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Muore l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Aveva 91 anni

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Muore l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Aveva 91 anni
Diritti d'autore  AP Photo, File
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E' morto a 91 anni l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Le sue condizioni di salute erano peggiorate negli ultimi giorni e per questo era ricoverato in terapia intensiva. Secondo i media locali, sarebbe deceduto dopo un'operazione chirurgica.

La caduta del faraone

Mubarak è stato al potere in Egitto per 30 anni, dal 1981 al 2011, quando venne costretto alle dimissioni dopo le proteste di piazza. Fu così che finì l’era dell'uomo noto come il “faraone dei giorni nostri” in Egitto. Nel 2011, La rivoluzione durò 18 giorni, causando la morte di oltre 800 manifestanti. L’obiettivo era stato raggiunto: rovesciare il Presidente, per aver sostenuto la brutalità della polizia, la precarietà legislativa e la mancanza di libertà politica.

L'elevata disoccupazione e l'inflazione dei prezzi alimentari hanno poi alimentato ulteriormente la rabbia. Accompagnato dai figli, Ala’a e Gamal, fu giudicato e accusato insieme all’ex ministro dell’Interno e a sei ex alti funzionari di polizia, per aver ordinato di aprire il fuoco su manifestanti pacifici. Mubarak negò tutte le accuse.

Inizialmente condannato all'ergastolo, non trascorse però molto tempo in prigione e venne trasferito in un ospedale militare, a causa di una serie di problemi di salute. Fu scagionato nel 2017, dopo che la Cassazione annullò la sentenza, nella revisione del processo chiesta da suoi legali, assolvendolo per la gioia di pochi ardenti sostenitori.

L'ascesa politica

Nel 1975, Hosni Mubarak era il braccio destro del Presidente Sadat: politicamente in forte ascesa, divenne poi vicepresidente dell'Egitto, dopo essere stato comandante dell'aeronautica e viceministro della Difesa. Era al fianco del capo di Stato e fu ferito quando assassini islamici uccisero quest’ultimo nel 1981. I successivi tre decenni dell’era Mubarak iniziarono con uno sconvolgimento. Sadat aveva portato l'Egitto ad essere il primo stato arabo a far pace con Israele.

Sul palcoscenico mondiale, Mubarak ottenne il favore dei leader occidentali, come alleato contro l'estremismo islamico e abile intermediario nel conflitto israelo-palestinese. Il Cairo stava emergendo come protagonista nei negoziati tra le due fazioni, Mubarak ospitò una serie di vertici nella capitale egiziana e a Sharm el-Sheikh. Sebbene abbiano ottenuto poco in termini concreti, quegli incontri gettarono le basi per le trattative di pace.

Le sue relazioni con gli Stati Uniti sono state complesse: pur criticandoli per l'invasione dell'Iraq nel 2003, durante il suo interregno fu però visto come un'influente stabilizzatore in Medio Oriente, tanto che Washington versò miliardi di dollari nelle casse egiziane. La posizione di Mubarak all'estero gli valse poco favore nei confronti della parte più povera dell'Egitto, che viveva con meno di due euro al giorno.

Le elezioni del 2005 si rivelarono essere pieni di brogli e corruzione: Mubarak si affermò con l'88% dei voti. Si stavano anche gettando le basi affinché suo figlio Gamal potesse portare avanti la dinastia familiare. Tuttavia, la rabbia del popolo esplose nel 2011.

La primavera araba

L’egemonia di Mubarak non riuscì a soffocare l'opposizione: dopo che centinaia di persone furono uccise nella rivolta, si rifiutò di annunciare pubblicamente le dimissioni. Nei suoi vari discorsi alla nazione durante le proteste, promise riforme e che non avrebbe cercato di essere rieletto. Ma questo non fu abbastanza per i manifestanti: fu il suo vice a essere incaricato di annunciarne le dimissioni, l'11 febbraio 2011, ratificando la caduta finale del presidente in carica da più tempo, che governò l'Egitto con "il pugno di ferro".