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Piera Levi-Montalcini, l'odio razziale resta una piaga

La nipote della premio Nobel in Sardegna per non dimenticare
La nipote della premio Nobel in Sardegna per non dimenticare
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Di ANSA
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(di Maria Grazia Marilotti) (ANSA) - CAGLIARI, 23 GEN - "A quasi 80 anni di distanza sembra che la storia abbia insegnato poco. Guerre, violenza, discriminazioni sono tristemente attuali, come l'antisemitismo, una piaga sempre esistita. E chissà quanti secoli ci vorranno perchè venga estirpata. Forse quando le persone smetteranno di farsi la guerra. Per questo è importante ricordare. Di quel passato paghiamo ancora le conseguenze. Il passato è un riferimento, il presente la base per il futuro, per vivere meglio e non ripetere gli stessi errori". Piera Levi-Montalcini, nipote di Rita, prima donna premio Nobel per la medicina, è pronta a raccontare gli orrori della Shoah in un tour di sei tappe in Sardegna in occasione della Giornata della Memoria. Una quattro giorni, dal 25 al 28 gennaio, tra Cagliari, Selargius, Sestu, Quartu, Donori, Elmas, per incontrare studenti e cittadini su invito di Antonella Angioni, docente di Diritto ed economia, con la collaborazione di Enzo Cugusi, dell'associazione sarda Gramsci di Torino. Per Piera è la prima volta in Sardegna. "La curiosità è tanta - confessa in un colloquio con l'ANSA - ne ho sempre sentito decantare le bellezze". Di famiglia ebraica, settantasei anni, ingegnera elettronica, presidente dell'associazione Levi-Montalcini, Piera porta avanti l'eredità spirituale di sua zia, espulsa dall'Università di Torino in seguito alle leggi razziali. E subito il suo pensiero va ai giovani. Si sofferma così sulla "perdita di cervelli, su quante menti geniali e colte l'Italia abbia perso, costrette a scappare dal Paese a causa delle leggi razziali e delle persecuzioni. Avrebbero potuto contribuire al suo sviluppo ma non sono più rientrate, anche perché l'odio razziale non è cessato con la fine del conflitto", spiega. E' nata nel 1946, un anno dopo la fine della guerra, "ma ho respirato l'atmosfera discriminatoria verso le persone di religione ebraica - racconta - Mio padre ha dovuto rinunciare alla cattedra a Torino, mia zia, intuendo che avrebbe avuto vita difficile, ha deciso di rimanere negli Stati Uniti". (ANSA).

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