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Giappone: a scuola per diventare mascotte

In Giappone azzeccare la mascotte giusta può valere miliardi di yen. Per questo un'ex mascotte, Choko Ohira, 62 anni, da 17 anni ha aperto una scuola a Tokyo e insegna ai suoi studenti a recitare nei panni dei teneri personaggi.

"(Le mascotte) hanno il potere di attirare le persone - dice Ohira - I bambini arrivano con il sorriso sulle labbra. Si tengono per mano e abbracciano (i personaggi)". La maestra ha trascorso anni esibendosi come un famoso topo in uno spettacolo per bambini sull'emittente pubblica NHK.

Vestirsi come un peluche dà anche la possibilità di esprimersi in una società a volte rigida.

"Con le mascotte, puoi fare cose che non faresti (con altre persone) in Giappone", assicura Ohira.

I suoi studenti, vestiti in modo casual, prima praticano i saluti e i passi comunemente usati dalle mascotte, poi indossano abiti da panda, gatto e scoiattolo a grandezza naturale per mettere alla prova le loro nuove abilità.

La studentessa Nobuko Fujiki, 61 anni, dice di vedere un "lato diverso" di se stessa quando è vestita da mascotte.

"In costume, posso essere più amichevole e più attiva", assicura.

Di certo non è un lavoro semplice: solo una manciata di mascotte fanno un sacco di soldi e i costumi possono essere pesanti e insopportabilmente caldi nelle torride estati giapponesi.

Mascotte di successo

Un cult in Giappone è la "fata delle pere" punk-rock Funassyi, che è diventata famosa dieci anni fa come rappresentante non ufficiale di Funabashi, una città a est di Tokyo, nota per le sue pere succose.

Di genere indefinito e noto per le acrobazie televisive e il comportamento scorretto ma bonario, Funassyi ha collezionato quasi 1,4 milioni di follower su Twitter ed è così popolare che una semplice passeggiata per strada rischia di attirare una folla di fan.

Gli esperti hanno spesso suggerito che l'amore del Giappone per le mascotte sia legato a tradizioni e credenze religiose animiste in cui gli oggetti inanimati possono acquisire un'anima.

"I giapponesi spesso antropomorfizzano le cose", concorda Funassyi, il cui fondatore rimane un mistero.

Funassyi dice che i fan vedono spesso la mascotte come qualcuno con cui confidarsi.

"Mi chiedono consigli sulla vita e sul lavoro... come essere amichevoli con un capo che odiano o cosa fare con un marito che non mette correttamente il bucato nel cestino", dice il personaggio cult.

Funassyi non divulgha i dati sulle vendite del merchandising, ma folle di fan affollano ogni giorno il negozio Funassyi Land di Funabashi.

La mascotte olimpica

Quest'anno non poteva mancare a Tokyo la mascotte olimpica: Miraitowa. È un personaggio a scacchi blu con occhi spalancati da fumetto e orecchie a punta.

Eugene Hoshiko/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
La mascotte di Tokyo 2020Eugene Hoshiko/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

La tradizione delle mascotte olimpiche non è solo giapponese, ma risale a Monaco di Baviera, quando nel 1972 un bassotto di nome Waldi divenne la prima mascotte ufficiale dei Giochi.

Da allora, ogni paese ospitante ha inventato il proprio personaggio che simboleggia i valori olimpici e gli aspetti del patrimonio culturale. Non poteva proprio mancare a Tokyo.