Accusati di corruzione e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, tramite un "sistema perverso" i docenti facevano in modo di garantire affidamenti con fondi europei a determinate società. In cambio ottenevano cellulari, smart tv e pc
La Procura Europea (Eppo) ha chiesto l'arresto di 16 tra docenti universitari, ricercatori e insegnanti e di alcuni manager e dipendenti di società informatiche. Le accuse sono di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.
Secondo i pm europei Calogero Ferrara e Amelia Luise, a capo dell'inchiesta che coinvolge Sicilia e Campania, tramite un "sistema perverso" i docenti facevano sì che gli enti presso cui lavoravano affidassero le forniture di beni e servizi a determinate società informatiche (Informatica Commerciale S.p.A., R-Store S.p.a e Databroker), ottenendo in cambio cellulari, smart tv e pc per uso personale o per familiari e conoscenti.
"A fronte di atti amministrativi di tipo discrezionale a volte formalmente regolari, la causa personalistica prevaleva su quella pubblicistica, lasciando spazio ad un asservimento dell'incarico pubblico svolto al fine personale", scrivono i magistrati.
L'indagine parte dall'arresto della preside antimafia nel 2023
Il procedimento nasce dall'indagine che nel 2023 portò agli arresti domiciliari Daniela Lo Verde, dirigente della scuola Falcone del quartiere Zen di Palermo, il suo vice e la dipendente dell'azienda R-Store Alesandra Conigliaro. I tre hanno poi patteggiato una condanna per peculato e corruzione.
Lo Verde, insignita nel 2020 del titolo di cavaliere della Repubblica per il suo impegno antimafia, per non perdere i fondi Ue, d'accordo con il vicepreside e diversi collaboratori, riempiva i report di false firme che attestavano la presenza degli alunni alle attività finanziate.
Secondo le indagini, la preside, oltre a fare la cresta sugli alimenti della mensa scolastica, faceva anche acquistare con fondi europei (da qui la competenza della Procura europea) computer e dispositivi elettronici da destinare agli alunni dalla R-Store di proprietà di Conigliaro. Questa, per ricambiare il favore, le faceva avere telefonini e pc a suo piacimento.
Lo stesso metodo illecito praticato a Palermo e Napoli
Grazie alle rivelazioni di una dipendente del punto vendita R-Store, i pm hanno scoperto che lo stesso metodo illecito praticato a Palermo è stato applicato anche in alcune facoltà universitarie e scuole di Napoli.
Secondo gli inquirenti la R-Store, "alla continua ricerca di profitto e ingolosita dalle innumerevoli opportunità derivanti dai fondi europei del Pnrr destinati al mondo della scuola", sarebbe andata, dunque, ben oltre una aggressiva politica commerciale, sconfinando nell'illecito.
Nel meccanismo, risultava decisivo il ruolo dei docenti e dei ricercatori che imponevano di acquistare dalla società, ricevendo in cambio costosi iPhone, buoni spesa, stampanti, smart tv.
Docenti, ricercatori e dirigenti tra gli indagati
Tra i docenti indagati, Corrado Leone del Centro Nazionale di Ricerca di Napoli e di Portici, Luigi Cembalo e Roberto Freda, rispettivamente professore ordinario presso il dipartimento di Scienze Agrarie dell'università di Napoli Federico II e assistente ricercatore dello stesso ateneo. Poi Luciano Airaghi, responsabile del centro di formazione dell'Its fondazione Minoprio, Carlo Palmieri, presidente dell'Its Academy di Napoli ed Enrico Cafaro, docente del dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche della Federico II.
La R-Store S.p.a. al centro dell'indagine, azienda Apple Premium Reseller, si avvaleva di un team che faceva capo a Mario Piacenti, tra gli indagati, e intratteneva relazioni con numerosi istituti pubblicizzando l'azienda così da facilitare le forniture di beni e servizi, come dispositivi digitali e software informatici.
Coinvolto nella vicenda anche l'amministratore delegato Giancarlo Fimiani, per il quale sono stati chiesti i domiciliari, che secondo gli inquirenti sfruttava le proprie conoscenze per accaparrarsi gare, anche di notevole importo.