La Professoressa Romana Francesca Stasolla, Direttrice del dipartimento di Scienze dell’Antichità presso La Sapienza di Roma, ci spiega quali altri monumenti sono a rischio e l'importanza dell'attività di monitoraggio delle strutture
Sembra ormai lontano il 3 novembre, il giorno del tragico crollo della Torre dei Conti vicino a Via dei Fori imperiali nel centro di Roma che è costato la vita a un operaio, Octav Stroici.
Lunedì l’ultimo saluto all’uomo di 66 anni nella città natale di Suceava, morto dopo essere rimasto intrappolato per 11 ore sotto le macerie del crollo di una porzione della Torre.
Mentre la Procura sta indagando sull’accaduto e su cosa abbia determinato il cedimento di una parte della struttura già da tempo interessata da lavori di ristrutturazione, sono emersi documenti e perizie che già segnalavano la fragilità dell'edificio, marcato da tempo da crepe e lesioni e da una “scarsa resistenza dei solai”.
Con Romana Francesca Stasolla, Direttrice del dipartimento di Scienze dell’Antichità presso La Sapienza di Roma - tra i primi al mondo nel settore - abbiamo parlato del caso, degli altri monumenti a rischio nella capitale e di come eventi di questo tipo possono essere evitati.
Cosa ha determinato secondo lei il crollo della Torre dei Conti?
Nella Torre ha ceduto prima un contrafforte e poi successivamente i piani interni, che non facevano parte dell’assetto originario della Torre ma dei lavori che negli anni si sono susseguiti.
Si è trattato di un cedimento strutturale ma non ne conosciamo le ragioni in questo momento, perché senza una perizia tecnica è impossibile capire cosa è accaduto. Se si tratta di una somma di fattori o di un evento scatenante particolare è difficile dirlo prima di una verifica.
In che cosa consistono gli accertamenti?
La perizia va a verificare la situazione strutturale della torre che è stata senz’altro fatta nel progetto di restauro, perché questo è di prassi. Ora la situazione è modificata perché c’è stato un crollo, quindi la prima cosa da fare è una verifica statica anche per metterla in sicurezza nel modo migliore.
Dopodiché serve un’analisi di ciò che resta, per individuare le ragioni che hanno determinato il crollo. Non sappiamo se la causa è dettata dal cantiere in corso o meno, è una possibilità ma non è detto.
Quali altri monumenti o strutture a Roma devono essere attenzionate?
Credo sia molto difficile fare una lista perché dovremmo metterci tutta Roma. Quando però le architetture durano per secoli, vuol dire che hanno avuto una continuità di vita e manutenzione e anche di ri-funzionalizzazione.
All’interno di un centro urbano, in alcuni casi non pedonalizzabile pieno di sollecitazioni di tipo statico, soggetto alla frequentazione di molte persone e ad agenti atmosferici costanti - i fattori determinanti sono molti. Le esigenze della vita urbana, aumentano sempre di più. Tutti noi vogliamo condizioni migliori di vita, che creano una frizione con l’aspetto monumentale.
Quindi servono attività di monitoraggio e manutenzione continui per capire qual è lo stato ed eventualmente intervenire. Inoltre, serve continuare ad abitare in certe strutture perché paradossalmente sono arrivate fino ad oggi perché si è continuato ad usarle. L’uso favorisce la manutenzione.
Esiste una struttura simile alla Torre dei Conti a rischio?
Mi è tornato a mente il crollo di una parte della cortina delle Mura Aureliane, perché il circuito delle Mura che risale al terzo secolo dopo Cristo, ha avuto restaurazioni successive nel tempo. Anche quelle si trovano in una situazione di estrema fragilità.
Mi sono ricordata di questo episodio, non tanto per urgenza quanto per analogia all’interno del complesso urbano.
Funziona l’attività di monitoraggio?
Il monitoraggio non è mai troppo. È chiaro che è un problema di risorse economiche e di persone. La Sovraintendenza capitolina che è quella pertinente per la Torre dei Conti, fa miracoli per la situazione in cui è. Roma è scarsamente assimilabile ad altri capitali perché un centro storico come questo non ce l’ha nessuno per dimensioni e ricchezza.
Quindi trova difficilmente degli elementi di confronto anche nella manutenzione e nella gestione. Il lavoro di manutenzione fa in modo che incidenti come questo, siano sporadici. Dovrebbero essere essenti, però pensiamo a quanto lavoro viene fatto per fare in modo che il centro di Roma stia in piedi.
Un’area archeologica tra le più importanti al mondo.
La zona che si estende tra il Colosseo e Piazza Venezia vanta uno dei patrimoni archeologici più ricchi, non solo in Italia. La zona inoltre interessata dai lavori per la costruzione della metropolitana C ha richiesto attività di sorveglianza e controllo durante gli scavi. Qui infatti i reperti di epoca romana, sono incastonati in un’area che racchiude opere di epoche diverse, in una stratificazione storico – culturale senza precedenti.
Tra le altre strutture che meritano particolare attenzione figura il Palazzo Silvestri Rivaldi, costruito nel XVI secolo, dopo aver cambiato diversi proprietari, è rimasto inutilizzato a partire dalla fine degli anni ’80. Varie ipotesi di ri-utilizzo negli anni sono state infatti abbandonate.
Altra costruzione da tenere sotto osservazione e risalente all’epoca della Torre dei Conti è l’adiacente Torre delle Milizie detta anche “pendente”. Chiusa al pubblico dal 2016, ha subito il crollo del terzo piano dopo il terremoto del 1348.
E poi c’è tutta l’area vicina alla colonna di Traiano che è stata interessata dai lavori di scavo per il completamento della metropolitana C. Numerosi sensori sono stati posizionati in tutta la zona, in grado di registrare qualsiasi oscillazione sospetta.