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Bufale e pandemia: l'UE chiede ai giganti del web di tracciare le fake news

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Bufale e pandemia: l'UE chiede ai giganti del web di tracciare le fake news
Diritti d'autore  Martin Meissner/AP
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Bufale e pandemia, un pericolo salute e democrazia

A fronte delle numerose bufale relative al COVID 19, la Commissione europea chiede ai giganti della tecnologia di intensificare gli sforzi per rimuovere le notizie false in rete. Google, Facebook e Twitter, hanno acconsentito a pubblicare rapporti mensili circa la natura delle notizie false sul coronavirus condivise sui loro canali, compresa la sua origine e il pubblico di destinazione.

La Commissione desidera però che tutte le piattaforme più popolari adottino questo metodo.

“I cittadini devono sapere da dove arrivano e come arrivane le informazioni che ricevono- ha spiegato mercoledì la Vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourova. - Sono lieta di annunciare che Tiktok mi ha confermato che aderirà al codice europea sulla disinformazione e concluderà molto presto le formalità. Ora stiamo anche negoziando con Whatsapp".

Bruxelles afferma che la disinformazione non danneggia solo la salute dei cittadini, ma anche la democrazia e accusa Pechino e Mosca di diffondere campagne di disinformazione in Europa per scopi politici.

Le ingerenze straniere

"Per quanto riguarda gli attori, gli attori stranieri, citiamo chiaramente Russia e Cina e disponiamo di prove sufficienti per fare una tale dichiarazione perché abbiamo delle solide evidenze", ha dichiarato Jourova. Ma Marietje Schaake, direttrice del Cyber ​​Policy Center di Stanford, ritiene che la Commissione debba fare un passo avanti e aggiornare la normativa, per garantire che le società private siano ritenute le responsabili di questi episodi di disinformazione.

"Hanno continuato ad attribuire la responsabilità di moderare, ridimensionare, e rimuovere informazioni dannose e persino illegali, proprio a quelle stesse aziende che hanno creato il problema. Quindi, qualsiasi soluzione proposta dalla Commissione europea che continui a privatizzare la sorveglianza dei contenuti online non risolve il problema, secondo me. E’ giunto il momento che i principi dello stato di diritto diventino le basi per procedere alla moderazione dei contenuti e che vi sia una maggiore trasparenza su ciò che fanno le aziende e sulla loro responsabilità ".

Attualmente i giganti della tecnologia partecipano alle campagne per la lotta alla disinformazione online solo su base volontaria.