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Per Stiglitz e Monti l'era Reagan-Thatcher è finita

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Di Efi Koutsokosta
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Per Stiglitz e Monti l'era Reagan-Thatcher è finita
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La crisi del Covid-19 ha provocato una recessione e reazioni politiche senza precedenti. Ora però l'attenzione si sposta sul post pandemia. La ripresa sarà sostenibile? Oppure questa crisi si rivelerà essere un evento trasformativo per il mondo intero? Abbiamo incontrato per discuterne, al Forum Ambrosetti, sul lago di Como, l'economista premio Nobel Joseph Stiglitz e l'ex presidente del Consiglio italiano Mario Monti.

Stiglitz: "Abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio in economia"

Abbiamo visto che gli Stati Uniti hanno avuto una ripresa economica a una velocità record. Ma i politici negli Stati Uniti e in Europa sono stati abbastanza coraggiosi da evitare una nuova Grande depressione o il rischio esiste ancora?

"Non temo una flessione significativa a questo punto. L'Europa è un po' più timida degli Stati Uniti. All'inizio l'Europa ha avuto programmi molto migliori, ma gli Stati Uniti sono stati meno timidi. E abbiamo approvato una legge che sostanzialmente forniva un sostegno pari al 25 per cento del nostro pil. L'Europa è stata molto più lenta e anche i pacchetti previsti impiegheranno uno, due anni prima di far fluire effettivamente i soldi".

Quindi dice che l'Europa deve fare di più, anche adesso?

"Penso che debba agire più in fretta, e probabilmente fare di più".

Allora, guardando avanti, che tipo di politiche economiche dovrebbero seguire i governi nel mondo post pandemia per far funzionare l'economia per la gente, per i veri cittadini, per le vere economie? Perché non abbiamo visto differenze o cambiamenti significativi nel modello economico e negli strumenti utilizzati in questa crisi.

"Penso che negli Stati Uniti si stia in realtà assistendo a un 'ripensamento'. Per esempio, la politica industriale era vista come qualcosa di cui i governi non dovrebbero occuparsi, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Ora abbiamo approvato in modo bipartisan un grosso disegno di legge sulla politica industriale per incoraggiare la ricerca, per renderci più competitivi. È stato un enorme cambiamento da un giorno all'altro. Non se n'è parlato molto, ma è un cambiamento fondamentale in politica. Il successo che abbiamo avuto nell'abbattere la povertà infantile è un risultato importante. Sotto Trump abbiamo tagliato le tasse per i miliardari e le multinazionali. Ora c'è un cambio di rotta a 180 gradi, e dovremmo concentrarci sulla maggior parte degli americani, non sui miliardari".

E vede queste nuove priorità arrivare anche in Europa?

"Penso di sì. Sa, la pandemia ha al tempo stesso messo in luce e aggravato le ineguaglianze nella nostra società, ha mostrato che le catene di approvvigionamento non erano resilienti, che il mercato ancora una volta non aveva fatto quello che doveva fare. Quindi penso che la gente si renda davvero conto che abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio in economia. Quella che viene talvolta chiamata ideologia neoliberale, che ha prevalso negli ultimi quarant'anni, non ha funzionato bene, abbiamo bisogno di ripensarla".

Vede quindi un ruolo più importante per lo Stato in futuro?

"Sì, vedo un ruolo in molti modi. Ci saranno regolamentazioni governative, se non vogliamo morire per il cambiamento climatico. Avremo bisogno di una migliore protezione dei lavoratori, leggi sul lavoro, leggi sui monopoli. Ma avremo anche bisogno di investimenti pubblici. Abbiamo investito poco, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Europa, speriamo di rimediare in futuro".

Monti: "L'Europa non può vivere senza regole"

C'è chi sostiene che l'Europa stia tornando a crescere. Quanto pensa che sia sostenibile questa crescita ?

"Questa crescita è generata in parte dall'enorme sostegno monetario, finanziario e fiscale fornito in Europa dall'Unione europea e dai singoli paesi. Questo percorso è sostenibile? Non molto. Quello che sarà cruciale per la sostenibilità della ripresa è che gli Stati membri introducano le riforme proposte dall'Unione europea per accompagnare quest'enorme quantità di fondi. È una grossa sfida, perché di solito le riforme strutturali - la Grecia lo sa, l'Italia lo sa - si fanno quando un paese è sull'orlo del disastro, e ora non è così. Ora i paesi ricevono sovvenzioni per fare le riforme. Nella misura in cui queste riforme saranno messe in pratica in modo efficace, questo darà sostenibilità alla crescita".

Quindi, guardando al mondo post pandemia, che tipo di politiche economiche dovrebbero seguire ora i governi per cambiare l'economia?

"Non penso che l'Europa debba modificare completamente il suo modello economico. Contiene alcuni principi - chiamiamola l'economia sociale di mercato - che ritengo validi, e lo vediamo anche rispetto a Stati Uniti o Cina. Il problema è come articolare le nostre economie sociali di mercato in modo che ci siano allo stesso tempo mercati più sociali e meglio funzionanti, senza che siano in conflitto tra loro. Ma ciò che l'Unione europea ha fatto quando è scoppiata la pandemia è stato sospendere i suoi principali strumenti politici, le regole sugli aiuti di Stato, le regole sulla concorrenza, le regole fiscali, il patto di stabilità, il modo in cui la politica monetaria è condotta dalla Bce. Ora tutto questo dovrà essere rimesso insieme in un anno o giù di lì, perché l'Europa non può vivere senza regole di qualche tipo".

Per finire, vorrei chiederle: vede un ruolo più importante per lo Stato in tutto questo?

"Be', da un lato la tendenza, che risale all'era Reagan-Thatcher, di uno Stato sempre meno presente, è probabilmente finita. D'altro lato, gli Stati non potranno funzionare per sempre con deficit enormi. Quindi è importante che le politiche pubbliche abbiano un ruolo maggiore, ma anche che questo ruolo sia incanalato attraverso modalità finanziariamente meno gravose per il governo e per lo Stato".