ULTIM'ORA
This content is not available in your region

110 anni di Futurismo in mostra a Pisa

euronews_icons_loading
110 anni di Futurismo in mostra a Pisa
Dimensioni di testo Aa Aa

Massa creativa, più forza del progresso, eguale energia artistica ad alta intensità. 150 anni fa nasceva il futurismo, fenomeno italiano, ma certificato di battesimo francese. Sbatti il mostro estetico in prima pagina. Fu infatti Le Figaro che pubblicò il Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti nel 1909.

La mostra pisana espone opere di Balla, Boccioni, Carrà, Depero e altri. Ci sono anche documenti dell'epoca e fotografie.

L'Italia si scuoteva di dosso la polvere della pedanteria classicista, o almeno, ci provava, studiando, e conservando la classicità nelle teche. "Tuons le claire de lune!" fu una sorta di secondo manifesto del movimento che metteva in chiaro le cattive intenzioni nei confronti della retorica poetica tradizionale. In Italia venne pubblicato qualche anno dopo con il celebre:

"Uccidiamo il chiaro di luna". E fu arte in libertà di parole, colori e opere.

Il futurismo divenne una tentazione anche per francesi e russi, e altri paesi. E fu arte in libertà di parole, colori e opere.

Spiega Ada Masoero, la curatrice della mostra sui 110 anni del movimento artistico che:

"appena Marinetti arrivò a Milano, si rese conto dei cambiamenti epocali in corso, anche nella società italiana. Decise quindi che era giunto il momento di una rivoluzione estetica in tutti i campi dell'arte".

La modernità irrompe nell'Italietta bipolare, imprigionata nelle sue glorie antiche e rapita dal turbinio di un'industrializzazione arrivata con un processo unitario ancora mal metabolizzato. Lui, Marinetti, viene da Alessandria d'Egitto, contrabbanda nella valigia un ingente quantitativo di cosmopolitismo esotico che avvolge il rombo dei primi motori e l'ebrezza del volo, facendone arte in libertà, di parole, opere e azioni, resi virali (per non farci mancare nulla) attravero la pubblicazione di manifesti roboanti.

Per Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu di Pisa:

"questi manifesti si rivolgevano al pubblico alla folla e non a una cerchia ristretta di iniziati. Fu un'altra particolarità del movimento, che rappresentò senza dubbio una delle principali avanguardie del ventesimo secolo"

Marinetti intuì che l'espressione artistica doveva fare i conti con l'irruzione delle masse nella storia.

Abile prestigiatore, seppe celare l'embrione della decadenza assorbita in gioventù con l'esotismo levantino delle élite transnazionali , con la mistica delle velocità e della violenza, che divenne culto bellico, come "igiene dei popoli". Il fascismo è visto come scorciatoia per lo sviluppo. Marinetti muore nel '44 a guerra persa. Il futuro è domani, il futurismo, ieri.

La mostra è alla Fondazione Palazzo Blu di Pisa fino al 9 Febbraio del 2020.