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Albania e Macedonia del Nord presto ufficialmente candidati all'Ue

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Albania e Macedonia del Nord presto ufficialmente candidati all'Ue
Diritti d'autore  AP   -   Virginia Mayo
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L’unione europea cambia a tappe forzate."Del doman non v’è certezza" canta il poeta, e crollano i freni inibitori sulle politiche più controverse come l’allargamento.

I ministri degli affari europei, riuniti in video conferenza virtuale, (col favore del confinamento) hanno dato il via libera all’apertura dei negoziati di adesione ad Albania e Macedonia del Nord.

Come annuncia via twitter, con toni di entusiasmo il commissario europeo all’allargamento, l'ungherese Oliver Varhelyi:

Cinguetta di rimando il capo della diplomazia di Skopje, Nikola Dimitrov, che: "l’Unione europea ha dimostrato forza in questi momenti difficili".

Con un coro di arie digitali degne del Papageno del Flauto magico, i ministri degli affari europei dei ventisette preparano così il terreno diplomatico ai capi di stato e di governo che dovranno ufficializzare l’avvio dei negoziati con Skopje e Tirana in occasione del consiglio europeo (sempre in video conferenza) di giovedì 26 marzo.

La Francia di Macron e un gruppo di altri stati membri dell'Ue avevano bloccato i due paesi l’anno scorso , ufficialmente per ragioni legate alla governance giudiziaria, corruzione e criminalità organizzata, per l'Albania. E questioni pendenti con la Grecia per Skopje. Al di là dei formalismi rispetto ai criteri per la candidatura all'adesione, in realtà c'è l'ostilità di numerose opinioni pubbliche europee verso ulteriori allargamenti.

Non bisogna scordare che nel 2005, proprio francesi e olandesi respinsero con un secco "no" referendario il Trattato costituzionale Ue.

E proprio la Francia di Macron si fa interprete della necessità di approfondire il ruolo dell'Ue esistente, anche come antidoto all'euroscetticismo dilagante, soprattutto dopo la Brexit.

Mentre per la Germania l'allargamento resta una pietra angolare della sua politica europea.

Per il suo no, Macron ricevette diverse critiche anche da personalità europee, come il presidente emerito della Commissione europea Jean-Claude Juncker

Ma con la distrazione del Covid, la decisione passerà con più discrezione e meno passionalità.

Salvo sorprese dell'ultimo minuto al vertice Ue dei capi di stato e di governo, quindi, albanesi e macedoni settentrionali raggiungeranno il club dei candidati assieme a Turchia, Serbia e Montenegro

L'apertura dei negoziati non significa comunque adesione garantita. Il processo è infatti un vero e proprio percorso del combattente per i paesi aspiranti.

Devono adeguare tutte le norme, dalla giustizia all'economia, passando per la sicurezza ambientale e alimentare al diritto comunitario. Si tratta di riforme dure con grandi costi sociali e politici.

Restano indietro invece la Bosnia-Erzegovina e il Kosovo, a causa delle complessità politiche che li riguardano.

Sarajevo sconta le sue complessità istituzionali ed etniche, che hanno gravi ricadute sull'economia e sulla sicurezza. Mentre Pristina è bloccata dal mancato riconoscimento della sua indipendenza da parte di alcuni stati membri dell'Ue, e per la sua controversia ancora aperta con Belgrado.