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Fmi: le stime economiche per il 2020 fanno gelare il sangue

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Fmi: le stime economiche per il 2020 fanno gelare il sangue
Diritti d'autore  Jose Luis Magana/AP
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Profondo rosso. Il Fondo monetario rivede al ribasso le previsioni economiche mondiali per il 2020 e il 2021 mettendo in evidenza il carattere eccezionale della crisi dovuta al coronavirus che apre le porte all'incertezza che le imprese, a livello globale, devono affrontare.

A livello mondiale si attende una caduta dell'attività economica del 4,9% , un tonfo rispetto a aprile quando si stimava un rallentamento dell'1,9%.

Previsioni riviste al ribasso anche per il 2021, la crescita mondiale si attesterà intorno al 5,4% rispetto al 5,8% rispetto alla primavera.

Balzo del debito pubblico e del deficit italiani nel 2020 a causa del coronavirus. Dopo il 134,8% del 2019 il debito è atteso salire al 166,1% del pil quest'anno e per poi calare al 161,9% nel 2021. Il Fmi ha rivisto, peggiorandole, le stime per l'indebitamento italiano. Il deficit è atteso al 12,7% del pil quest'anno (8,3% la stima di aprile) e al 7,0% nel 2021 (3,5% la previsione di aprile). Debito sopra al 100% anche per Francia (125,7% nel 2020 e 123,8% nel 2021) e Spagna (123,8% e 124,1%).

Malgrado la ripresa nel 2021, il Pil mondiale sarà comunque più basso di circa 6,5 punti percentuali rispetto ai liveli dello scorse gennaio, prima dell'arrivo della pandemia.

Il debito pubblico a livello mondiale è previsto salire "ai massimi di sempre", superando anche il picco post Seconda Guerra Mondiale. Lo afferma Gita Gopinath, il capo economista del Fmi, parlando della "peggiore recessione dalla Grande Recessione" del 1929. "Nessun paese è sfuggito", aggiunge Gopinath spiegando che sulla "forza della ripresa c'è molta incertezza". "Questa è una crisi che richiede un forte sostegno": gli aiuti sono un "investimento" che i governi devono fare ora, spiega Gopinath.

Mercato del lavoro

La crisi innescata dal coronavirus è un colpo "catastrofico" sul mercato del lavoro mondiale. Lo afferma il Fmi, sottolineando che "alcuni paesi (soprattutto l'Europa) sono riusciti a contenere le ricadute con efficaci piani di breve termine". Il Fondo quindi cita i dati dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro: il calo delle ore lavorate nel primo trimestre rispetto al quarto trimestre del 2019 equivale alla perdita di 130 milioni di posti di lavoro. Il calo del secondo trimestre equivale a 300 milioni di posti