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Colpo alle mafie nigeriane. Bari, 32 ordini di custodia

Colpo alle mafie nigeriane. Bari, 32 ordini di custodia
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Tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, estorsioni, rapine, violenze sessuali, sfruttamento della prostituzione e associazione mafiosa. Con queste accuse la procura della Repubblica di Bari ha emesso 32 ordini di custodia, eseguiti in Italia, Germania, Francia, Olanda e Malta.

Tutti i destinatari dei provvedimenti sono cittadini nigeriani, e sono accusati di far parte di due distinte organizzazioni legate ad altrettante Fratellanze internazionali, gruppi criminali analoghi alle mafie.

Le indagini sono partite nel 2016, dopo le denunce alla polizia da parte di due nigeriani ospiti del CARA di Bari, vittime di aggressioni e pestaggi per costringerli a entrare a far parte dell'organizzazione criminale conosciuta come Vikings, che proprio al CARA di Bari risulta presente.

Secondo gli inquirenti il gruppo generava ingenti profitti grazie a decine di donne avviate alla prostituzione e gestiva un fiorente mercato della beneficenza, sfruttando i mendicanti costretti a chiedere la carità davanti ai supermercati di Bari e provincia.

Segnali della presenza di gruppi criminali nigeriani in Italia erano arrivati nel 2016, quando a Palermo venne smantellata una cellula dei Black Axe, finora la più nota delle consorterie criminali africane, e ancora prima, nel 2008, quando a Castel Volturno, in provincia di Caserta, finirono in carcere diversi nigeriani legati al clan di camorra di Antonio Bardellino, probabile mandante della strage costata la vita a sei migranti africani del tutto incolpevoli.

Secondo una ricerca, le mafie nigeriane sarebbero presenti in oltre 80 paesi in tutto il mondo, controllerebbero il 90 per cento delle esportazioni di eroina dalla Thailandia, e solo negli Stati Uniti compirebbero truffe e frodi per più di un miliardo di dollari. In Italia, secondo la procura di Bari. a conferma del radicamento crescente dei gruppi criminali, va segnalato l'aumento costante delle rimesse in denaro verso la Nigeria, che secondo la Banca d'Italia sono più che raddoppiate tra il 2016 e il 2018.

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