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Al Sundance Film Festival il cinema indipendente ma anche le major

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Al Sundance Film Festival il cinema indipendente ma anche le major
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AFP
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È nato come un evento sganciato dalle major del cinema. Anche la location, nel cuore delle Montagne Rocciose, ha reso il Sundance Film Festival la rassegna di riferimento del cinema indipendente. Ma la creatura di Robert Redford non ha chiuso le porte alle principali piattaforme di streaming e ai volti noti del mondo dello spettacolo, che si sono ritrovati sul red carpet nello Utah.

Molto attesa Taylor Swift, la pop star capace di migrare dalla musica al cinema con la disinvoltura di chi ha un talento multiforme. È stata lei a dare il via al Festival con la prima mondiale del suo documentario Netflix "Miss Americana".
Il film, diretto da Lana Wilson, ripercorre la carriera della cantante trentenne, dal suo debutto nella musica country alla sua ascesa alla fama mondiale, tanto per le sue hit quanto per la grande celebrità conquistata sui social network.

Al Sundance il minimo comune denominatore è l'impegno. Al festival sbarcano film provenienti da tutto il mondo e i temi sociali sono quelli sui quali si sviluppano i plot cinematografici. Come Charter, diretto dalla regista svedese Sami Amanda Kernel, la storia di una madre divorziata che fugge con i suoi figli alle Canarie.

Presidio della rappresentazione delle donne e delle minoranze, la rassegna affida ai numeri la definizione del suo del politically correct: le donne rappresentano il 46% dei registi in gara, il 38% appartiene a minoranze etniche e il 12% membri della comunità LGBT.

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