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Russia, continua la mobilitazione parziale

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Di euronews
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Continua la controversa mobilitazione parziale delle truppe in Russia, con l'obiettivo di reclutare 300.000 riservisti da schierare sui fronti in Ucraina. Secondo gli esperti ci vorranno mesi per addestrare i soldati mobilitati, ma non mancano le critiche per le formazioni fin troppo veloci a cui sono sottoposte le neo-reclute prima di finire al fronte.

Un centro di training nei pressi della capitale è stato visitato dal ministro della Difesa Sergei Shoigu, che ha sottolineato l'importanza della mobilitazione militare, mentre il patriarca della chiesa cristiana ortodossa russa Kiril ha invitato a una mobilitazione spirituale che possa contribuire alla riconciliazione con l'Ucraina.

Nonostante gli appelli delle autorità il richiamo alle armi continua a sollevare proteste in molte località della Russia. Secondo alcune stime almeno 2400 persone sono state arrestate finora, e la cifra preoccupa le Nazioni Unite.

Ravina Shamdasani, portavoce dell'ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani: "Siamo profondamente turbati dal gran numero di persone che sarebbero state arrestate nella Federazione Russa per aver protestato dopo che le autorità hanno annunciato una parziale mobilitazione delle truppe nel contesto del conflitto armato in Ucraina".

In questo scenario migliaia di russi continuano ad attraversare i confini per evitare una eventuale mobilitazione. Circa 100.000 sono arrivati in Kazakistan, più di 60.000 sono entrati nell'Unione Europea la scorsa settimana e altri 10.000 entrano in Georgia ogni giorno.

"Siamo partiti da Vladikavkaz ieri pomeriggio. Abbiamo comprato delle biciclette e abbiamo raggiunto il confine così. Abbiamo fatto una lunga coda e poi siamo riusciti ad attraversare la frontiera", spiega una ragazza. "La nostra macchina si è rotta qua vicino e siamo rimasti bloccati io, i miei due figli, due gatti e due cani. Ma c'è sempre gente buona... Per questo siamo riusciti ad arrivare qui", aggiunge una donna.

La Russia non ha chiuso le frontiere e dichiara che non intende chiedere agli altri Paesi di estradare i cittadini in fuga dalla guerra.