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L'economia angolana vince la battaglia contro il coronavirus

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L'economia angolana vince la battaglia contro il coronavirus
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​​​​​Mentre l'epidemia di coronavirus continua a diffondersi nel mondo, l'Angola è uno dei paesi che resistono meglio. Il paese si è mobilitato subito anche per proteggere la sua economia e la sua attrattività. Alcuni imprenditori si sono dimostrati particolarmente innovativi.

Imprenditori innovativi per gestire la crisi

L'Angola resiste bene alla pandemia. Misure come il confinamento, imposto con prontezza, l'uso diffuso delle mascherine o l'apertura di un ospedale da campo in un sito industriale in tempi record hanno fatto sì che, secondo l'Oms, in questo paese di 30 milioni di abitanti ci siano state a oggi solo una ventina di vittime. Per fare un confronto, il Canada, con una popolazione quasi equivalente, conta quasi 9 mila morti.

Gli imprenditori si sono dimostrati particolarmente innovativi nell'affrontare la crisi e i bisogni del paese, come mostra il caso di Fazenda Girassol, una delle più grandi aziende agricole del paese, che in seguito allo stop brutale delle importazioni si è vista costretta a rivedere tutti i processi di produzione e la sua catena di distribuzione. Francisca Dos Santos Daniel, che gestisce la piattaforma digitale dell'azienda, ha constatato un'esplosione della domanda: 4 mila nuovi clienti che nessuno aveva previsto. Ma grazie alla reattività dei team, la domanda locale è stata soddisfatta. Il che ha permesso di guardare al futuro con ottimismo, e di mettere subito in atto soluzioni a lungo termine, come spiega Francisca: "Abbiamo investito 10 milioni di dollari nella produzione di frutta tropicale, come banana e papaya. L'obiettivo è di soddisfare il nostro mercato nazionale ma anche di poter esportare".

Una scommessa su un boom delle esportazioni. Va detto che le risorse ci sono. L'Angola è infatti uno dei cinque paesi con il maggiore potenziale al mondo nel settore agricolo.

Un potenziale enorme per gli investimenti

Per discutere di come il paese si sia mobilitato per proteggere la sua economia e la sua attività, ci siamo collegati con Antonio Henriques da Silva, che dirige l'Agenzia per la promozione degli investimenti e delle esportazioni dell'Angola.

Alcuni osservatori sostengono che oggi il suo paese sia il più sicuro dell'Africa subsahariana, dal punto di vista sanitario. È d'accordo?

"Prima di tutto dobbiamo fare un confronto con i paesi più vicini a noi, che ci somigliano per la loro realtà e gli ostacoli che devono affrontare. Quando vediamo la nostra realtà e come abbiamo affrontato la situazione, possiamo decisamente dire che finora abbiamo avuto buoni risultati e possiamo anche dire con umiltà che siamo riusciti a fare tutto questo perché abbiamo seguito in modo organizzato le istruzioni date dal governo. Le abbiamo prese sul serio".

È orgoglioso del lavoro svolto?

"Sono molto orgoglioso di quel che è stato fatto in Angola durante la crisi, ma sono anche molto orgoglioso di quello che è accaduto negli ultimi due anni, l'aver riportato l'Angola in pista. C'è speranza, grazie al duro lavoro, all'onestà e all'impegno profuso nel liberare il paese dalla corruzione e nel mobilitarci per lo sviluppo, che non è solo compito del governo, ma è un dovere nazionale".

Non solo petrolio, ma anche non solo agricoltura: l'economia angolana punta a diversificarsi sempre più

Oggi il potenziale agricolo del paese è ampiamente sottoutilizzato in Angola...

"Abbiamo qualcosa come 53 milioni di ettari di terreni arabili, ma vengono sfruttati solo 4 o 5 milioni. Questo rappresenta un potenziale enorme. E non solo per gli angolani o per gli imprenditori che si trovano già in Angola, è anche un'opportunità d'investimento".

Come diceva lei poco fa, si è lavorato molto negli ultimi anni per migliorare il clima degli affari. Abbiamo visto alcune delle misure che sono state prese per favorire la strategia di diversificazione dell'economia e soprattutto per non dover più dipendere dal petrolio. È chiaramente importante mantenere la fiducia degli investitori, soprattutto quelli stranieri...

"Gli investitori del settore privato devono venire nel nostro paese e vedere con i loro occhi che la nostra non è solo una terra di opportunità, ma che stiamo anche lavorando molto per adattare le nostre istituzioni e il modo in cui lavoriamo agli standard che sono considerati come un buon riferimento per i progetti e gli investimenti in un paese, in un'economia".