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Maturità: studenti temono marchio Covid come 6 politico

Focus dell'istituto paritario Freud di Milano su 700 iscritti
Focus dell'istituto paritario Freud di Milano su 700 iscritti
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(ANSA) – MILANO, 28 MAG – Ansia se non crisi di panico,
difficoltà di apprendimento dovuta alla riduzione di relazioni
dirette con gli insegnanti, preparazione inferiore al normale.
Queste sono alcune delle difficoltà rilevate negli studenti per
la Didattica a distanza (Dad) riguardo l’esame di Maturità.
Emerge però un altro aspetto abbastanza singolare, ma che ha una
sua logica nella prospettiva anche del lavoro: la paura di
essere considerati “i promossi del Covid”, cioè agevolati come
ai tempi del “6 politico” nel ‘68. E’ quanto evidenzia un focus
realizzato dall’Istituto paritario Freud di Milano sul
‘sentiment’ degli oltre 700 giovani che lo frequentano. Circa il 50% teme di essere “etichettato” da una promozione
più facile o da un voto più alto ottenuti grazie alla pandemia.
E quasi il 60% ritiene che in fase di colloquio di lavoro
potrebbe crearsi “un pregiudizio” nei confronti degli studenti
promossi l’anno scorso o quest’anno con “un danno a inizio
carriera”. D’altro canto oltre il 70%, basandosi anche sui
rapporti con amici e conoscenti che frequentano altre scuole,
ritiene “inferiore al normale” anche “se senza colpa di nessuno”
la preparazione dell’ultimo biennio. “C‘è tristezza per non aver potuto condividere il percorso
finale con i compagni secondo il nostro focus ‘Maturità 2021′ -
spiega il direttore del Freud, Daniele Nappo -. Gli studenti
hanno difficoltà a dormire quando pensano all’esame, sono colmi
d’angoscia e pensieri negativi, perché non riescono a
condividere il loro vissuto emotivo. Non è un problema da
sottovalutare, bisogna intervenire con azioni di supporto.
Inoltre c‘è anche il timore di essere marchiati come i maturandi
del coronavirus, cioè meno preparati per l’università e per il
mondo del lavoro. Hanno l’idea che soffriranno ad avvalorare la
loro preparazione e le loro competenze. Non bisogna trascurare
se i giovani non sognano un domani, se non avvertono più il
desiderio di poter esprimere il loro talento nella società”.
(ANSA).

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