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Ucraina: l'assistenza sanitaria tra le vittime del conflitto nel Donbas

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Ucraina: l'assistenza sanitaria tra le vittime del conflitto nel Donbas
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L’esercito ucraino e i separatisti filo-russi hanno iniziato il ritiro dei contingenti militari lungo la linea di contatto nell’Est ucraino. Il conflitto del Donbas, nelle regioni di Lugansk e Donetsk, è iniziato nell’Aprile del 2014 ed è costato la vita a circa 13 mila persone. Lungo il fronte sono oltre un milione gli ucraini ad aver bisogno di assistenza sanitaria salva-vita.

L'IMPATTO DELLA GUERRA SULL'ASSITENZA SANITARIA

Zolote-3 si trova ad appena due chilometri dalla linea di contatto. La maggior parte dei residenti se n’è andata. Restano pochi anziani. Lungo la linea che separa le zone controllate dal Governo ucraino da quelle separatiste, il 30% dei residenti ha più di sessant’anni. Una percentuale così alta non si riscontra in nessun’altra riposta umanitaria al mondo.

La maggior parte di questa popolazione soffre di malattie croniche e il sistema sanitario fatica a rispondere: “A Zolote-3 abbiamo 1,629 pazienti. Il dottore viene ogni venerdí. Riceve i pazienti, li visita, scrive le ricette. I casi di diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari sono aumentati dall’inizio del conflitto. Ma soprattutto il diabete", ci racconta l'infermiera Olha Poliakova.

Si stima che 1,500 operatori sanitari abbiano abbandonato le zone vicine alla linea di contatto. Solo tre infermiere gestiscono l’ambulatorio di Zolote-3. A causa del conflitto hanno un salario ridotto e piú lavoro. Alla Chemetieva abita poco distante e ci fa notare che prima che cominciasse la guerra in questo ambulatorio c’erano un dottore, un dentista, un ginecologo e un pediatra. "Quando il conflitto è iniziato se ne sono andati tutti senza neanche aspettare di essere pagati. Avevano paura”.

La sezione spagnola dell’ONG Medici del Mondo, finanziata dall’Ufficio Aiuti Umanitari dell’Unione europea, ha cominciato a lavorare nella regione di Lugansk nel 2015. Colma i vuoti nel personale locale con due unità mobili. Siamo partiti con una di queste, diretta a Zolote-3. Diana Serhienko, è una dottoressa dell'ONG "Médicos Del Mundo": “Nella nostra équipe abbiamo uno psicologo, un’ostetrica, un’infermiera e un dottore. Ogni giorno andiamo in un ambulatorio diverso, ce ne sono nove. Ritorniamo nella stessa struttura due o tre volte al mese”.

ZONE ISOLATE E PAZIENTI SENZA CURE: IL RUOLO DELL'UE E DELLE ONG

Il team dell’Ong ha ricevuto 40 pazienti quel giorno a Zolote-3. Sono stati visitati, ascoltati e hanno ricevuto le medicine di cui avevano bisogno. “Forniamo l’assistenza sanitaria di base, forniamo medicinali gratuitamente e indirizziamo anche i pazienti verso cure più specialistiche. I bisogni sono tanti. La questione della mancanza di trasporti pubblici non è stata risolta. La mancanza di personale neppure”, sottolinea OIena Konopkina, volontaria dell'ONG "Médicos Del Mundo".

Halyna ha 81 anni. E’ vedova e vive da sola con una pensione equivalente a cento euro. Viene in ambulatorio per ricevere supporto psicologico e medicine per il diabete. Ci ha raccontato che è difficile accedere alle cure specialistiche sia in termini di costo che di logistica. Per lei la responsabilità è delle autorità. “Eravamo nel centro del distretto", racconta Halyna Polischuk. "Ora siamo sulla linea di contatto. Le autorità ci hanno abbandonato. Non c’è più alcun tipo di manutenzione per le case e gli edifici qui intorno. Siamo abbandonati a noi stessi”.

I finanziamenti europei sono rimasti globalmente stabili durante questi anni di conflitto, ha dichiarato Srdan Stojanov, uno dei rappresentanti locali della Commissione europea. Stojanov ha aggiunto che gli aiuti sono stati ripartiti equamente sui due lati del fronte. “Nel caso ci siano sviluppi sul territorio, noi siamo pronti a variare le nostre priorità e a fornire aiuti umanitari dove sia piú necessario, a patto che ai nostri partner, le ONG, sia consentito l’accesso. Con o senza accordo di pace, queste zone avranno bisogno di aiuti umanitari ancora per un anno o due”.

I fondi internazionali destinati all’assistenza sanitaria nell’est ucraino sono passati dal coprire il 98% delle necessità nel 2014, al 38% nel 2018.