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Investite su di noi: l'appello dei giovani italiani al governo Draghi

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Investite su di noi: l'appello dei giovani italiani al governo Draghi
Diritti d'autore  "1 is not enough” campaigners
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Determinato, con le idee chiare e nessuna voglia di arrendersi.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez, 25 anni, è uno dei tanti giovani talentuosi che devono fare i conti con la dura realtà del mondo del lavoro in Italia.

Una laurea in lingue moderne, un erasmus in Russia e un master in giornalismo politico. Un percorso intrapreso con molta dedizione, nonostante alcune difficoltà economiche.

Un anno e mezzo fa l'occasione che in molti sognano: studiare negli Stati Uniti. Ottenere una borsa di studio non è facile, ma Lorenzo ci riesce lo stesso e parte per studiare relazioni internazionali negli Stati Uniti.

Quella doveva essere l'esperienza con la E maiuscola che avrebbe dovuto aprirgli la strada di una carriera brillante in patria. Invece, al suo ritorno, ha incontrato molte porte chiuse, racconta.

"Quando sono tornato dagli Stati Uniti pensavo di voler intraprendere una carriera nel mondo accademico o lavorare come consulente politico. Purtroppo mi sono reso conto e mi è stato detto che i miei sogni non possono diventare realtà in questo momento. Mi dicono che sono troppo qualificato ma senza esperienza, oppure che sono troppo giovane per avere esperienza. È frustrante".

Ma Lorenzo e altri giovani nella sua condizione non stanno con le mani in mano e trqmite le sinergie delle associazioni "Officine Italia" e "Visionary" lanciano una campagna diretta al governo dal titolo "1 non basta".

Secondo l’Ansa, in Italia solo sei laureati su 10, per l’esattezza il 59,8%, risultano occupati a tre anni dal titolo,...

Posted by Uno Non Basta on Saturday, January 23, 2021

Secondo la precedente bozza del piano nazionale di ripresa e resilienza, infatti, solo l'1 per cento dei 209 miliardi del Next generation EU sarebbe destinato alle politiche giovanili: un numero ridicolo se si pensa che la disoccupazione giovanile in italia è quasi al 30%.

"Com'è possibile che il Paese che riceve l'ammontare più alto di fondi europei ne spende così pochi per le politiche giovanili? Da sempre l'Italia ha una lacuna significativa negli investimenti sui giovani e 3 miliardi di euro in una delle crisi più grandi della storia semplicemente non bastano - spiega-. Non erano sufficienti prima della pandemia e sicuramente non bastano adesso. Abbiamo chiesto al governo il 10% della totalità dei fondi".

Il nuovo governo guidato da Mario Draghi sta finalizzando il piano nazionale di ripresa e resilienza, che verrà votato il 30 marzo alla Camera dei deputati.

La campagna "1 non basta", partita come petizione per raccogliere firme, si è evoluta e ha portato ad avviare diversi dialoghi con i rappresentanti delle istituzioni, fino a fare breccia tra alcuni deputati, come Massimo Ungaro. Tra i più giovani esponenti di Italia Viva, Ungaro si è fatto promotore di una mozione per avviare iniziative a favore della formazione e dell'occupazione giovanile e spera di portare almeno al 3% la spesa per le politiche giovanili nel piano di ripresa e resilienza.

"C'è tutto un settore su cui bisogna investire, che è quello delle politiche per l'impiego attivo. Dobbiamo combattere i tirocini non retribuiti e regolamentare quel mercato. Vorremmo lanciare un programma di emergenza per avvicinare i giovani alle imprese: lo Stato dovrebbe finanziare per loro un periodo di studio o lavoro all'interno delle imprese, sull'esempio di quello che è stato fatto nel Regno Unito", spiega.

Per ricevere i fondi del Next Generation EU ogni stato membro dovrà sottoporre entro il 30 aprile il suo piano nazionale alla Commissione europea. Uno delle voci da rispettare è quella degli investimenti nelle politiche giovanili. Il Commissario UE all'impiego, Nicolas Schmit, suggerisce di concentrarsi sulle competenze digitali.

"Nelle realtà digitali ci sono tantissime aziende che cercano profili che non riescono a trovare, migliaia di posti di lavoro vacanti. I giovani possono essere formati in tempi relativamente brevi per i lavori digitali e sicuramente dopo la crisi la digitalizzazione delle nostre economie, delle nostre aziende andrà molto più veloce", afferma.

Eppure, a differenza degli investimenti per la transizione ecologica e digitale, la Commissione europea non ha indicato una cifra minima di spesa per le politiche giovanili. La speranza è che i fondi nati per la prossima generazione non finiscano per trascurare proprio i giovani.