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DocLisboa: un cinema tra spaccati di vita e retrospettive

DocLisboa: un cinema tra spaccati di vita e retrospettive
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Per gli amanti del cinema è ormai un appuntamento fisso. Quest’anno, il DocLisboa, il Festival Internazionale del cinema di Lisbona, ha avuto come protagonisti oltre 300 film provenienti da 48 paesi.

Ad aggiudicarsi il premio finale “La collina della pace”, del regista indipendente thailandese Thunska Pansittivorakul. Una pellicola incentrata sul conflitto, che dura da più di 30 anni, tra due comunità locali nel nord del paese. “È stato un lavoro complicato, perché alle persone non era permesso di raccontare ciò che volevamo che dicessero”, fa notare il regista. “Quindi abbiamo pensato a una sorta di cortometraggio, in modo tale che si potesse dire ciò che era importante, altrimenti i protagonisti avrebbero rischiato la prigione.”

“Nessun festival può essere apolitico, perché la politica è parte dell'arte, ci spiega Cíntia Gil, Direttrice del Festival. “Ogni scelta artistica tra ciò che immaginiamo, ciò che creiamo e la realtà è una scelta politica. Ci sono due modi per affrontare la cosa: o non ne parliamo e facciamo finta di essere neutrali, sapendo che la neutralità non esiste, o lo condividiamo con il nostro pubblico e ne parliamo apertamente. E questo è quello che abbiamo fatto.”

Il premio del concorso è andato invece al film “Viveiro”, di Pedro Filipe Marques. Il film è interamente ambientato in un campo di calcio, in un piccolo villaggio nel nord del Portogallo. Uno spaccato di vita quotidiana di chi lavora, e dei bimbi che vogliono diventare calciatori.

Oltre alle varie sezioni nazionali e internazionali, questa edizione è stata incentrata sulle retrospettive. Da quelle sulla vita dei musicisti, a quella sul cinema documentaristico della Germania dell'Est fino al tributo al regista libanese recentemente scomparso Jocelyne Saab.

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