missili.

Non a caso, negli ultimi anni anche le autorità svizzere hanno riconosciuto la necessità di rafforzare la difesa aerea e le capacità anti-drone, considerate ormai indispensabili nei conflitti contemporanei .

Più fondi per la difesa

Per colmare queste lacune, il governo svizzero ha chiesto al Parlamento di approvare un piano di spesa da 3,7 miliardi di euro. L’obiettivo è potenziare la difesa aerea terrestre, migliorare la protezione contro i droni e sviluppare ulteriori capacità nel cyberspazio.

Tra le misure previste figura l’acquisto di sistemi missilistici IRIS-T SLM di fabbricazione tedesca, per circa un miliardo di euro, oltre a investimenti specifici contro i mini-droni.

Il ministro della Difesa Martin Pfister ha ammesso che “attualmente la Svizzera non è sufficientemente protetta contro le forme di minaccia più probabili”, indicando come prioritarie proprio le nuove tecnologie belliche rispetto ad altri programmi, come il rinnovo dei veicoli militari.

Parallelamente, Berna sta rafforzando la cooperazione internazionale. All’inizio del mese, Svizzera e Unione europea hanno firmato una dichiarazione congiunta per intensificare i rapporti in materia di politica estera, sicurezza e difesa.

L’accordo, siglato dai responsabili della diplomazia Kaja Kallas e Ignazio Cassis, punta a facilitare la partecipazione svizzera a missioni civili e militari congiunte, pur nel rispetto della storica neutralità del Paese.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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