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Covid-19: quali sono le aziende che hanno tagliato più posti di lavoro in Europa?

I dipendenti protestano contro la chiusura dello stabilimento Nissan di Barcellona
I dipendenti protestano contro la chiusura dello stabilimento Nissan di Barcellona   -   Diritti d'autore  AFP
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La disoccupazione in tutta Europa è aumentata a causa della pandemia. Una crisi che ha risparmiato pochi e ha colpito duramente soprattutto l'industria automobilistica, in grosse difficoltà già prima dell'emergenza sanitaria, e le compagnie aeree, due dei settori dove sono stati annunciati i maggiori tagli.

Secondo i dati di Eurostat ad aprile nella Ue hanno perso il lavoro circa 397mila persone. Nello stesso mese il tasso di disoccupazione è salito al 6,6%, rispetto al 6,4% del mese precedente (la percentuale più bassa negli ultimi 12 anni): l'incremento maggiore in anni.

Ecco la lista delle aziende che hanno tagliato più posti in Europa a causa del Covid-19.

Regno Unito

British Petroleum (10.000 posti di lavoro)

Ieri (lunedì 8) il gigante britannico del petrolio BP ha annunciato l'intenzione di tagliare 10.000 posti di lavoro a causa della crisi, che ha causato un crollo della domanda globale di petrolio e, di conseguenza, del suo prezzo.

In una mail aziendale che Euronews ha visionato, l'amministratore delegato Bernard Looney ha confermato i tagli e specificato che la maggior parte dei posti sarà tagliata entro l'anno.

"Ora inizieremo un processo che vedrà quasi 10.000 persone lasciare BP - si legge nella mail - la maggior parte dei tagli riguarda chi svolge lavori d'ufficio, stiamo proteggendo la prima linea dell'azienda e, come sempre, dando priorità a operazioni sicure e affidabili".

Mulberry (25% della forza lavoro)

Anche la moda di lusso non è immune al coronavirus. Mulberry, il marchio britannico noto per gli articoli di pelletteria di alta fascia, ieri ha annunciato che taglierà il 25% della sua forza lavoro a livello mondiale.

Tagli che riguarderanno soprattutto il Regno Unito, dove lavora la grande maggioranza del suo personale.

British Airways (fino a 12.000 posti di lavoro)

British Airways ha annunciato alla fine di aprile che avrebbe tagliato fino a 12.000 dei suoi 42.000 dipendenti.

LInternational Airlines Group (IAG), holding a cui fanno capo diverse controllate, tra cui British Airways, ha annunciato che sarà costretta ad attuare un "programma di ristrutturazione e licenziamento" fino a quando la domanda di viaggi aerei non tornerà ai livelli pre-coronavirus.

L'amministratore delegato Willie Walsh ha aggiunto che i tagli potrebbe riguardare anche le altre compagnie aeree controllate da IAG, come Iberia e Vueling in Spagna e Aer Lingus in Irlanda.

EasyJet (circa 4.500 posti di lavoro)

La compagnia low-cost britannica ha annunciato che taglierà il 30% della sua forza lavoro, vale a dire a circa 4.500 posti di lavoro.

Virgin Atlantic (3.000 posti di lavoro)

L'azienda ha annunciato che taglierà più di 3.000 posti di lavoro nel Regno Unito e terminerà la sua attività all'aeroporto di Gatwick.

Irlanda

Ryanair (circa 3.000 posti di lavoro)

La low cost irlandese taglierà il 15% della sua forza lavoro a livello globale, circa 3.000 posti di lavoro.

L'amministratore delegato Michael O'Leary, dopo essersi tagliato lo stipendio del 50% ad aprile e maggio, ha esteso la misura fino al marzo 2021.

O'Leary ha detto che le misure sono "il minimo necessario per sopravvivere ai prossimi 12 mesi".

Francia

Renault (15.000 posti di lavoro)

La casa automobilistica francese Renault ha annunciato alla fine di maggio di voler tagliare 15.000 posti di lavoro in tutto il mondo nel tentativo di superare il calo delle vendite di auto, che sono crollate ulteriormente a causa del coronavirus. Circa 4.600 di questi posti di lavoro saranno tagliati in Francia.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha rassicurato i dipendenti di due stabilimenti Renault, dicendogli che il loro futuro "è garantito".

Renault, di cui lo stato francese è il principale azionista con una quota del 15%, era sotto pressione anche prima della pandemia: il 2019 è stato il primo anno chiuso in rosso nell'ultimo decennio. I tagli ai posti di lavoro rientrano in un programma di riduzione dei costi con cui il gruppo punta a risparmiare due miliardi di euro in tre anni.

FRANCOIS GUILLOT/AFP
I lavoratori di Renault protestano contro i tagli annunciati dal gruppoFRANCOIS GUILLOT/AFP

Airbus (fino a 10.000 posti di lavoro)

Il mese scorso il costruttore europeo ha fatto sapere che potrebbe tagliare fino a 10.000 posti di lavoro in mezzo al crollo dei viaggi del coronavirus.

Ad aprile aveva già annunciato che avrebbe tagliato la produzione di un terzo poiché le compagnie aeree hanno cancellato o ritardato gli ordini a causa del blocco dei voli.

Germania

Tui (8.000 posti di lavoro)

L'agenzia di viaggi anglo-tedesca Tui ha annunciato il 13 maggio che taglierà 8.000 posti di lavoro in tutto il mondo.

Nel rapporto finanziario semestrale si legge che la pandemia è stata "senza dubbio la più grande crisi che l'industria del turismo e Tui abbiano mai affrontato".

A marzo Tui ha ricevuto un prestito di 1,8 miliardi di euro dal governo tedesco per affrontare la crisi.

Thyssenkrupp (3.000 posti di lavoro)

Il gruppo industriale tedesco ha annunciato il 25 marzo che taglierà 3.000 posti di lavoro nella sua unità siderurgica in Germania nell'ambito di un "pacchetto crisi" COVID-19.

Il gruppo ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con il sindacato tedesco IG Metall per tagliare 2.000 posti di lavoro nei prossimi tre anni e altri 1.000 entro il 2026.

Spagna

Nissan (2.800 posti di lavoro)

Il 28 maggio la casa automobilistica giapponese ha annunciato la chiusura della fabbrica di Barcellona, che dà lavoro a circa 2.800 persone.

All'annuncio sono seguite le proteste dei lavoratori, scesi in piazza per protestare contro la decisione.

LLUIS GENE/AFP
La protesta dei lavoratori davanti allo stabilimento Nissan di BarcellonaLLUIS GENE/AFP

Scandinavia

Scandinavia Airlines (5.000 posti di lavoro)

Dopo avere annunciato dei tagli temporanei a marzo, il mese dopo la compagnia area ha fatto sapere che 5.000 persone avrebbero perso il loro lavoro in via permanente.

La compagnia, in parte di proprietà di Svezia e Danimarca, ha dichiarato che i tagli dovrebbero riguardare circa 1.900 posti di lavoro in Svezia, 1.300 in Norvegia e 1.700 in Danimarca.